Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (Ansa)
Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (Ansa)

Roma, 21 dicembre 2019 - Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ostenta tranquillità: "Restano divergenze, ma il governo non cadrà sulla giustizia". Sulla prescrizione, tuttavia, potrebbe esserci un inciampo fragoroso. Prima della fine dell’anno. Per dirla con Maria Stella Gelmini (Forza Italia), infatti, "Pd e Iv hanno dormito fino ad oggi, e ora si sono svegliati di soprassalto". Il nodo della riforma della prescrizione, infatti, non è stato sciolto nella riunione di maggioranza di giovedì (dove si è trovata invece un’intesa sulle intercettazioni) e dunque la riforma entrerà in vigore il 1° gennaio.

Per i grillini quella data non si discute; renziani e dem ieri hanno forzato la mano annunciando una proposta di legge per ridare tempi certi ai processi. Dal Senato, poi, il capogruppo dem Marcucci, ha lanciato un appello: "Vediamoci prima del 7 gennaio (incontro di maggioranza sulla giustizia, ndr), non è possibile accettare che i processi abbiano tempi infiniti". Bisogna depositare un testo condiviso entro fine anno che "compensi" l’entrata in vigore dell’addio alla prescrizione. Dal Pd è arrivata una proposta di legge che dovrebbe introdurre un limite (4 o 5 anni) oltre il quale la prescrizione dopo il primo grado riprende a ’correre’. "Senza segnali dai 5 Stelle - annuncia il dem Alfredo Bazoli - ci sentiremo liberi di proseguire l’iter parlamentare". Insomma, "è una barbarie", tuona Salvini che, pure, la riforma l’ha votata sostenendo, quando era al governo con M5s, il ddl Anticorruzione. "Saranno tutti corresponsabili di questo ergastolo processuale", attaccala Gelmini. Dai 5 stelle silenzio tombale.