Roma, 2 giugno 2018 - Sergio Costa, napoletano, classe 1959, è uno dei pezzi da novanta del governo giallo-verde. Generale di brigata dei carabinieri, è stato comandante del Corpo Forestale della Campania fino al suo scioglimento, nel 2016, a causa della legge Madia che lo ha accorpato all’Arma. Una mossa che non è mai piaciuta a Costa, fortemente critico: "È una follia sciogliere il Corpo Forestale", disse.

Qualche mese fa migliaia di ex ‘giubbe verdi’ hanno protestato contro la riforma Madia. Tra le cose che farà con il suo governo c’è anche quella di ripristinare la Forestale?

"Non dipende da me, né dal governo. È necessario un intervento del Parlamento".

Tutti, anche sigle storiche dell’ambientalismo di sinistra, plaudono alla sua nomina. Allora è vero che non ha nemici?

"Mi fa piacere e mi carica di responsabilità, vuol dire che ho fatto bene, soprattutto in Campania. L’ambiente è una cosa seria, centrale, e appartiene a tutti. Non c’è maggioranza o opposizione nella salvaguardia delle nostre terre".

Generale, lei ha contribuito a svelare il dramma della Terra dei Fuochi. Nel 2015, ha reso noti pericolosità e vastità di quella che lei definì "la discarica sotterranea più grande d’Europa", a Calvi Risorta, in provincia di Caserta. Non teme di essere etichettato come il ministro della Terra dei Fuochi?

"Terra dei fuochi è il paradigma della disattenzione del Paese verso il nostro ambiente. È una parte della mia battaglia che non posso né intendo dimenticare. Ma ci sono tante altre emergenze da affrontare".

Come l’Ilva?

"Valuterò quel dossier, ma nel contratto di governo c’è già scritto come interverremo".

Cosa le ha detto sua moglie quando ha saputo del suo nuovo incarico?

"Ah, è stata graziosa e amorevole, il nostro è un amore che dura da tanti anni. Non le voglio rivelare tutto, le posso dire che al termine di un lungo discorso mi ha detto: ‘In bocca al lupo’. E io sa che le ho risposto? ‘Io amo il lupo e grido lunga vita al lupo’".

Come si vede in questo nuovo incarico che sembra tagliato su misura per lei?

"Da trenta anni sono un servitore dello Stato e come tale ho messo le mani dentro la terra, come un umile bracciante. Se penso a me, mi vedo non come uno che siede su una poltrona di ministro, ma come un uomo di frontiera che scende nelle discariche".

Cosa porterà al ministero di via Cristoforo Colombo?

"La mia grinta che deriva dal lungo lavoro fatto. Ora, da servitore dei cittadini, so che occorrerà fare ancora di più, andare oltre il massimo".

Qual è la prima cosa che farà entrando al ministero dell’Ambiente?

"Saluterò l’ex ministro Galletti. Non è solo una questione di garbo istituzionale. Lui può fornirmi elementi utili per lavorare. Per me il dialogo è il principio di tutto. Io conosco la pubblica amministrazione, conosco il ministero dell’Ambiente e penso di saperlo guidare, ma mi sembra corretto attingere informazioni da chi è stato in quella stanza fino a qualche ora fa".

L’ha chiamato qualcuno dell’opposizione?

"Sì, in tanti. In tutti questi anni ho sempre mantenuto un profilo istituzionale e non è che, andando al governo, quel profilo si dimentica o si mette nell’armadio come un vestito".

Mi dice qual è la telefonata che l’ha più sorpresa?

"Molte, ma non le dico di chi. Posso solo dirle quello che ho riferito ai miei interlocutori dell’opposizione: l’Ambiente si governa con l’unità, appartiene al Paese non a un partito. D’altra parte contano le persone, il confronto e la dialettica schiariscono le idee".

Le toccheranno delle rinunce, quale le pesa di più?

"Avrò meno tempo da dedicare alle mie due nipotine. Il mio ruolo di nonno ne soffrirà parecchio. Non mi pesa niente altro, gliel’ho detto, sono un uomo ordinario, un peone".