Schlein attacca Meloni: "Non vado sul palco con i fascisti". Prodi: guiderà il centrosinistra

La segretaria dem chiude la kermesse del partito: tocca a noi completare l’Europa. L’ex premier benedice la leader Pd: è lei che in questo momento può fare la federatrice.

Schlein attacca Meloni: "Non vado sul palco con i fascisti". Prodi: guiderà il centrosinistra

Schlein attacca Meloni: "Non vado sul palco con i fascisti". Prodi: guiderà il centrosinistra

Dalle parti di Tiburtina, periferia est di Roma, Atreju è un’entità onirica come il personaggio della ‘Storia Infinita’ da cui prende il nome. La festa di Fratelli d’Italia che si tiene in contemporanea a Castel Sant’Angelo, a un passo dal Vaticano, coi suoi ospiti internazionali, da Elon Musk al premier inglese Rishi Sunak, aleggia nell’aria e nei commenti a latere ma non viene mai citata dal palco. Un incantesimo che la segretaria dem Elly Schlein infrange solo alle quattro del pomeriggio, al termine del suo intervento che chiude la due giorni sull’Europa e apre l’assemblea nazionale del partito. Sono parole forti, ed è la prima volta in cui negli studios (pieni) che ospitano l’evento si alza il tono, galvanizzando una platea fino a quel momento avara di applausi.

Il riferimento della segrataria è ovviamente all’invito a partecipare che la premier Giorgia Meloni le aveva fatto qualche settimana fa. "Ma non mi ha chiamata a un confronto – ha scandito Schlein –. Mi ha invitata a una festa di partito, nel giorno in cui ci negavano il dialogo nel luogo deputato, il Parlamento, affossando la nostra proposta sul salario minimo". Quindi la stoccata: "Io da democratica sono e sarò sempre aperta al dialogo con tutte e con tutti. E con Meloni sono disponibile a discutere anche in tv. Ma – ripete più volte – con i nostalgici del franchismo e del fascismo io il palco non lo divido".

Tanto basta a sciogliere il pubblico democratico, che finalmente si alza in piedi a battere a lungo le mani. D’altronde, la segretaria aveva appena ricevuto il bollo papale del padre nobile, anzi del "nonno", come ha chiarito lui con ironia, Romano Prodi. Che ad una domanda a margine del suo intervento, in merito alla possibilità che possa essere proprio Schlein la nuova federatrice del centrosinistra, aveva risposto prima con una battuta ("il punto è se c’è qualcuno che abbia voglia di farsi federare" e poi, più serio, con una benedizione in piena regola: "Ogni momento ha il suo federatore e credo che Schlein possa benissimo esserlo". La carota a cui poco prima aveva aperto la strada il bastone, quando Prodi riferendosi alla prossima sfida delle Europee aveva intimato il Pd a presentarsi "con una squadra che rappresenti non la struttura interna e che non usi le candidature come premio di consolazione, che pure è legittimo, ma come la costruzione di una classe dirigente che adagio adagio diventi leader nell’ambito europeo".

La mattinata aveva visto l’ex premier ed ex presidente della Commissione europea, protagonistra incontrastato dell’evento, ricordare "l’interesse dei ragazzi a fare l’Europa" così presente in quei suoi anni a Bruxelles, e poi drasticamente "affievolitosi". Dunque l’immancabile metafora culinaria: "Oggi l’Europa è come un pezzo di ottimo pane ma ancora mezzo cotto e mezzo crudo. Perciò non piace". E il riferimento è alla difesa comunitaria e ad una politica estera comune che non sono mai arrivate, "ma così nessun peso e nessun ruolo potremo mai avere nel mondo e nel Mediterraneo, superati perfino dalla Turchia".

E uno stallo e il problema, aggiungerà dopo, è essersi fermati all’insindacabilità del diritto di veto. "Eppure quando abbiamo fatto l’Euro eravamo solo in dodici, ma abbiamo lasciato la porta aperta e alla fine molti altri sono entrati".

I maggiorenti dem, tutti sfoggiati in prima fila, plaudono al grande vecchio. Ci sono Bonaccini e De Micheli, c’è Boccia con Lorenzin e c’è Schlein, stretta tra Nardella e Letta. Dall’altro lato la sinistra del partito: Zingaretti, Cuperlo, Orlando. Provenzano, deus ex machina dell’evento, ascolta dal palco con l’europarlamentare Benifei e gli altri organizzatori. La segretaria più tardi riprenderà la metafora prodiana del pane, usata per riportare l’attenzione in Italia, al partito. L’Europa è come un pane mezzo crudo, bisogna finire di cuocerlo, "ma chiedo dove sia questo forno – provoca la dem –. Perché non è solo a Bruxelles e Strasburgo, lo dobbiamo creare anche qui". La platea appladue convinta. La campagna per le Europee nel partito è appena cominciata.