La mascherina? Un raro residuato bellico della guerra al Covid. E il distanziamento sociale? Due paroline che sulla spiaggia di Milano Marittima da un mese abbondante non si legano più. Del resto qui ogni fine settimana di sole è come se fosse Ferragosto. Ma mentre passeggi sulla battigia, dribblando gli altri bagnanti, a un certo punto ti accorgi che c’è assembramento e assembramento. E quello poco più avanti è diverso dagli altri. Tanti in cerchio, tutti con il cellulare in mano. Siamo all’altezza della Decima Traversa, il bagno Papeete con i suoi inconfondibili ombrelloni arancioni ne dista sette. Dietro agli obiettivi in modalità selfie, chi se non lui,...

La mascherina? Un raro residuato bellico della guerra al Covid. E il distanziamento sociale? Due paroline che sulla spiaggia di Milano Marittima da un mese abbondante non si legano più. Del resto qui ogni fine settimana di sole è come se fosse Ferragosto. Ma mentre passeggi sulla battigia, dribblando gli altri bagnanti, a un certo punto ti accorgi che c’è assembramento e assembramento. E quello poco più avanti è diverso dagli altri.

Tanti in cerchio, tutti con il cellulare in mano. Siamo all’altezza della Decima Traversa, il bagno Papeete con i suoi inconfondibili ombrelloni arancioni ne dista sette. Dietro agli obiettivi in modalità selfie, chi se non lui, Matteo Salvini. Un anno dopo il leader della Lega torna sul luogo del delitto. Anzi, dei delitti. Il giro del figlio sulla moto d’acqua della polizia, lo scontro col videomaker di Repubblica. In quel periodo – in realtà eravamo tra fine luglio e il 9 agosto – Salvini da ministro dell’Interno era all’apice tra mojito, cubiste e Inno d’Italia in versione dance. Pochi giorni più tardi la richiesta di "pieni poteri" e la crisi di governo. Pimpante, sorridente e cordiale con chi desidera un istante di gloria e un autoscatto ricordo con lui lo è anche adesso. C’è sempre ressa, a Milano Marittima, quando Matteo Salvini è dalle parti del Papeete insieme al suo proprietario, l’amico europarlamentare Massimo Casanova. Del gruppo fa parte anche Claudio Durigon, ex sottosegretario al Lavoro e papà di quota cento. "Andiamo a berci un mojito?", scherza un’ammiratrice. "Certamente, magari un po’ più tardi....". E un altro: "Sono un poliziotto, mi raccomando siamo con te".

È mezzogiorno. Il mare fa la voce grossa – poche ore dopo nella vicina Lido di Dante, un morto annegato –, ma l’estate è già esplosa. Dopo il bagno di folla, quello nella piscina del bagno hotel Miami Beach assieme alla figlia piccola, che tiene per mano e mentre è in acqua non la perde di vista un istante. Si crea l’occasione per una chiacchierata balneare col cronista che da qualche minuto lo punta. Temi locali, ma non troppo. L’opposizione di Ravenna da ricompattare – "tra un anno andiamo a vincere come a Forlì, lì i problemi di lavoro che sta creando questo governo sono devastanti" – gli assembramenti notturni a Milano Marittima e il flop dell’isola della movida creata dal sindaco Pd, che crea un tappo e ammassa tutti: "Sono stato in centro ieri sera e ho visto i ragazzi trattati come una mandria di buoi: è logico che se metti transenne e blocchi ovunque, non solo salta il distanziamento sociale, ma è anche pericoloso".

Inevitabile una domanda sul ritorno, un anno dopo, sul luogo dei misfatti, che tante critiche (e sfottò) gli sono costati. A torso nudo, sotto l’ombrellone, l’ex ministro taglia corto: "Io torno qui perché mi trovo bene. La Romagna è una terra stupenda e i miei due figli ci sono molto affezionati. Possono criticare e dire quello che vogliono, ma io ci torno e ci ritorno". Ora la bimba ha bisogno del suo babbo ("devo portarla sul fenicottero", che dovrebbe essere un salvagente gonfiabile). Pranzo con gli amici, sonnellino pomeridiano, poi passeggiata in spiaggia. Fotografi appostati, il nostro lo immortala con la tazzina di caffè in mano. Il giorno prima su Instagram pubblica uno scatto mentre beve un’aranciata. E il Mojito? Per quello c’è tempo. L’estate è ancora lunga.