Matteo Renzi lascia il Pd (Dire)
Matteo Renzi lascia il Pd (Dire)

Roma, 17 settembre 2019 - La scissione di Renzi e dei renziani (non tutti) agita il Pd, e non poteva essere diversamente. L'ex leader spiega le sue ragioni, il segretario Zingaretti bolla la scelta come un errore ma sottolinea che il partito - e il governo - va avanti. Franceschini paragona la situazione al '21-'22. Pisapia augura "buon cammino" e Fiano parla di "sogno infranto di una sinistra unita". Dal canto suo, la neoministra Teresa Bellanova assicura: "Sto con Renzi, ma non è scissione". E spiega che la mossa: "Non mette in crisi il governo ma lo rafforza". Paolo Gentiloni, commissario europeo all'Economia, twitta il suo dispiacere: "Per me il #Pd non è un episodio. È il progetto di una vita. Ci ho lavorato con #Veltroni e #Renzi, sono stato in minoranza con #Bersani. Oggi è uno dei partiti progressisti europei più forti e aperti al futuro. In tempi così difficili, teniamocelo stretto. E guardiamo avanti". 

Sul fronte pentastellato, si asicura che non cambia nulla per il governo giallorosso, ma il 'divorzio' sarebbe stato tema di contatti tra il premier Conte e Luigi DI Maio.

Renzi: "Casa nuova per politica diversa"

Nel giorno dell'addio al Pd Matteo Renzi è molto attivo sui social. A Facebook l'ex leader dem affida un lungo post che inizia così "Ho deciso di lasciare il Pd e di costruire insieme ad altri una Casa nuova per fare politica in modo diverso". E continua: "Dopo sette anni di fuoco amico penso si debba prendere atto che i nostri valori, le nostre idee, i nostri sogni non possono essere tutti i giorni oggetto di litigi interni. La vittoria che abbiamo ottenuto in Parlamento contro il populismo e Salvini è stata importante per salvare l'Italia, ma non basta". 
Come sarà la nuova casa do Renzi? "Giovane, innovativa, femminista, dove si lancino idee e proposte per l’Italia e per la nostra Europa - spiega nel post - C’è uno spazio enorme per una politica diversa. Per una politica viva, fatta di passioni e di partecipazione. Questo spazio attende solo il nostro impegno".

Quanto al suo ex partito, Renzi spiega: "Lascio le polemiche e le dietrologie a chi sta nei palazzi. Io sorrido a tutti e auguro buon ritorno a chi adesso rientrerà nel Pd. E in bocca al lupo a chi vi resterà. Per me c’è una strada nuova da percorrere. Lo faremo zaino in spalla, passo dopo passo. La politica richiede proposte e coraggio, non solo giochi di corrente. Noi ci siamo. Offriamo il nostro entusiasmo a chi ci darà una mano. Offriamo il nostro rispetto a chi ci criticherà. Ma offriremo soprattutto idee e sogni per l’Italia di domani". Infine, il saluto: "Ci vediamo alla Leopolda"

E in nottata su Twitter scriveva: "'Due strade trovai nel bosco e io scelsi quella meno battuta. Ed è per questo che sono diverso'. Come nella poesia di Frost noi scegliamo la strada più difficile e senza paracadute. La colonna sonora di questa notte è 'sul lungomare del mondo'''. E aggiunge il video dell'omonima canzone di Jovanotti:

Zingaretti: errore, ma pensiamo agli italiani

A stretto giro gli risponde il segretario dem Nicola Zingaretti, sempre via Twitter: "Ci dispiace. Un errore. Ma ora pensiamo al futuro degli italiani, lavoro, ambiente, imprese, scuola, investimenti. Una nuova agenda e il bisogno di ricostruire una speranza con il buon governo e un nuovo PD".

Nardella: "Rispetto la decisione di Renzi ma resto nel Pd"

E sempre su Twitter lo saluta Giuliano Pisapia: "Da scout a scout: non condivido ma buon cammino". Laconico, ma amaro, il tweet di Emanuele Fiano: "Quel sogno infranto sempre di una sinistra unita". Anche per Graziano Delrio Renzi ha sbagliato. "Il Pd è la nostra casa ed è il progetto più solido in campo per servire il paese - dichiara il presidente dei deputati dem -. Le divisioni non hanno mai portato al rafforzamento del centrosinistra", aggiunge. "Considero un errore la scelta di Renzi - conclude -. Per noi è una grave perdita ma anche per lui, che di questa comunità è stato segretario e leader di governo".

Pippo Civati paragona il nuovo partito di Renzi a quello di Calenda, e immagina che "quando faranno la legge elettorale proporzionale si tornerà a votare. Il Pd col proporzionale non c'è più. Se non c'è più un sistema elettorale che polarizzi su grandi partiti, è normale che ognuno si metta in proprio". E, attraverso Il MessaggeroCarlo Calenda lancia la stilettata al veleno: "Io non so che cosa dice Renzi perché ne dice molte e spesso non fa quello che dice. Quello che mi sembra è che la sua sia una scissione parlamentare, che non ha nulla di diverso rispetto ai comportamenti che originariamente voleva rottamare". 

Matteo Ricci twitta: "#iostonelPD un errore enorme la scissione di Renzi. Non credo nei partiti personali e le divisioni portano sempre male. I sindaci popolari aggregano, non dividono". 

Anche la ministra della Famiglia Elena Bonetti segue l'ex leader Pd: "Quella tracciata da Matteo Renzi è una strada di libertà e coraggio, che appartiene pienamente a me e alla mia storia personale", scrive su Fb. 

Dal canto suo, stamattina a Omnibus su La7, il transfuga Ettore Rosato commenta: "Non è stata una scelta facile per nessuno di noi, a cominciare da Renzi. Io sono stato uno dei soci fondatori del Pd e non ho mai fatto politica 'per' il partito ma 'con' il partito. Ogni collega deciderà in autonomia, nelle prossime ore verranno formalizzati i gruppi, in maniera da essere chiari e non dare adito a discussioni che non hanno senso". E ancora: "Siamo un gruppo affiatato di amici in sintonia tra di loro, che pensano si possa fare politica senza avere la necessità di perdere il 90% del tempo in discussioni. Vogliamo cambiare, dedicando il nostro tempo ai bisogni del Paese, dove c'è tanto da fare. Il Pd avrà maggiore libertà di assumere una sua identità, senza più avere una discussione permanente al suo interno su cosa farà Renzi. Tutti possiamo fare un percorso parallelo in maniera molto più serena, rispetto a quanto non siamo riusciti a fare in questi anni".  

La scelta dell'ex segretario dem resta incomprensibile, invece, per Enrico Letta. "Ho letto in treno quindi con più attenzione e senza distrazioni l'intervista di Matteo Renzi a Repubblica. Cercavo soprattutto le ragioni quelle profonde e politiche della scissione dal Pd. Non le ho trovate", scrive su Twitter. 

Franceschini: it's a big problem

"Nel 21-22 il fascismo cresceva sempre più. Popolari socialisti liberali avevano la maggioranza in Parlamento, fecero nascere i governi Bonomi, Facta1, Facta2. La litigiosità e le divisioni li resero deboli sino a farli cadere facendo trionfare Mussolini. La storia dovrebbe insegnare", scrive in un tweet il ministro dei Beni culturali e capo delegazione del Pd al governo Dario Franceschini.
E alla sua omologa tedesca Michelle Muntefering, durante un breve scambio di battute in inglese intercettato dai giornalisti e dalla telecamere alla Triennale di Milano, Franceschini dice: "Renzi? Oggi è un grosso problema". "What's Renzi doing now?", gli ha chiesto la ministra tedesca. La risposta? "Today it's a big problem". Franceschini incalzato dalla ministra tedesca, ha spiegato che la scissione con Matteo Renzi dal Partito democratico potrebbe creare problemi. "Loro hanno deciso di uscire dal partito senza motivo", ha detto, ammettendo che "è difficile capire le ragioni". Renzi "continua a sostenere il governo ma - ribadisce Franceschini - potrebbe essere un problema".

Salvini: cosa non si fa per una poltrona

E sull'addio di Rezni interviene anche Matteo Salvini. "Prima incassa posti e ministeri, poi fonda un 'nuovo' partito per combattere Salvini. Che pena, cosa non si fa per salvare la poltrona... Il tempo è galantuomo, gli Italiani puniranno questi venduti", scrive su Twtter il leader della Lega. Poi in una diretta Facebook spiega: "Da Renzi non mi aspetto né pudore né dignità né onore. È quello che è andato da 'stai sereno' a 'lascio la politica' a 'mai con i Cinque stelle'. Chi se ne frega di lui, è il nulla". 

Il leader del Carroccio coglie l'occasione poi per criticare il Conte-bis, "un governo nato solo per la paura di andare al voto". Sulla stessa linea anche Giorgia Meloni. "Questo è ormai un pentapartito: quattro delegazioni di partito, più Conte. Non è molto diverso da quello che accadeva nella Prima Repubblica. Ho trovato penosa l'intervista di Renzi di stamani. Questa maggioranza che non ha nulla in termini di visione di Paese. E' unita solo dall'interesse personale", dice la leader di FdI.