Matteo Salvini e Giorgia Meloni (Ansa)
Matteo Salvini e Giorgia Meloni (Ansa)
Tempi duri per il centrodestra. E così il giorno dopo l’autocritica sulle elezioni, Matteo Salvini ricalibra la sua strategia e torna di lotta più che di governo. Il segretario della Lega è convinto che l’impegno nel governo Draghi gli abbia nuociuto non meno che la scelta tardiva e sbagliata di molti candidati. Il combinato disposto ha penalizzato in primis la Lega e Forza Italia, meno Fd’I, che è anzi in crescita e rivendica di essere il primo partito della coalizione. E quindi, s’è convinto il Capitano, serve una scossa. Non solo per salvaguardare i suoi voti dalle mire di Giorgia Meloni ma anche per proteggersi dalle strategie dei “centristi“ della Lega. Elezioni comunali 2021: i risultati di tutte le città...

Tempi duri per il centrodestra. E così il giorno dopo l’autocritica sulle elezioni, Matteo Salvini ricalibra la sua strategia e torna di lotta più che di governo. Il segretario della Lega è convinto che l’impegno nel governo Draghi gli abbia nuociuto non meno che la scelta tardiva e sbagliata di molti candidati. Il combinato disposto ha penalizzato in primis la Lega e Forza Italia, meno Fd’I, che è anzi in crescita e rivendica di essere il primo partito della coalizione. E quindi, s’è convinto il Capitano, serve una scossa. Non solo per salvaguardare i suoi voti dalle mire di Giorgia Meloni ma anche per proteggersi dalle strategie dei “centristi“ della Lega.

Elezioni comunali 2021: i risultati di tutte le città

Il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, un fedelissimo del segretario, lo dice apertamente a Radio 24: "Se i nostri elettori non sono andati a votare è forse perché non apprezzano la nostra azione di Governo: vuol dire che dovremmo concentrarci di più su quello. Stiamo al governo, ma vogliamo incidere di più. Dobbiamo essere più visibili, più evidenti". E quindi, Lega di lotta e di governo.

Ma così far tornare i conti della coalizione sarà sempre più complicato. "La nostra sfida è crescere tutti insieme nel centrodestra – dice soddisfatta Giorgia Meloni a “Porta a Porta“ – ma rispetto ai dati altissimi della Lega alle Europee credo ci sia un elettorato di ritorno di destra. Penso che la crescita di Fratelli d’Italia sia dovuta al fatto che è tornato a casa un elettorato di destra che prima non votava Fd’I perché temeva di non incidere sul voto, avevamo i voti nel congelatore".

Il centrodestra appare troppo litigioso, troppo polarizzato verso il sovranismo e poco concentrato nel promuovere un personale poltico di qualità.

Il Cavaliere, nei giorni scorsi, aveva fatto capire che a suo giudizio con l’asse sovranista Salvini-Meloni non si va da nessuna parte, figuramoci a Palazzo Chigi. Ma ovviamente i leader di Lega e Fd’I su questo non ci stanno. E semmai invocano l’unità in vista dei ballottaggi. "Serve un gioco di squadra, quando si va in battaglia si combatte insieme – dice il presidente di Fd’I –, sentirò Salvini e Berlusconi, chiederò loro e a tutti gli esponenti di centrodestra di concentrarsi su Michetti, e chiederò uno stop al tafazzismo di chi cerca sempre il pelo nell’uovo...".

Subito dopo aver fatto appello all’unità la leader di Fdi nega però la narrazione salviniana della sconfitta del centrodestra, rivendicando l’exploit del suo partito: "Certo, si poteva fare meglio – dice – ma non mi sento sconfitta, non stiamo parlando di una debacle, ma di un’ottima affermazione di Fd’I, che intendo rivendicare".

Il problema è che ad andare male è stato il centrodestra, ma questo sembra contare di meno per la leader della destra. Che ieri ha tentato una fuga in avanti: "Il centrodestra – ha detto – è d’accordo sul fatto che Draghi potrebbe essere un buon presidente della Repubblica e che in quel caso si potrebbe tornare a votare subito". A smentirla poco dopo su un’eventuale intesa è stata Forza Italia, stupita dalle dichiarazioni a nome della coalizione ("non c’è nessun accordo nel centrodestra su questo"), mentre Salvini si è mostrato molto freddo sull’ipotesi, limitandosi a ripetere che "delle elezioni di febbraio si parlerà allora, ora si parla di ottobre".

Ancora una volta, divisioni. Il fatto è che nonostante gli appelli a serrare le file i tre attori principali dello schieranento di centrodestra continuano ad andare ciascuno per proprio conto, due nel governo e uno all’opposizione. L’esito poco brillante delle loro comunali è anche dovuto a questo.