Matteo Salvini (Ansa)
Matteo Salvini (Ansa)

Roma, 17 febbraio 2020 - Non spettava all'Italia concedere il "porto sicuro", la Open Arms sarebbe dovuta andare in Spagna o a Malta. E' questa la linea esposta da Matteo Salvini nella sua memoria difensiva, depositata in Giunta per le Immunità sul caso della ong spagnola che nell'agosto 2019 salvò oltre 160 persone in tre diversi interventi nel Mediterraneo. Il leader della Lega è accusato di sequestro di persona. Domani alle 13.00 si terrà la riunione della Giunta, il Presidente Maurizio Gasparri farà la sua proposta e partirà il dibattito. Si prevede un nuovo scontro, con un iter analogo al caso Salvini-Gregoretti che, va ricordato, si è concluso col via libera all'autorizzazione a procedere da parte del Senato. 

La difesa di Salvini

"L'Italia non aveva alcuna competenza e alcun obbligo con riferimento a tutti i salvataggi effettuati dalla nave spagnola Open Arms" avvenuti "al di fuori di aree di sua pertinenza", spiega Salvini nella sua memoria difensiva. Lo dimostra - prosegue - lo scambio di corrispondenza tra La Valletta e Madrid nei primi giorni dell'agosto 2019. "È sicuramente lo Stato di bandiera della nave che ha provveduto al salvataggio - osserva Salvini - che deve indicare il Pos (porto sicuro) nei casi di operazioni effettuate in autonomia da navi Ong".

L'indicazione spettava quindi - sostiene Salvini - alla Spagna o a Malta (e non certo all'Italia). Il comandante della nave ong secondo il leader della Leaga avrebbe deliberatamente rifiutato il Pos indicato successivamente da Madrid, perdendo tempo prezioso al solo scopo di far sbarcare gli immigrati in Sicilia come già aveva fatto nel marzo 2018, ricavandone un processo per violenza privata e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

"Competenza non è dell'Italia"

Open Arms - si legge ancora nella memoria difensiva di Salvini - ha chiesto il Pos all'Italia la sera del 2 agosto ma, secondo l'ex ministro, non può ricadere sullo Stato italiano l'onere di una risposta di competenza di altri Stati. Open Arms poteva dirigersi verso altri Paesi che avevano l'obbligo di accoglierla. Il primo agosto il decreto firmato da ministero dell'Interno, Difesa e Infrastrutture impediva alla Open Arms ingresso, sosta e transito e nulla cambiava il provvedimento del Tar del 14 agosto: non si può confondere - prosegue la memoria - l'ingresso in acque territoriali, a fini di sicurezza e navigazione e di assistenza alle persone bisognevoli, con il diritto allo sbarco e all'attracco.  Lo confermano gli stessi legali di Open Arms che il 19 agosto chiedono una integrazione al precedente decreto cautelare del Tar per consentire approdo e sbarco. 

Salvini ricorda che l'imbarcazione era omologata per sole 19 persone. Il comandante, dopo il primo salvataggio effettuato in zona sar libica il primo agosto con 55 persone portate a bordo, ne ha prese altre 69 il 2 agosto: doveva immediatamente dirigersi verso Spagna, Malta o Tunisia. Invece, "il comandante ha deliberatamente scelto l'Italia quale luogo di attracco e sbarco".

Infatti, si legge nella memoria, il comandante ha rifiutato il Pos concesso dalla Spagna il 18 agosto e addirittura rifiutato l'assistenza offerta dalla Capitaneria di Porto italiana che si era detta disponibile ad accompagnare la nave verso la Spagna, prendendo a bordo alcuni immigrati. In più, la stessa Spagna aveva inviato verso Lampedusa l'unità Audaz per dare assistenza alla Open Arms (18 agosto). E' quindi paradossale affermare che, per il solo fatto di essere entrata in acque italiane senza aver ottenuto il Pos, possa configurarsi il reato di sequestro di persona. Gli eventi dell'agosto 2019 - conclude la memoria - sono simili a quelli del 16 marzo 2018, che avevano coinvolto Open Arms e lo stesso comandante e rispetto ai quali la procura di Ragusa aveva già chiesto il rinvio a giudizio (accuse: violenza privata e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Il Viminale è parte lesa).