Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, 41 anni (ImagoE)
Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, 41 anni (ImagoE)

Roma, 20 maggio 2020 -  Non siamo come te, dirà oggi in sostanza Renzi al ministro della Giustizia. E proprio perché non siamo come te, da veri garantisti, non ti condanneremo cacciandoti dal governo. Naturalmente, il bel gesto non può cadere dal cielo: a offrirgli l’appiglio per non calare la mannaia deve essere Bonafede con aperture nel suo intervento a temi fondanti per Iv come la prescrizione.

Sfiducia a Bonafede, la diretta del voto in Senato

Ragion per cui ufficialmente l’ex premier scoprirà le carte solo stamani nell’aula del Senato (alle 9:30 il voto sulla sfiducia al ministro), dopo la riunione del gruppo. Però con i suoi è stato chiaro: Conte ha messo il governo sulla faccia di Bonafede, ma una crisi, appena terminato il lockdown con un paese che cerca di ripartire, sarebbe incomprensibile.

Di qui, l’insistenza sulla ’normalizzazione’ della linea sulla giustizia. Caso chiuso? Non ancora: perché i renziani non sono placati. Anche se questa volta non arrivano alle estreme conseguenze, insistono per avere in cambio dell’altro. La fase due del governo deve coincidere con un maggior peso di Italia viva: vogliono contare di più sulle scelte di fondo dell’economia. Negano di puntare alle poltrone, malgrado si accavallino voci che li danno alla ricerca di un ministero per la Boschi o di un posto di sottosegretario per Migliore, Annibali o Marattin.

Naturalmente i numeri risicati al Senato contribuiscono a rendere elettrica la vigilia: la mozione della Bonino, che chiede la sfiducia a Bonafede per il suo eccessivo giustizialismo, raccoglie 144 voti. Ove i 17 senatori renziani uscissero dall’aula la partita sarebbe sul filo. Meno chance avrebbe la mozione del centrodestra che critica il Guardasigilli per una serie di interventi,quale ad esempio la scarcerazione dei boss mafiosi per l’emergenza Covid.

L'incontro Boschi-Conte

Per sminare il terreno, Conte incontra la Boschi. Lo fa a metà pomeriggio, dopo che la capogruppo renziana ha consegnato al suo capo gabinetto, Alessandro Goracci, le richieste di Iv. "Avete chiesto e ottenuto l’abolizione dell’Irap. Avete chiesto e ottenuto al regolarizzazione dei migranti. Dovreste essere contenti", butta lì il premier. Assolutamente no, la replica. In cima alle lista delle richieste c’è un segnale forte sulla giustizia, sui temi cari ai renziani come la prescrizione da concordare con la maggioranza in un tavolo al quale, per Iv, dovrebbe partecipare il presidente dell’Unione Camere penali Caiazza.

A dirla tutta trova un terreno fertile a sinistra: Marcucci, capo dei senatori Pd, dopo un’assemblea con i suoi avverte: "Votiamo contro le mozioni di sfiducia perché non vogliamo una crisi di governo, ma Bonafede in molte occasioni non ci è piaciuto".

Poi nella trattativa rientrano il piano choc per i cantieri, il decreto semplificazione, il Family act, l caso Fca e la norma per sollevare i datori di lavoro dalla responsabilità sugli infortuni Covid. "Conte ha promesso che ci accontenterà", fa sapere Iv. È opinione diffusa dentro M5s che qualsiasi cosa si conceda, Renzi non smetterà la sua guerriglia. Come prova viene sventolata la quarta di copertina del libro in uscita, la Mossa del cavallo , in cui torna a parlare di "riscrivere insieme le regole del gioco" e di una nuova sfida politica. Perché ora non spinge fino in fondo? Perché ha capito due cose: che tutto il cosiddetto mondo dei poteri forti (grande industria, finanza, banche) non gradisce una crisi nel momento in cui il governo deve distribuire denari. Secondo: l’ipotesi di un rimpasto non convince nessuno al Quirinale.