Roma, 13 novembre 2019 - Il futuro dell'ex Ilva è sempre più confuso. Sull'intricata vicenda i senatori del M5S votano un documento che dà piena fiducia al ministro Stefano Patuanelli e che prevede l'ipotesi di una sorta di scudo penale a tempo, che vada di pari passo col risanamento ambientale. Dal canto suo Luigi Di Maio continua a fare la voce grossa ("Se torna lo scudo penale il governo è a rischio") e anche in mattinata a Radio 24 ha ribadito: "Non credo che si arriverà al voto sullo scudo. Il tema degli alibi poteva valere due mesi fa, ma adesso, in pieno contenzioso... Noi abbiamo avviato un contenzioso, nel quale non ha senso inserire uno scudo".

Quanto al premier Giuseppe Conte, su tutta la vicenda ostenta ottimismo e a chi gli chiede se il Governo rischi di cadere per le conseguenze della vertenza sull'Ex Ilva replica: "Ma cosa dite mai? Ma non scherziamo...".

Intanto arriva uno stop alla reintroduzione dello scudo penale: la commissione Finanze della Camera ha giudicato inammissibili gli emendamenti presentati da Italia Viva e Forza Italia per reintrodurre le tuteloe per ArcelorMittal. Il motivo della bocciatura? Pare si tratti di "estraneità di materia". Gli emendamenti infatti erano stati presentati al Dl Fisco. Le forze politiche ora possono fare ricorso.  Sia l'emendamento di Forza italia sia quello di Italia Viva chiedevano la reintroduzione dell'esonero "da responsabilità penale e amministrativa per le condotte di attuazione del Piano ambientale di Ilva". 

FOCUS / I mille emendamenti al dl fiscale

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Idea 5 stelle: scudo penale a tempo

Intanto i senatori M5s hanno detto sì, solo con 5 voti contrari, a un documento in 4 punti sulla vicenda ArcelorMittal. Il documento dà piena fiducia alla trattativa di Stefano Patuanelli e non collega la vicenda ex Ilva alla fiducia al governo Conte. In sostanza il ministro dello Sviluppo economico ha il mandato di cercare di evitare la reintroduzione di una tutela legale. Ma qualora il gigante franco-indiano dovesse tornare a sedersi al tavolo si potrà valutare eventualmente la possibilità di uno scudo penale a tempo a patto che ci sia un ampio piano di risanamento ambientale. 

Patuanelli, riferiscono all'Agi alcuni partecipanti all'incontro di ieri, ha spiegato che si farà di tutto affinché Arcelor Mittal non receda il contratto e rispetti gli impegni. Ma per dare maggiori margini di trattativa ci sarebbe stata quindi un'apertura da parte di molti senatori affinché nella controproposta che il governo ha fatto ad Arcelor Mittal si sia anche il tema dello scudo. 

Contrari a questa prospettiva alcuni senatori come Giarrusso ("Non possiamo permettere che l'Italia venga trattata come una colonia") e l'ex ministro Lezzi che ha proposto di affidarsi a Jindal.
Sulla questione ex Ilva si è parlato anche durante la riunione dei parlamentari di ieri, con Luigi Di Maio che ha spiegato che al momento occorre aspettare e prendere tempo, costringendo comunque Arcelor Mittal a restare. 

A maggio il processo per il recesso di ArcelorMittal

Sarà la sezione del tribunale di Milano specializzata in imprese, presieduta da Claudio Marangoni, a occuparsi della causa che vede protagonista ArcelorMittal, che ha preso il via con l'atto di citazione depositato ieri, con cui si chiede il recesso del contratto di affitto dell'ex Ilva. La prima udienza, come si legge nell'atto di citazione, è fissata per il prossimo 6 maggio, ma potrebbe essere anticipata. Probabilmente sarà lo stesso giudice Marangoni a occuparsi del fascicolo. Non risulta ancora depositato invece il ricorso d'urgenza a cui stanno lavorando i legali dell'ex Ilva.

Intanto il Codacons, in qualità di associazione ambientalista e come legale rappresentante di numerosi cittadini di Taranto, deposita un formale intervento di costituzione contro ArcelorMittal al tribunale di Milano, dove l'azienda ha presentato l'atto di citazione per chiedere il recesso del contratto d'affitto dell'ex Ilva. "Abbiamo deciso di costituirci in giudizio contro il ricorso di ArcelorMittal, e per chiedere ai giudici di rigettare le assurde richieste della società - spiega il presidente Marco Donzelli - Siamo da sempre contrari all'Ilva, e ne abbiamo a più riprese chiesto la chiusura, ma ciò deve avvenire nel rispetto della legalità e inchiodando l'azienda all'adempimento degli obblighi assunti con formale contratto".

Gli emendamenti pro-scudo bocciati

Gli emendamenti di Italia Viva (a firma Paita e Marattin) 'bocciati' dalla commissione Finanze della Camera chiedono di reintrodurre l'esonero da responsabilità penale e amministrativa per le condotte di attuazione del piano ambientale di Ilva. In particolare, la proposta di modifica a prima firma della deputata Raffaella Paita, prevede che venga soppressa dal decreto la parte che si riferisce alla "responsabilità penale o amministrativa del commissario straordinario e dei soggetti da questo funzionalmente delegati" in materia ambientale e di tutela della salute e dell'incolumità pubblica e di sicurezza sul lavoro. La norma si applica anche alle "condotte poste in essere dal 3 novembre 2019 alla data di scadenza del termine di attuazione del Piano ambientale", fatti salvi "i principi stabiliti dalla giurisprudenza costituzionale in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori". 

Inammissibile anche l'emendamento di Forza Italia, a prima firma della capogruppo Mariastella Gelmini, che punta a reintrodurre l'esonero da responsabilità penale e amministrativa per le condotte di attuazione del piano ambientale di Ilva. La commissione ha bocciato poi la proposta di modifica di Fdi, a prima firma Giorgia Meloni, che reintroduce l'immunità penale per l'affittuario o acquirente, nonché per i soggetti delegati, di Ilva con riferimento alle condotte di attuazione del piano ambientale. Stop anche agli emendamenti della Lega, a prima firma Riccardo Molinari, volti a modificare il decreto legge 1 del 2015 sull'Ilva.