Matteo Salvini e Matteo Renzi (ImagoE)
Matteo Salvini e Matteo Renzi (ImagoE)

Roma, 15 ottobre 2019 - Matteo&Matteo. Insieme contro tutti. Promette di essere molto più avvincente di Italia-Lichtenstein il Renzi-Salvini di stasera alle 22.50 su Rai Uno. Appena terminata la partita degli azzurri, dall’arena televisiva di Porta a Porta andrà in onda il duello tra le personalità più tracimanti ed egocentriche della politica italiana. Bruno Vespa, padrone di casa e arbitro, già pregusta un’audience d’alto bordo. Perché, per significato politico e collocazione temporale, l’appuntamento rappresenta un unicum nel suo genere. 

Salvini-Renzi, scintille in tv. "Ti sei inventato il governo sotto al fungo". "Rosichi"

Mai si erano visti due leader di partito sfidarsi in modo così diretto e plateale, a distanza siderale dalle pregresse e future scadenze nazionali, e con modalità quasi bullesche. Renzi, appena uscito dal Pd, il 17 settembre – proprio dagli studi Rai di via Teulada – chiama Salvini al faccia faccia, in una classica situazione win-win: in caso di accettazione, bersaglio centrato; in caso di rifiuto, è l’avversario ad apparire vigliacco. Salvini non ci pensa un attimo e già durante la trasmissione aderisce al confronto. «Ha abboccato», sorridono dall’entourage dell’ex premier. "No, sa quel che fa", replicano dallo stato maggiore leghista. 

Piaccia o no agli esteti, i due Matteo hanno la certezza intima – e quindi anche cosmica – di essere indispensabili l’uno all’altro. E si regolano di conseguenza. Al netto degli autogol in curriculum (il referendum istituzionale 2016 per il rottamatore rottamato, la crisi agostana autofabbricata dal nulla per il profanatore dell’accoglienza), sono entrambi convinti che nel giorno del voto, quando arriverà, gli italiani dovranno scegliere tra uno di loro e non tra altri. 

Perché nel frattempo il campo sarà stato sbaragliato. Semplificato. Azzerato da ogni candidato carente di personalità. Riportato a un dualismo di stile maggioritario anche se nel frattempo, magari, fosse stata approvata una legge elettorale proporzionale che Salvini aborre e neppure Renzi caldeggia. La ammette solo come extrema ratio per fermare la scalata avversaria, qualora le Regionali alle porte assegnassero altri territori-chiave al centrodestra di matrice salvinista. 

Le cifre odierne sono impietose. Al peso sondaggistico il leader del Carroccio lampeggia un fluorescente 32% pur essendo all’opposizione, mentre dai banchi della maggioranza il neofondatore di Italia Viva riscuote appena il 5-6% (a soli 29 giorni dalla discesa in campo). Se la politica fosse matematica, questo duello non andrebbe in onda. Ma la politica va oltre i numeri, immagina scenari, ipotizza rivincite, scolpisce vendette o lezioni di stile. 

Salvini si toglie un sampietrino dagli anfibi: "Quando Renzi era potentissimo e la Lega piccola, io avevo chiesto decine di volte un confronto ma lui scappò sempre, non volle mai farlo. Io sono diverso e se anche oggi la Lega è il primo partito non dico mai di no a nessuno". Come dire: coniglio lui, non io. Che andrò in tv senza tirarmi indietro. 

Così diversi e così uguali, così amati dai propri fan ed esponenzialmente detestati da tutti gli altri, Renzi e Salvini stasera se le daranno secondo copione. Ognuno col suo stile. Ognuno con la sua storia. Di certo a immediato beneficio delle rispettive tifoserie, con inevitabile finzione stile wrestling. 

L’Antipatico e il Truce sanno che la corona italiana non è in palio stanotte, ma sarà assegnata a chi occuperà meglio il centro mobile del ring. Un lavoro lungo ed estenuante che vede Salvini già riformattato: sempre iperattivo e chilometricamente incontenibile, ma anche meno estremo, per toni e rassicurazioni, durante la martellante campagna in Emilia-Romagna e Umbria, decisivo trampolino per la riscossa nazionale. 
Al contrario, Renzi prova a destreggiarsi nell’acrobatico funambolismo di sorridere credibilmente ai moderati e pungolare adeguatamente il governo. Perché l’esecutivo in carica è considerato come un bel soufflé: non può ammosciarsi troppo in fretta, non deve gonfiarsi di eccessive ambizioni.

Infatti ci saranno anche diversi spettatori in ansia, stasera: Giuseppe Conte a Palazzo Chigi immerso nelle tabelle della legge di stabilità, Luigi Di Maio rifugiato in casa dopo le contestazioni al decennale 5 stelle, Silvio Berlusconi ammanettato a improbabili ed estemporanee suggestioni di piazza, Nicola Zingaretti mai iscritto a concorsi di leadership fuori del Pd.  Non c’è niente da fare: la narrativa del momento illumina l’ex premier sfidante e l’aspirante premier sfidato. Entrambi ben felici di spartirsi la ribalta: un giudice sportivo appena serio parlerebbe di combine.