Mattia Santori, leader delle Sardine a Firenze (Imagoeconomica)
Mattia Santori, leader delle Sardine a Firenze (Imagoeconomica)

Bologna, 8 dicembre 2019 - Le notizie sono tre. La prima è che l’ipotetico partito delle Sardine è quotato nelle intenzioni di voto al 12%. La seconda è che si registrerebbe un crollo del Pd e del M5s. La terza è che anche se facessero parte della coalizione che appoggia il Governo, la loro presenza sarebbe ininfluente per determinare la sconfitta dello schieramento del centrodestra.

Questo e altro emerge dalla prima analisi effettuata dall’Istituto Noto Sondaggi sulla stima dello scenario elettorale nel caso in cui il movimento, nato in Piazza Maggiore a Bologna, si dovesse presentare alle elezioni politiche. Un vero e proprio terremoto all’interno del centrosinistra e che potrebbe mandare addirittura in crisi sia il Pd che il M5s, ma che non minerebbe affatto il voto ai partiti del centrodestra. Insomma la presenza delle Sardine riequilibrerebbe i pesi elettorali solo tra i partiti che appoggiano il Governo, ma non diventerebbe un aggregatore aggiuntivo di voti provenienti da altri schieramenti o dai sempreverdi indecisi.

A essere attratti sono prevalentemente quegli elettori che, pur riconoscendosi nel Pd o nel M5s, ne sono molto critici non condividendo pienamente l’operato. Questo si spiega con il fatto che le Sardine sono nate con l’obiettivo di contrastare il "salvinismo", quindi con una connotazione ben precisa di opposizione a una parte politica. Infatti a leggere le intenzioni di voto si comprende chiaramente da dove arriverebbero le preferenze al "movimento delle piazze". Il Pd è il partito che soffrirebbe in misura maggiore l’ingresso nel mercato elettorale delle Sardine, anche se fossero loro alleati. Il partito di Zingaretti perderebbe 5 punti rispetto al risultato elettorale che oggi potrebbe conquistare senza la partecipazione del movimento. Passerebbe dal 18 a un punitivo 13%.

Ma i dolori non sarebbero solo dei democratici. Anche il M5s subirebbe un crollo valutabile in 4 punti, il che lo farebbe arretrare dal 17 al 13%, e finirebbe ex aequo con lo stesso Pd. Il risultato eclatante sarebbe quello della new entry Sardine che, arrivando al 12%, conquisterebbe all’incirca la stessa cifra dei due maggiori alleati di governo. La conseguenza è che il centrosinistra si polverizzerebbe con 3 partiti che avrebbero più o meno la stessa quantità di consenso. Questo schieramento, con la presenza delle Sardine, pur aumentando dal 41 al 44% rimarrebbe comunque lontano dal raggiungere la coalizione del centrodestra che, con o senza il nuovo partito, rimarrebbe ancorata al 50,2%. Emerge quindi che il movimento sta esercitando un ruolo di chiamata alle armi dei simpatizzanti del centrosinistra e del M5s, quasi come se stesse mettendo in pratica una sorta di Opa solo sui partiti di governo. Pertanto, pur con le piazze piene, il consenso nell’urna potrebbe premiare Salvini, Meloni e Berlusconi.

C’è anche da dire che spesso i nuovi partiti sono sovrastimati nei primi sondaggi rispetto ai voti che possono conquistare nelle urne. Questo accade in quanto è più facile aderire a un nuovo soggetto politico in una fase iniziale, quando non c’è ancora una chiara linea politica. Poi con il tempo questo stesso soggetto è obbligato a prendere posizione su temi importanti come l’economia, la politica estera, il welfare, il lavoro, i diritti sociali e il più delle volte produce delusione nei confronti di una parte dei simpatizzanti che aveva proiettato nel nuovo attore politico le proprie aspirazioni.

È presto dunque per decretare il successo certo delle Sardine, ci vorrà ancora del tempo per comprendere se diventeranno "il partito che non c’è" all’interno del centrosinistra.

*Data di realizzazione del sondaggio: 6/12/2019. Committente: Quotidiano Nazionale. Fornitore: Noto Sondaggi. Campione: Panel Omnibus rappresentativo degli elettori. Tecnica di somministrazione delle interviste: Cawi. Consistenza numerica del campione: 1000. Rispondenti: 91%.