8 mag 2022

Ucraina, Salvini: ha ragione Delrio. "Biden deve abbassare i toni"

Acque agitate nel governo, le picconate di Conte scuotono la maggioranza. Cingolani: "Siamo in un'economia di guerra"

Roma, 8 maggio 2022 - Acque agitate nel governo sulla guerra in Ucraina. Stamattina l'intervista dell'ex ministro Pd Graziano Delrio che, a La Stampa, suggerisce al premier Mario Draghi di "dire a Biden di non esasperare i toni". Invito ripreso e caldeggiato anche da Matteo Salvini: "Sono d'accordo con Graziano Delrio. Biden abbassi i toni, basta guerra, Italia ed Europa siano mediatori e portatori di pace", commenta il leader della Lega. Che in un tweet notturno aveva 'raccolto' anche la stilettata di Giuseppe Conte. "Altre armi all'Ucraina? No, porterebbero altri morti, altra guerra, altra fame", le parole di Salvini.  Il capo del Movimento 5 Stelle ieri, durante un'infuocata diretta Instagram, aveva accusato gli alleati di governo di lasciare i pentastellati soli nella lotta all'escalation militare. E aveva criticato Draghi per il mancato passaggio in Parlamento sulle nuovi armi a Kiev.

Delrio

Secondo Graziano Delrio l'Europa dovrebbe cessare di mostrarsi "assente e spettatrice" nella crisi ucraina e assumere invece un'iniziativa di negoziale autonoma: "perché Draghi, Macron, Scholz e Sanchez non si fanno promotori di una mediazione?". 

L'ex ministro Pd non sembra gradire la nuova fase barricadera dei Cinque Stelle di Conte. "Arriva un momento - ammonisce al suo indirizzo -  in cui bisogna fermarsi, se no i governi cadono". A giudizio di Delrio al termine del conflitto in Ucraina non ci saranno "Paesi vincitori e Paesi vinti da questa guerra". E in ogni caso "non facciamo - esorta -  gli ipocriti. Le armi sono tutte pericolose e possono uccidere. Nel momento in cui decidiamo di aiutare la resistenza ucraina, stiamo decidendo comunque di fornire strumenti di morte. Diverso dire però che solo con le armi si fa la pace con la Russia. La deterrenza non risolve nulla, da uno scontro nucleare non ci sarebbe un dopo".

Per l'ex ministro l'unica logica "è il disarmo" altrimenti "stiamo accettando di lavorare con Putin sul suo terreno, invece che sulla forza della democrazia e dei diritti. Ma perché non ci crediamo? Non sono solo chiacchiere da pacifisti".

Quindi ricorda: "Io ho cominciato a dirlo fin dall`inizio di questa guerra. E anche il mio partito è contrario alla corsa al riarmo. Siamo in una notte buia che può portare a conseguenze imprevedibili per i popoli europei".

Non manca l'affondo a Conte e ai 5 Stelle, colpevoli di una brusca inversione di rotta dopo aver votato in favore dell'invio di armi in Parlamento. "Conte da premier aveva la possibilità di fare alcune scelte e da leader M5s ne può fare altre: non sempre altri partiti sono stati così europeisti e così distanti rispetto alla Russia". 

Conte, Cingolani e "l'economia di guerra"

Ma il Movimento 5 Stelle alza la posta.  Dopo lo scontro in Cdm sul termovalorizzatore di Roma e il caso Superbonus, Conte piccona l'esecutivo: "La transizione ecologica è nel nostro Dna, non possiamo venir meno ai nostri valori", dice. Resteremo "al governo solo a queste condizioni". Se non è un aut aut, poco ci manca. Parole a cui oggi replica implicitamente il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, parlando apertamente di  "economia di guerra" dove "alcuni Paesi saranno molto più colpiti da queste scelte energetiche di altri".

E sul rigassificatore non arretra di un millimetro: "Lo piazzeremo nel posto che ci permetterà di fare più in fretta". Che sia "nel Tirreno o nell'Adriatico, si è parlato dell'area di Piombino e di quella di Ravenna". La scelta sarà "meramente tecnica" e "nel primo primo semestre del 2023 dovrà essere al lavoro".

Il ministro non chiude le porte neppure al nuclare. Con alcuni punti fermi: "Non avrebbe senso oggi costruire centrali nucleari che tra dieci anni sarebbero già vecchie, ma non per questo non dobbiamo fare ricerca su questo come su altre tecnologie che ci possano garantire una autonomia energetica".

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