Sergio Mattarella (Imagoeconomica)
Sergio Mattarella (Imagoeconomica)

Roma, 14 luglio 2019 - Il protagonista della settimana è il presidente della Repubblica. In verità, da lunedì ad oggi non ha pronunziato discorsi, né preso posizioni di rilievo particolare. Anche venerdì, all’assemblea delle banche italiane, Mattarella non ha proferito parola, e si è quasi nascosto. Ma con la sua sola presenza, egli ha giganteggiato su tutti.

Dicono di lui che non ami la mondanità. Vive da solo (è vedovo, e le visite al cimitero sono le sue sole concessioni al privato) in un piccolissimo appartamento ai pianti alti del Quirinale, dai quali scende ogni mattina – affrontando una piccola scala interna – nel suo studio, nel quale riceve molte persone, sempre riservatamente. I retroscenisti dei giornali, che gli attribuiscono frasi e talvolta perfino sfuriate, vaneggiano. 

Quando riceve qualcuno, il presidente è solito ascoltare, e quasi mai parlare. Ascolta, anche con l’ausilio di un apparecchio acustico che potrebbe tradirlo: ma ascolta, fissando il suo interlocutore senza quasi mai lasciar intendere il proprio pensiero. Quando lo fa, lo fa però senza sconti. Dicono di lui che sia solo apparentemente conciliante: e che sappia essere, quando occorre, molto duro. Dicono pure che abbia memoria d’elefante: e se qualcuno gli mancò di rispetto, non se ne dimentica, anche dopo trenta o quarant’anni. Se poi qualcuno manca di rispetto al suo Paese, non gliele manda a dire: quando incontrò Putin per la prima volta, a Mosca, e si sentì "spiegare" quali fossero gli interessi degli italiani, rispose secco: "Caro collega, gli interessi degli italiani li so valutare io". All’estero, d’altra parte, il nostro Presidente ci ha sempre fatto fare splendide figure: di lui non si ricorda una gaffe, né un’uscita alla Trump, tanto per citare un presidente che a Mattarella – a differenza ad esempio di una Merkel – non sta simpatico.

Si diceva della sua visita di venerdì all’Associazione Bancaria Italiana, a Milano. Nessuno l’ha sentito – per il semplice motivo che non ha parlato – e quasi nessuno l’ha visto, perché nella sala dell’assemblea è entrato con morbida riservatezza; e siccome al suo ingresso tutti si erano alzati in piedi, si può ipotizzare che solo i pochi delle prime file l’abbiano potuto accompagnare con lo sguardo mentre egli andava a prendere posto. Altrettanto di soppiatto se n’è andato, alla fine dei lavori. Ma per tutta la mattinata è stato lui – non altri – a dominare la scena. Quando i relatori parlavano, tutti noi presenti pensavamo a che cosa avrebbe pensato lui; e ancor più s’è pensato a lui, tutti quanti, sulle note dell’Inno di Mameli. Antinarciso in un mondo di narcisi, Mattarella si espone il meno possibile e finisce paradossalmente per farsi notare di più.

E in un mondo in cui tutti antepongono se stessi ad ogni interesse, il Presidente antepone a se stesso gli interessi degli italiani. Di tutti gli italiani: anche di coloro che non la pensano come lui e che magari non lo apprezzano. Chi pensava che si sarebbe messo di traverso alla nascita di un governo gialloverde, s’è dovuto ricredere. È chiaro che Mattarella ha un’altra storia e un’altra indole, rispetto a Salvini e Di Maio: ma per lui le regole della democrazia sono sacre, e se gli italiani hanno votato quelli, quelli devono governare. Altri suoi recenti predecessori – forse – avrebbero brigato per cambiare l’esito delle urne. Mattarella no. Così come un pontefice è Servus Servorum Dei – e quindi deve sottomettere la propria persona a Qualcosa che lo trascende – Mattarella è Servo della Costituzione. Non fa intrighi di Palazzo. Anche quando gli portano decreti di dubbia correttezza formale, egli si limita tutt’al più a qualche osservazione, lasciando l’eventuale correzione alla Corte Costituzionale, che è sovrana.

Alla fine, tutti lo hanno capito. Gli italiani, da un anno a questa parte, lo portano sempre più in su nei sondaggi. E pare che anche un Salvini, di fronte al Presidente, perda un po’ della propria ribalda baldanza. Dicono ad esempio che le prime volte, durante i pranzi del governo al Quirinale, passasse il tempo a twittare: e che ora continui a farlo, ma nascondendo lo smartphone sotto il tavolo.

Non è un Pertini. Non è un Cossiga. Non è neppure un Napolitano. È Mattarella: il presidente imparziale, di garanzia, che si staglia come un gigante in un mondo di gradassi. Che Iddio ce lo conservi.