La renziana Elena Bonetti, 46 anni, ministra dimissionaria, prepara gli scatoloni
La renziana Elena Bonetti, 46 anni, ministra dimissionaria, prepara gli scatoloni
Roma, 15 gennaio 2021 - "Bene, ora vedremo in Parlamento chi ha azzeccato i conti" sorride Matteo Renzi, mentre gli passano le veline di Palazzo Chigi (e del Pd) che garantiscono una maggioranza ‘certa’ (cioè politica e non solo numerica). Che, al Senato, vuol dire superare quota 161 voti, il cosiddetto quorum del plenum. "Quello di Conte – ragiona Renzi con i suoi – è un azzardo. Non hanno i numeri. Si fermano a 151, altro che 161". In casa di Italia Viva ci si prepara al redde rationem cercando di non perdere lo spirito con il quale sono state prese le ultime decisioni. "Abbiamo posto dei problemi politici, di merito e di metodo, e ci hanno risposto con il mercimonio delle poltrone – sbotta l’ex segretario del Pd –. Ne prendiamo atto. Se vincono avranno...

Roma, 15 gennaio 2021 - "Bene, ora vedremo in Parlamento chi ha azzeccato i conti" sorride Matteo Renzi, mentre gli passano le veline di Palazzo Chigi (e del Pd) che garantiscono una maggioranza ‘certa’ (cioè politica e non solo numerica). Che, al Senato, vuol dire superare quota 161 voti, il cosiddetto quorum del plenum.

"Quello di Conte – ragiona Renzi con i suoi – è un azzardo. Non hanno i numeri. Si fermano a 151, altro che 161". In casa di Italia Viva ci si prepara al redde rationem cercando di non perdere lo spirito con il quale sono state prese le ultime decisioni. "Abbiamo posto dei problemi politici, di merito e di metodo, e ci hanno risposto con il mercimonio delle poltrone – sbotta l’ex segretario del Pd –. Ne prendiamo atto. Se vincono avranno una maggioranza risicata. Se perdono, Conte andrà a casa e si farà una maggioranza senza di lui".

"Ma siamo proprio sicuri – si chiede poi un big renziano, pasdaran della prima ora – che il Colle sia soddisfatto e contento che Conte abbia deciso non solo di andare alla conta al Senato, ma di volerlo fare subito, senza prima mettere in sicurezza scostamento di bilancio, decreto Ristori e altri provvedimenti? Soprattutto chiedendo e ottenendo non un semplice voto, via risoluzioni, sulle sue comunicazioni, ma strappando un drammatico voto di fiducia sul suo governo e sul suo operato?". Una domanda che si fanno non solo i renziani, i più interessati a una risposta negativa ("No, il Colle non è affatto contento").

Insomma, nonostante la tempesta che, a partire dall’altro ieri, si è abbattuta sulle loro teste, soprattutto da parte dei dem, Renzi e i suoi ostentano sicurezza. Il leader di Italia viva ha riunito i gruppi parlamentari: la riunione dei trenta deputati renziani è andata discretamente ("Al massimo ne perdiamo due o tre", ammette sconsolato un colonnello del partito), ma paradossalmente quella del gruppo al Senato è andata anche meglio.

"Non ne perdiamo nessuno", giurano e spergiurano fonti renziane, cercando di ribaltare la narrazione che sparge, e a piene mani, il Pd ("Almeno in 5-6 molleranno Renzi, forse 8"). E lo stesso Renzi carica così i suoi 18 senatori: "Dobbiamo essere compatti come una falange macedone. E lo siamo. Ci stanno attaccando da tutte le parti, ma siamo persone libere che le poltrone le lasciano, non le prendono".

In verità, che neppure un senatore sia tentato dalla fuga verso il mondo – e il nascituro gruppo – dei Costruttori (ex Responsabili), è pretendere troppo da chi non è, di suo, un cuor di leone. Si parla di almeno un paio di esponenti sul punto di lasciare. Riccardo Nencini – toscanaccio e socialista nel midollo, ghibellino quanto Renzi è guelfo – non solo fa parte del gruppo di Iv, ma il gruppo stesso senza di lui non sarebbe mai nato.

È stato Nencini a prestare a Renzi il simbolo del Psi, di cui era segretario, per mettere in campo il gruppo Iv. Ieri, Nencini ha firmato una nota, con l’attuale segretario socialista, Enzo Maraio (giovane e vicino al Pd), ambigua: "Vogliamo essere Costruttori, ma costruendo l’unità del centrosinistra". Nota che nel Psi traducono così: "Siamo in contatto con entrambe le parti, Renzi e Zingaretti, per cercare una ricomposizione dentro la maggioranza, ma non lasciamo il gruppo né gli togliamo il simbolo per i posti".

Renzi, alle brutte, ha già pronta la contromossa: "Un gruppo di senatori provenienti da Forza Italia e dal Misto che viene con noi, in Iv, così il nostro gruppo supera i 18 senatori…". Sarà, si vedrà: l’appuntamento, in Senato, è fissato per martedì mattina. Una frase detta da Renzi ieri in tv è cruciale: "Conte ha preteso la conta in Parlamento. Bene. Lo aspettiamo qui, è la democrazia, bellezza. Se arriva a 161, governa ma bisogna vedere come. Se non ci arriva, nascerà e si farà un esecutivo diverso, con un altro. Certo, non si va alle elezioni, si vota nel 2023".