Scrivendo nel 1954 il celebre racconto “Un marziano a Roma”, Ennio Flaiano non pensava che cinquant’anni dopo il Marziano sarebbe arrivato davvero. Purtroppo è arrivato nelle vesti più pericolose, quelle di sindaco. Fino a ieri sera Roma, la città capitale d’Italia, la città del Giubileo, è stata ostaggio di un sindaco marziano che non aveva da molto tempo la fiducia dei suoi cittadini e – purtroppo solo da tempi assai più recenti – quella del partito che lo ha portato al Campidoglio. Un sindaco che ha detto bugie (su un avviso di garanzia anche ai suoi stessi assessori) e ha compiuto una serie di pasticci (dalla gaffe col Papa a quella sugli scontrini dei pasti) affrontati con il candore tipico di quelli che immaginiamo extraterrestri. È la prima volta che il sindaco di una grande città è costretto a dimettersi perché si dimette la maggioranza assoluta dei consiglieri comunali. Lo ha fatto dopo settimane in cui è andata in scena quella che perfino l’Osservatore romano ha definito “una farsa”. La vicenda Marino dimostra quanto sia enorme il potere dei sindaci eletti direttamente dai cittadini, quanto sia difficile mandarli via se non funzionano e quanto siano pericolose le primarie soprattutto per il Pd.

Questo partito, grazie alle primarie, ha sindaci non suoi a Milano, Genova, Cagliari, Napoli. Ha avuto un sindaco ‘suo’ a Roma e ne abbiamo visto gli effetti. Molto simili a quelli che si vedono in Sicilia con la presidenza Crocetta. Ieri sera il dramma si è consumato perché Marino, irritato perché non gli è stato consentito lo show in consiglio comunale, ha detto in conferenza stampa di essere stato ‘accoltellato’ dal suo partito. Il delitto ha i nomi di 26 esecutori e un unico mandante. Chi? Non è difficile individuarlo nel presidente del Consiglio che da tempo ha rotto i ponti con l’imbarazzante sindaco di Roma. È stato Renzi a staccare la spina a un malato terminale nella dimensione politica e nell’immagine pubblica.

E Renzi ieri sera, nel corso di un lungo colloquio per il mio libro in uscita, ha replicato con duro realismo: "Marino non è vittima di una congiura di Palazzo, ma un sindaco che ha perso contatto con la sua città". E adesso? Matteo Renzi, figlio delle primarie, ha difficoltà a non farle, ma al tempo stesso va convincendosi sempre di più che sarebbe più corretto che fosse il partito, come accade altrove, ad assumersi la responsabilità di una designazione così pesante. Ma il suo obiettivo primario oggi è Roma.

"Faremo di tutto – mi ha detto Renzi ieri sera – per fare del Giubileo con Roma ciò che è stato l’ Expo per Milano". Il presidente del Consiglio si è dato una nuova scommessa. Far dimenticare il disastro Marino con un ‘dream team’ che affianchi il commissario prefettizio nei sette mesi che ci separano dalle elezioni. L’ Expo sembrava affondato appena un anno fa dopo i clamorosi arresti per corruzione e con ventuno milioni di visitatori è stato un successo. Comincerà la rivincita della capitale più sfortunata d’Europa?