Di Maio incontra ileader dei sindacati
Di Maio incontra ileader dei sindacati

Roma, 14 marzo 2019 - Circa tre milioni di lavoratori, più di uno su cinque, guadagna meno di 9 euro lordi l’ora, la soglia che i grillini vorrebbero fissare come salario minimo. Un livello base che, se fosse introdotto, comporterebbe un aumento di stipendio annuo di più di mille euro, ma anche un aggravio di costo per le imprese ci circa 2,3 miliardi. Un conto che salirebbe in maniera esponenziale, fino a 34 miliardi di euro, se il riferimento fosse quello dei 9 euro netti, come prevede l’analoga proposta del Pd. È su questi numeri che si gioca la battaglia sulla retribuzione minima legale, l’ultima bandiera issata dai 5 Stelle, dopo quella del reddito di cittadinanza. Una bandiera che, però, il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, punta a far sventolare con prudenza, per l’ostilità manifestata non solo delle associazioni imprenditoriali ma anche dei sindacati, sulla scorta del timore che la nuova misura potesse vanificare i contratti collettivi nazionali. 
 
La nuova stagione di confronto, inaugurata ieri da una riunione al ministero dello Sviluppo tra il vicepremier e i leader di Cgil, Cisl e Uil, prevede, infatti, un tavolo ad hoc proprio sul salario minimo. Che – rassicura Di Maio – "non vuole superare la contrattazione sindacale". Prima, però, si partirà da un confronto sullo sblocca-cantieri, che porterà domani in piazza i sindacati del settore edile, per poi seguire con il decreto crescita. Quel che è certo, però, è che il dossier sul salario rimane aperto. Per i tecnici dell’Inps, ascoltati ieri al Senato, il 22% dei dipendenti privati è, infatti, sotto il limite di 9 euro lordi (senza considerare quelli domestici che hanno retribuzioni medie ancora più basse, mentre il 40% ha comunque una retribuzione oraria inferiore a 10 euro), con il corollario che l’introduzione del minimo finirebbe per produrre comunque un incremento delle retribuzioni. Aumento che gli economisti dell’Istat calcolano in media di 1.073 euro l’anno per 2,9 milioni di lavoratori, con un costo per le imprese di 3,2 miliardi (ma che secondo l’Inapp supererebbe i 4 miliardi). Ad avere retribuzioni basse sono soprattutto le donne e gli under 35. Il settore coi salari dei dipendenti più bassi è l’artigianato (il 52% è sotto la soglia) seguito dal terziario (è inferiore il 34%), mentre nell’industria solo un dipendente su 10 ha un salario più basso di quello minimo proposto. Il salario orario fissato a nove euro lordi, ha spiegato l’economista dell’Ocse Andrea Garnero, porterebbe le retribuzioni italiane al livello delle minime più elevate in Europa col sostanziale adeguamento alla Germania. 
 
E fin qui le analisi e le stime riguardano la proposta grillina. Se si prende in esame quella sostenuta da alcuni senatori del Pd (ma il nuovo segretario Nicola Zingaretti è freddo), i costi lievitano a livelli esponenziali. Il tetto a 9 euro netti (sarebbero oltre 13 lordi), secondo l’Inapp, finirebbe per riguardare oltre la metà dei lavoratori dipendenti con un aggravio di costo per le imprese di oltre 34 miliardi. I rischi di un salario minimo troppo alto, ha spiegato Garnero, sono principalmente di una riduzione dell’occupazione o di una riduzione delle ore lavorate (con l’imposizione di part-time).