Armando Siri (Imagoeconomica)
Armando Siri (Imagoeconomica)

Milano, 7 maggio 2019 - Dopo l’affaire dell’eolico, un’inchiesta senza ipotesi di reato né indagati per fare chiarezza sul caso dell’acquisto da parte del sottosegretario e senatore leghista Armando Siri di una palazzina a Bresso, alle porte di Milano, sollevato dalla trasmissione televisiva Report. La casa – sette appartamenti, un negozio e un laboratorio in via Toti – sarebbe stata comprata attraverso un mutuo di 585mila euro acceso con la Banca Agricola Commerciale di San Marino e poi intestata alla figlia 25enne del politico. Sul tavolo della Procura c’è l’informativa del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Milano, che contiene la nota dell’Unità di informazione finanziaria (Uif) di Bankitalia, sulla base di una segnalazione per operazione sospetta di riciclaggio che sarebbe partita dal notaio che si è occupato della compravendita, Paolo De Martinis.

Segnalazione che, ha spiegato il professionista a Report, in linea generale può essere dovuta "alla provenienza dei capitali" oppure "all’appartenenza a determinate categorie". Il procuratore di Milano Francesco Greco ha spiegato che ci sarà "massima collaborazione" con gli inquirenti romani che indagano sull’ipotesi di corruzione contestata all’esponente del Carroccio – la "promessa o dazione" di 30mila euro in cambio dell’intervento per gli incentivi sull’energia eolica – che sta facendo scricchiolare la maggioranza Lega-M5s. E il fascicolo, un cosiddetto ‘modello 45’, senza ipotesi di reato né indagati, è stato affidato al dipartimento guidato dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale che si occupa, oltre che di corruzione internazionale, anche di casi di riciclaggio o auto-riciclaggio. Un magistrato esperto, che dai tempi di Mani pulite si è occupato di inchieste come quelle sulle società di Silvio Berlusconi o sulla presunta corruzione su appalti Eni all’estero. Sotto la lente i flussi di denaro e l’operazione di compravendita portata a termine a gennaio dal senatore ideologo della flat tax, che ha alle spalle un patteggiamento per bancarotta fraudolenta, e nel 2017 – prima di entrare in Parlamento – ha dichiarato un reddito di 25mila euro. 

I soldi dalla banca di San Marino sarebbero transitati sul conto italiano aperto dal notaio che avrebbe fatto partire la segnalazione per sospetto riciclaggio. Un professionista, con studio a pochi passi dal Duomo di Milano, che in passato era finito al centro di una disputa approdata anche davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per "eccessivo carico di lavoro", in media quasi 16 atti al giorno. Troppi, secondo le accuse, per garantire una prestazione adeguata ai clienti. "L’istituto bancario di San Marino ha erogato un regolare finanziamento, per altro per un importo pari al prezzo dell’acquisto del bene", sottolinea l’avvocato Fabio Pinelli, difensore di Siri. 

Sulla stessa linea anche Marco Luca Perini, capo della segreteria del politico al ministero delle Infrastrutture e Trasporti e figlio dell’intermediario immobiliare che si è occupato della compravendita, Policarpo Perini: nel 2013 fu candidato sindaco a Bresso con il movimento Italia Nuova fondato proprio da Siri. "L’acquisto dell’immobile è stato perfezionato nella totale trasparenza – sottolinea – ogni documentazione sarà resa disponibile alle autorità competenti". Accertamenti sarebbero in corso anche a San Marino. Intanto si aprirà un nuovo round giudiziario sulle presunte spese personali con i fondi della Lega nell’era Bossi, vicenda che provocò un terremoto in via Bellerio e aprì la strada all’ascesa dell’attuale leader Matteo Salvini. Ieri la Procura generale di Milano ha impugnato la sentenza con cui erano stati assolti in appello il fondatore del Carroccio e il figlio Renzo, ‘salvati’ dalla decisione di Salvini di presentare querela solo nei confronti dell’ex tesoriere Francesco Belsito.