Roma, 9 settembre 2018 - Di Maio che non incontra ma telefona nella notte a Salvini, Conte che fa da paciere con entrambi, incassando il «grazie» di Salvini, il Quirinale che vigila e che, ovviamente, chiede a tutti i principali attori del governo di «abbassare i toni». Sembra finita bene la prima, vera, crisi di governo interna alla maggioranza. Eppure, proprio di vera crisi si è trattato. Tutto inizia quando Salvini attacca i giudici, arrabbiato e amareggiato per due decisioni che ancora gli bruciano: quelle del tribunale di Genova e della procure di Agrigento. Salvini, sabato, ci va giù duro: parla di «attacco politico dei magistrati», li sfotte («Io sono stato eletto, voi no») e i toni sembrano quelli del Berlusconi d’antan contro i giudici. I 5Stelle reagiscono male («Sei come Berlusconi», appunto), a partire dal ministro alla Giustizia Bonafede, l’Anm e il Csm insorgono. Ovviamente, Mattarella si preoccupa e telefona a tutti i protagonisti chiedendo di «abbassare i toni». Ma soprattutto Mattarella, che il Csm lo presiede, chiama Conte, chiedendogli un intervento ‘moderatore’. 

Sabato notte parte la telefonata di Di Maio a Salvini (non un «incontro», come ci tengono a sottolineare i salviniani): «Così non si parla dei magistrati che vanno rispettati».

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La crisi esplode in pubblico, sui giornali, a colpi di interviste. Conte, e qui siamo a ieri, dal suo paese, Ceglie Messapica, prova (e riesce) a calmare gli animi di entrambi: «Da avvocato avrei difeso Salvini», dice, ma il sottotesto – sottolineano fonti del governo – è che il leader leghista si deve «comunque» sottomettere alla legge e alla giustizia. Salvini più tardi telefona a Conte e lo ringrazia per la solidarietà e la vicinanza espressa per le note vicende, mentre i suoi negano ogni incontro/scontro con Di Maio e sostengono che i rapporti tra i due vicepremier sono ottimi. In ogni caso, il leghista fa una vera mezza marcia indietro: «Non c’è alcun golpe giudiziario» e, allargando l’orizzonte, «conto di fare per almeno 5 anni il ministro dell’Interno». Traduzione: non porterò il Paese alle urne, non cerco crisi di governo.

Conte, questa volta da Cernobbio, cerca di rassicurare non solo gli italiani, ma anche, e soprattutto, gli investitori economici, la Ue, i mercati. Infine, dice anche che «siamo persone serie e non una banda di scriteriati» e questa sembra detta a nuora (Ue) perché suocera (Salvini) intenda.

Come al solito, però, è stato decisivo l’intervento silenzioso e discreto, ma energico, dell’inquilino del Colle: "Trovate il modo – recita – di spegnere l’incendio che avete appiccato". Mattarella avrebbe preferito, almeno da Salvini, una retromarcia più tempestiva, ma il monito vale per tutti. E presto Mattarella parlerà anche in chiaro: il 25 settembre presiederà la riunione del nuovo Csm, post era Legnini. In quell’occasione troverà di sicuro il modo per dire che la magistratura italiana e le sue sentenze "vanno rispettate".