Chi conosce Giorgetti, lo ripete ogni volta che le posizioni del leader e del suo numero due si divaricano: "Giancarlo non mollerà mai Salvini". Quel che rende lo scontro nella Lega troppo palese per poter essere negato senza scoppiare a ridere è questo: nessuno vuole scalzare il capo. Diversa la posta in gioco, diversa la partita. Infatti Giorgetti, dopo aver imposto la sua linea ipergovernativa, assicura: "Con Matteo andiamo d’amore e d’accordo". Alle vecchie volpi del Transatlantico, ricorda la famosa frase "siamo la coppia più bella del mondo", pronunciata da Armando Cossutta un attimo prima di passare alle coltellate con Fausto Bertinotti. Stavolta,...

Chi conosce Giorgetti, lo ripete ogni volta che le posizioni del leader e del suo numero due si divaricano: "Giancarlo non mollerà mai Salvini". Quel che rende lo scontro nella Lega troppo palese per poter essere negato senza scoppiare a ridere è questo: nessuno vuole scalzare il capo. Diversa la posta in gioco, diversa la partita. Infatti Giorgetti, dopo aver imposto la sua linea ipergovernativa, assicura: "Con Matteo andiamo d’amore e d’accordo". Alle vecchie volpi del Transatlantico, ricorda la famosa frase "siamo la coppia più bella del mondo", pronunciata da Armando Cossutta un attimo prima di passare alle coltellate con Fausto Bertinotti. Stavolta, però, le cose sono diverse.

Il progetto di Giorgetti è condizionare il capo, convincerlo e magari costringerlo a seguire la linea che indica, ma senza lacerazioni e scissioni. Non si può dire che il ministro dello Sviluppo nasconda i suoi obiettivi. Sul Green pass la pensa all’opposto dell’amico: "L’estensione serve a tornare a essere liberi, il rischio era tornare indietro". Soprattutto, vuole che la Lega si trasformi nella colonna del governo, non solo oggi, ma anche domani: "In politica la leadership è fondamentale. Angela Merkel è stata la personalità più importante d’Europa, ma in questo momento noi abbiamo la figura di maggior spicco, ossia Mario Draghi". Con il premier l’Italia può collocarsi alla testa dell’Unione europea a pari merito con Germania e Francia. È questo l’interesse del Nord produttivo, dei governatori, dei ministri, della Lega che conta.

Finora Salvini si è ribellato a parole e si è uniformato a Giorgetti nei fatti. La politica della doppia faccia, secondo alcuni, non dispiacerebbe a Draghi. Di ostacoli reali non ne ha mai creati, in compenso argina l’avanzata del dissenso più serio della Meloni. Chissà se è vero: di sicuro l’ambiguità del Capitano qualche problema lo crea, specie a lui. La fetta di Carroccio che aveva scommesso sulla nascita di una Lega nazionale continua a sentirsi caricata e poi puntualmente delusa. Così, i malumori crescono e non è escluso che emergano in Aula. Le parole, poi, hanno un peso. Finché il leader continua a mitragliare, il progetto di fare della Lega il “partito di Draghi“ non può sfondare. Dopo le amministrative, Salvini dovrà decidersi ad abbandonare o almeno depotenziare la linea double face.

In parte, argomentano nel Pd, dipenderà dai risultati. Se sarà superato o tallonato da Fratelli d’Italia, dovrebbe spostarsi su posizioni più governiste. Se il voto confermerà la Lega prima forza e lui leader del centrodestra, potrebbe essere tentato dalla spallata per tornare alle urne. Analisi vera, ma parziale: nel Carroccio si aperto uno scontro più strutturale. Il fronte del Nord, attento più al Pil che ai sondaggi, vuole riprendere le redini del partito, archiviando il sogno della Lega nazionale. Guarda caso, nel suo giro tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia, ieri Salvini è salito sul palco di Montebelluna assieme al governatore Zaia (amato qui più di lui) sorridente: "Più cercano di dividerci, più ci rendono forti e uniti". Le amministrative serviranno pure a capire quanto quel progetto sia ancora potabile. A urne chiuse lo scontro ci sarà. Ma in gioco non ci sarà la testa di Salvini, che nessuno chiederà, ma la sua anima contesa tra il partito del Nord e quello di Borghi & co.