Matteo Salvini con il rosario in mano sul palco in piazza Duomo a Milano (Lapresse)
Matteo Salvini con il rosario in mano sul palco in piazza Duomo a Milano (Lapresse)

Roma, 19 maggio 2019 - E' polemica sul rosario esibito ieri da Matteo Salvini sul palco della manifestazione della Lega a Milano. "Io credo che la politica partitica divida, Dio invece è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso", dice infatti il segretario di stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, a margine della Festa dei Popoli a San Giovanni in Laterano, dove ha celebrato la messa lanciando un monito contro l'indifferenza. Parolin non lo cita esplicitamente, ma il richiamo al gesto del ministro dell'Interno e alla sua invocazione finale alla Madonna ("che sono sicuro ci porterà alla vittoria") appare chiaro.

Le critiche dal mondo cattolico non finiscono qui. "Rosari e crocifissi sono usati come segni dal valore politico, ma in maniera inversa rispetto al passato: se prima si dava a Dio quel che invece sarebbe stato bene restasse nelle mani di Cesare, adesso è Cesare a impugnare e brandire quello che è di Dio", scrive sul suo profilo Facebook, padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica. In un secondo post il direttore della rivista dei Gesuiti ricorda di "non nominare il nome di Dio invano" per "i propri scopi". "La coscienza critica e il discernimento - sottolinea - dovrebbe aiutare a capire che non è un comizio politico il luogo per fare litanie (e in nome di valori che col Vangelo di Gesù nulla hanno a che fare). Ciascuno può valutare le intenzioni e farsi la propria opinione. Tuttavia - prosegue - è chiaro che l'identitarismo nazionalista e sovranista ha bisogno di fondarsi anche sulla religione per imporsi. Ha trovato questa carta della strumentalizzazione religiosa (in Italia come altrove nel mondo, sia chiaro: non siamo originali in questo!) come adatta e la usa. La coscienza cristiana, a mio avviso, dovrebbe sussultare con sdegno e umiliazione nel vedersi così mercanteggiata e blandita. Si facciano i propri discorsi, ma davanti a Dio bisogna togliersi i sandali".

Non è da meno l'editoriale di Famiglia Cristiana, che titola così l'editoriale sulla manifestazione di Milano: "Il rosario brandito da Salvini e i fischi della folla a Papa Francesco, ecco il sovranismo feticista". "Ieri pomeriggio - si legge nell'articolo - è andato in scena l'ennesimo esempio di strumentalizzazione religiosa per giustificare la violazione sistematica nel nostro Paese dei diritti umani. Mentre il capopolo della Lega esibiva il Vangelo un'altra nave carica di vite umane veniva respinta e le Nazioni Unite ci condannavano per il decreto sicurezza".

LA REPLICA DI SALVINI - La replica del leader leghista però non si è fatta attendere. "Un direttore di un settimanale cattolico mi ha attaccato perché ieri ho osato parlare di Dio, dei Papi, dei nostri valori e delle nostre radici e ho mostrato il rosario - ha detto il vicepremier durante un incontro elettorale a Sassuolo -. Sono orgoglioso della nostra storia e delle nostre radici, di testimoniare quella che è una civiltà accogliente, generosa. Ma un conto è essere accogliente e un conto è suicidarsi. Lo diceva Papa Benedetto, lo diceva Wojtyla, lo diceva Oriana Fallaci", ha concluso. 

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