Manifestazione pd
Manifestazione pd

ROMA, 9 novembre 2018 - La vocazione maggioritaria, giocoforza, è sparita almeno dallo scorso 4 marzo. Ora nell'orizzonte del Pd scompare anche il binomio tra segretario del partito e candidato alla presidenza del Consiglio. Il meccanismo automatico che non ha portato fortuna a Walter Veltroni, Pierluigi Bersani e Matteo Renzi verrà archiviato dalla commissione Statuto del Nazareno in programma oggi.

Così nel Pd finisce un'epoca. Primarie e gazebo sopravviveranno solamente per scegliere il segretario. Il sistema per scegliere il candidato primo ministro, invece, chissà quale sarà.

La svolta sarà votata dalla prossima assemblea dei mille delegati in programma il 17 novembre. In quell'occasione ci sarà il via libera al congresso. Alla corsa, per il momento, sono iscritti il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, e i parlamentari Francesco Boccia e Matteo Richetti. Ancora alla finestra il segretario uscente, Maurizio Martina, e l'ex ministro, Marco Minniti.

In attesa di conoscere la lista finale dei pretendenti alla segreteria di certo c'è che, quando ci saranno le elezioni, il futuro leader dem non sarà per forza il candidato alla premiership.

Con Veltroni l'investitura fu automatica; Bersani, invece, sfidò Renzi e Nichi Vendola conquistando le primarie. Il seguito è cosa nota: la non vittoria, le trattative in streaming e poi l'agguato dei 101 alla candidatura quirinalizia di Prodi. Il percorso di Renzi è stato altrettanto travagliato. Con la batosta elettorale e il ritorno alla proporzionale che aveva già diviso le figure di segretario e premier. Ora lo statuto Dem si adegua alla realtà. Tra i tanti problemi che dovrà affrontare il prossimo segretario almeno non ci sarà quello di Palazzo Chigi