Il ministro dell'Economia Gualtieri col premier Conte (LaPresse)
Il ministro dell'Economia Gualtieri col premier Conte (LaPresse)

Roma, 2 dicembre 2019 - Il momento della verità è rinviato al 10 dicembre. Quando il Parlamento potrà dire la sua su Mes e dintorni. Fino a quel giorno si tratterà, ma non in una condizione di «inemendabilità» come aveva detto il ministro Gualtieri. Si conclude così,con una vittoria ai punti dei cinquestelle, un vertice lunghissimo.
Che l’aria fosse questa si era capito all’ora di cena, quando Di Maio ha battuto i pugni sul tavolo: «Cari signori, per noi c’è molto da rivedere e ora tocca a Camera e Senato dire come la pensano. Fra 10 giorni, quando il premier tornerà in Aula per il Consiglio europeo, si deve votare una risoluzione di maggioranza che impegni il governo a rinviare la firma del Mes in attesa delle modifiche». Su queste parole sembra infrangersi la mediazione messa a punto da Conte, Gualtieri e il Pd sulla «logica del pacchetto». Ovvero la pretesa di garanzie immediate dai partner europei sull’altra partita cara all’Italia, quella del completamento dell’Unione bancaria, previo via libera al Meccanismo europeo di stabilità.

Non solo la posizione del leader M5s resta rigida, aumentando i sospetti dei democratici che cerchi un appiglio per aprire la crisi (se la maggioranza non si ricompatta, il voto del 10 sarebbe esiziale) ma il governo deve fare i conti anche con un Renzi arrembante. Che invece di andare a Palazzo Chigi va in tivù e spara sulla riforma grillina della prescrizione: «Non è civile. Condivido pienamente il Pdl Costa che la cancella».

E pensare che, quando la riunione si è aperta, campeggiava ottimismo. Con qualche sinistro scricchiolio visto che Italia viva aveva deciso di boicottarla per cui al tavolo di Conte si sedevano solo le delegazioni del Pd (Franceschini, Amendola, Gualtieri), di M5s (Di Maio, Fraccaro, Patuanelli) e Leu con Speranza. Netto il leader di IV: «Basta con questi incontri alla Beautiful. A litigare del resto sono Pd e M5s. Il Mes non danneggia l’Italia, avvantaggia le banche tedesche».

Non è un grande viatico per un summit caldeggiato dal Colle, convinto che la posizione dell’Italia non possa restare ambigua. Da giorni, da lassù filtrava una crescente esasperazione. Non a caso, ieri mattina Castagnetti – molto vicino al presidente – faceva un twitter significativo: «E’ oggettivamente difficile continuare a governare così, dove i 5stelle rimettono in discussione ogni cosa ogni giorno, pensando solo a un ipotetico vantaggio elettorale, disinteressandosi della credibilità del paese. Caliamo il sipario?». In linea c’è il Pd, con Gualtieri che chiede di non essere ingessato da un mandato troppo vincolante mercoledì all’eurogruppo.

Una richiesta che Di Maio rinvia al mittente. C’è tempo per tornare a trattare ma è chiaro che oggi in Parlamento, dove il premier dovrà «informare» deputati e senatori sullo stato dell’arte, se ne vedranno delle belle. Non solo lo scontro con l’opposizione sarà violentissimo, visto che Conte rinfaccia a Salvini la risoluzione approvata il 12 giugno all’epoca del governo giallo-verde e il leghista replica:. «In aula sapremo se Conte ha tradito o non ha capito sul Mes». Ma si potranno vedere fuochi d’artificio anche nella maggioranza, tra il governo, M5s e il Pd bencè Franceschini assicuri: «L’incontro sul Mes è andato bene, non si chiede slittamento alla Ue».