Il premier Giuseppe Conte con il vicepremier Matteo Salvini (Ansa)
Il premier Giuseppe Conte con il vicepremier Matteo Salvini (Ansa)

Roma, 3 maggio 2019 - La Lega non molla Siri. Nonostante la mossa di Conte, che ha deciso di proporre la revoca del sottosegretario leghista indagato per corruzione, il Carroccio non fa passi indietro: stando a quanto fanno sapere fonti vicine a Matteo Salvini, "Siri non si dimetterà" e nessuno della Lega gli chiederà di farlo. Dunque, presumibilmente, sulla sua poltrona, decideranno i ministri riuniti nel Cdm la prossima settimana (mercoledì o giovedì). 

Le posizioni di Lega e Cinque Stelle restano agli antipodi anche se, da entrambe le parti arrivano rassicurazioni sulla tenuta del governo. Il Movimento 5 Stelle  ha "la maggioranza assoluta in Consiglio dei ministri" ricorda il vicepremier Luigi Di Maio, ospite a 'L'intervista' di Maria Latella su Skytg24. E "voterà per la decadenza di Siri", aggiunge più tardi a margine di un appuntamento elettorale a Casoria. Il capo pentastellato si dice meravigliato "che la Lega abbia fatto tutto questo casino. Questa questione si poteva chiudere in due minuti". In ogni caso il voto in Cdm non sarà la fine del governo: "Non credo che la Lega lo farebbe cadere".

Dall'altro lato, il sottosegretario leghista alla Presidenza, Giancarlo Giorgetti - indicato come erede della carica di Siri - nega che ci sia un'intenzione di rompere la coalizione anche se non perde occasione per inviare una stilettata ai grillini. "Si tratta di decidere se si vuole perdere tempo con le dichiarazioni e con i giornalisti o se si vuole lavorare. Io personalmente lavoro tanto, forse troppo". 

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Salvini oggi dribbla le domande in merito. "Se ho sentito Conte? Io vorrei sentire Conte Antonio come allenatore del Milan", risponde a chi gli chiede se ci siano stati contatti col premier dopo la conferenza stampa di ieri.  "In questo momento penso ad Antonio, non a Giuseppe".  E ancora "mi occupo di tasse, sicurezza, droga, immigrazione e lavoro. Non ho tempo per beghe e polemiche". Ma ieri il vicepremier del Carroccio qualificava il caso Siri come "una vicenda locale che non ferma il Governo. Lui è tranquillo ed è pronto a farsi sentire", mettendo così a tacere voci di crisi. Almeno pubblicamente. 

Caso Siri, Salvini furioso (ma non stacca la spina)

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Intanto oggi si fa sentire il diretto interessato, Armando Siri, con un intervento affidato ai social in cui smentisce le voci di attrito con la Lega. "Da giorni non rilascio alcuna dichiarazione né intervista - scrive sul suo profilo Facebook - , proprio per il rispetto che si deve in questi casi all'Autorità giudiziaria, che è giusto che conduca le sue indagini e ascolti le parti interessate senza vizi di comunicazioni esterne. Leggo invece in queste ore dichiarazioni riportate a mio nome che sono da ritenersi in assoluto destituite di ogni fondamento. Non esiste alcuna polemica con il mio partito che, anzi, ringrazio per tutte le manifestazioni di affetto, vicinanza e solidarietà dimostrate". 

Ieri Siri si era detto pronto a lasciare "entro 15 giorni" se non ci dovessero essere novità dai magistrati. "Confido che una volta sentito, la mia posizione possa essere archiviata in tempi brevi".