Elezioni, Renzi, Serracchiani e Orfini in conferenza stampa (Afp)
Elezioni, Renzi, Serracchiani e Orfini in conferenza stampa (Afp)

Roma, 6 giugno 2016 - Alle 12 in punto inizia la conferenza stampa di Matteo Renzi sul risultato della tornata elettorale. Il premier si presenta affiancato da Debora Serracchiani, Lorenzo Guerini, Matteo Orfini e Valentina Paris, responsabile dem per gli Enti locali.
Renzi esordisce così: "Non sono chiusi ancora i seggi e già si torna al teatrino della Prima Repubblica per cui hanno vinto tutti... Io non sono così, noi non siamo tra quelli che dicono 'abbiamo vinto'. Il dato è difficile da commentare a livello nazionale, come avevamo detto. I numeri lo dimostrano: a Roma il centrodestra diviso è andato male. A Milano e Trieste c'è. La destra per come l'abbiamo conosciuta è profondamente in fibrillazione ma continua a essere presente".

E anche sui Cinque Stelle, il premier rileva: "Ottiene un risultato buono a Roma, buono a Torino, va al ballottaggio anche in altre città, ma fallisce clamorosamente a Milano, a Trieste, a Napoli e in molte altre città". Per quanto riguarda il Pd, "noi non siamo contenti, non mettiamo il sorriso d'ordinanza... Volevamo fare meglio, soprattutto a Napoli, dove c'è stato il risultato peggiore del Pd. A Napoli il Pd da qualche anno non riesce a esprimersi al meglio. In provincia è andata meglio, ma c'è il 'baco' di Napoli: andiamo molto bene a Caserta e Salerno". Insomma, un partito da commissariare, nel capoluogo partenopeo. "A Napoli farò una proposta sulla città, deve ripartire da zero, faremo una proposta commissariale per il Pd nella città: abbiamo perso nel 2011 e nel 2016".

Riguardo poi al risultato di Roma, Renzi si mostra piuttosto soddisfatto: "Giachetti ha fatto un mezzo miracolo, una campagna difficile ma c'è, è in campo, se la giocherà al ballottaggio come succederà a Torino e a Bologna". E ancora: "Giachetti deve fare Giachetti, deve raccontare cosa vuole fare per Roma, emergerà la differenza. I punti di distacco tra Giachetti e la Raggi sono meno di quelli tra Fassino e Appendino, la partita è aperta - sice ancora Renzi - Con i ballottaggi si riparte sempre dallo zero a zero, auguri e in bocca al lupo. Comunque sarà un giudizio locale a decidere".

E continua: "L'elemento chiave da utilizzare  è che gli elettori sanno scegliere, fanno zapping con la scheda elettorale: se un candidato li convince lo votano, se non li convince no. Il dato di fatto è che c'è una libertà di voto che rende impossibile dare un giudizio nazionale". Ma il Pd non è contento, "da segretario del Pd dico: possiao e dobbiamo fare meglio - sottolinea Renzi -  Occhio ai numeri, dico anche: nella stragrande maggioranza delle città i nostri candidati stanno sopra il 40%, certo il partito ha problemi che deve affrontare, e noi ci impegneremo".

Anche rispondendo alle domande dei cronisti, il premier ribadisce: "Alle elezioni dei sindaci i cittadini hanno votato per i sindaci: questo spiega perché nelle stesse aree territoriali il nostro partito ha avuto risultati molto diversi. Ma questo vale anche per gli altri partiti - è la lettura - Sulla via Emilia, tra Bologna, Ravenna e Rimini, tre capoluogji di zone rosse, ci sono risultati ben diversi. Io credo che si possano vincere tutti e tre. Sono le stesse zone ma c'è un giudizio diverso - insiste e si chiede - Perché i 5 stelle vanno bene a Roma e crollano a Napoli?". Anche gli altri, è il messaggio, hanno risultati a macchia di leopado, non sono forti dappertutto. Quanto alla minoranza interna, Renzi svicola: "E' una domanda in politichese: tutte le discussioni interne alla sinistra in realtà portano a un risultato: se uno non vuole votare il Pd che sta a sinistra vota M5S: mi pare una lettura difficilmente contestabile, visto Airaudo a Torino e Fassina a Roma..."


Poi il premier insiste: "Io sono affamato di vittorie, penso che il Pd sta al 35% a livello nazionale e in molti comuni sta sopra il 40%, ha risultati a macchia di leopardo". E insiste sul centrodestra: "Voi avreste detto che a Milano Berlusconi doppia Salvini?". Su Sala, il candidato fortemente voluto dal premier, Renzi dice di non essere per niente deluso: "Credo che Sala sia un ottimo candidato, che il ballottaggio a Milano sia un buon ballottaggio, sta al 41,9%, non al 30 o al 25%: è uno dei risultati migliori".

Alla fine Renzi vuole sottolineare una cosa che evidentemente gli sta molto a cuore: non c'è una "correlazione tra il risultato delle elezioni comunali con il referendum sulle riforme costituzionali. Sono partite profondamente diverse: ho detto che non avrei dato valore nazionale alle amministrative e mi pare di essere stato buon profeta per come sono andate".  "Mentre la questione del referendum costituzionale impatterà molto fortemente sull'azione del governo - ribadisce Renzi - al punto da aver già più volte evidenziato le ripercussioni in caso di fallimento. Penso che chi ieri ha dato un voto di protesta sul referendum non potrà che votare Sì perché il meccanismo è volete questa riforma o vi tenete il sistema istituzionale di oggi? Volete una riforma in cui chi vince governa o dopo primo turno ci sarà un grande inciucio?".

Sui ballottaggi del 19 giugno l'appello finale: "Gli elettori non decideranno certo secondo quello che dicono Brunetta, Fedriga e Quagliariello. Ciascuno voterà sulla base di cosa crede - dice il premier - Poco politichese, pancia a terra e testa alta. La campagna elettorale sarà incentrata sui temi delle singole città".