Roma, 27 dicembre 2017 - Gli appelli al presidente della Repubblica perché conceda qualche altro giorno prima dello scioglimento delle Camere sono insistenti, ma le speranze di chi, come Radicali, Verdi, associazioni come ‘Italiani senza cittadinanza’ composta di ragazze e ragazzi e diversi esponenti del Pd, confida in una approvazione in extremis della legge sullo Ius soli sono destinate a restare sulla carta. La XVII legislatura, dopo il via libera del Senato alla manovra, ha i giorni contati: il capo dello Stato Sergio Mattarella potrebbe sciogliere il Parlamento domani, dopo la conferenza stampa di fine anno del premier Paolo Gentiloni, o, al più tardi, venerdì. La road map del Quirinale prevede di attendere il termine della conferenza stampa del presidente del Consiglio fissata per la mattinata e poi far scattare il timing di fine legislatura. Nel pomeriggio (ma resta in campo anche l’ipotesi di affrontare tutto venerdì) Mattarella firmerà il decreto di scioglimento anticipato delle Camere che avvia la macchina elettorale e poi Gentiloni salirà al Quirinale.

Il Capo dello Stato, da sempre attento al tema della cittadinanza, ha ascoltato gli appelli a rinviare la chiusura della legislatura a favore di una approvazione dello Ius soli, ma dopo il flop dei giorni scorsi al Senato per l’assenza del numero legale andare ai tempi supplementari con una maggioranza così incerta sul provvedimento significherebbe esporsi ad altri scivoloni. Dopo aver ascoltato i presidenti di Camera e Senato Laura Boldrini e Pietro Grasso, Mattarella procederà a firmare il decreto di scioglimento del Parlamento che sarà controfirmato da Gentiloni il quale, a quanto pare e per la verità in linea con gli ultimi precedenti (a eccezione di Mario Monti nel 2012) salirà al Colle non da premier dimissionario: Gentiloni resterà a Palazzo Chigi fino alle elezioni in pieno accordo con il Colle che auspica una "fine ordinata della legislatura". Resterà, dunque, con un mandato pieno. Ma molti prevedono che l’attuale premier vi permanga anche dopo le elezioni se, come fa presagire la legge elettorale, non uscirà una maggioranza chiara.

Sempre domani si dovrebbe riunire il Consiglio dei ministri che varerà il decreto che fissa le nuove elezioni: come suggeriscono ambienti politici e parlamentari, la data del voto dovrebbe essere il 4 marzo e, in questo caso, entro il 24 dello stesso mese si terrà la prima seduta delle nuove Camere. Anche questo decreto dovrà essere controfirmato dal presidente della Repubblica. Per il governo, qualora ci siano i numeri per una maggioranza, si dovrà attendere oltre un mese perché solo dopo l’elezione dei presidenti delle Camere e la costituzione dei gruppi parlamentari (tra due e tre giorni dalla prima seduta) sarà possibile per Mattarella avviare le consultazioni per la formazione del nuovo governo. Veronica Passeri