Roma, 30 luglio 2018 - "Aggredire e picchiare è un reato, a prescindere dal colore della pelle di chi lo compie, e come tale va punito. Ma accusare di razzismo tutti gli italiani e il governo in seguito ad alcuni limitati episodi è una follia».
Parola di Matteo Salvini, ministro dell’Interno che interviene così sulla di reati nei confronti di immigrati registrati negli ultimi giorni. Il ministro non si volta dall’altra parte, ma neppure butta la croce sugli italiani. «Ricordo che i reati commessi ogni giorno in Italia da immigrati sono circa 700, quasi un terzo del totale – aggiunge Salvini – e questo è l’unico vero allarme reale contro cui da ministro sto combattendo». 

Il Pd gli contesta una «responsabilità morale» per l’aggressione al 19enne senegalese in Sicilia, ma l’accusa rimbalza di fronte alla comunicazione di Salvini. Che fa leva non tanto sul razzismo, ma sull’identità. Ieri infatti il ministro oltre a intervenire sul tema razzismo, allarga il discorso sulla natalità. «Un Paese dove non nascono bambini è destinato a morire – dice –. Alla fine di questo mandato il Governo sarà valutato sul numero di nuovi nati più che sul suo debito pubblico» e «noi – ricorda – abbiamo creato un ministro della Famiglia perché lavori sulla fertilità, sui bambini, su un sistema fiscale che tiene conto delle famiglie numerose». Per il ministro le mancate nascite non possono essere sostituite dagli sbarchi, come «indica la sinistra», usando l’argomento come una «scusa» per «importare migranti». In gioco «c’è la nostra tradizione, la nostra storia, la nostra identità».

Argomento delicato, che tira in ballo anche il rapporto con la Chiesa. La copertina di Famiglia Cristiana («Vade retro Salvini») brucia, ma il ministro in un’intervista al Sunday Times ribalta il sermone. «Persino nel Vangelo si può trovare ampia conferma che numeri e limiti sono importanti», sostiene, accusando poi «una minoranza della chiesa politicamente motivata» di averlo attaccato. Il titolare del Viminale è però a getto continuo. E apre un nuovo fronte quando cinguetta su Twitter «Tanti nemici, tanto onore!», in riferimento alle critiche nei suoi confronti. 

Matteo Orfini, presidente del Pd, è durissimo: «Chi ha giurato sulla Costituzione nata dalla lotta antifascista non si deve permettere di rendere omaggio a Mussolini. Salvini si scusi». Ma sul social, la frase di Salvini raccoglie migliaia di consensi. Così il ministro non risponde al Pd ma dribbla le polemiche. E posta una foto che lo ritrae in posa su una moto d’acqua della polizia. «Immenso orgoglio e rispetto per il lavoro della nostra polizia di Stato, impegnata nel garantire la sicurezza sulle nostre spiagge e nei nostri mari», scrive commentando se stesso. 

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