Matteo Renzi al Lingotto di Torino (Ansa)
Matteo Renzi al Lingotto di Torino (Ansa)

Torino, 19 febbraio 2019 - "Andremo a processo, non scappiamo come fanno gli altri". Parla al plurale Matteo Renzi riferendosi ai genitori, finiti ai domiciliari con l'accusa di bancarotta e fatture false. Dopo la notizia dell'arresto di Tiziano Renzi e Laura Bovoli che lo aveva costretto ad annullare gli impegni pubblici,  l'ex premier riprende il tour di presentazione del suo libro 'Un'altra strada'. L'appuntamento editoriale è l'occasione per un'arringa. "Sono fiero e orgoglioso che mio padre e mia madre vogliano difendersi in un processo - afferma Renzi dal Lingotto di Torino, dove sono presenti tra gli altri anche Maurizio Martina, Maria Elena Boschi, Roberto Giachetti e il governatore Sergio Chiamparino -. Sono orgoglioso di essere loro figlio e ai magistrati dico: noi non vogliamo impunità, immunità, scambi per non andare a processo. Noi non scappiamo come fanno gli altri, vogliamo andare in quell'aula. Perché lì vedremo chi ha ragione e chi torto". Ogni riferimento a Salvini e alla negata autorizzazione a procedere per il caso di Diciotti è puramente voluto. E se l'allusione non fosse abbastanza chiara, l'ex segretario dem spiega meglio: - "Sulla Tav si sta giocando una partita impressionante. È in nome di un vergogno voto di scambio che Matteo Salvini sta mollando sull'alta velocità perché è stato salvato dal processo da parte dei 5 stelle". 

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Insomma, l'intervento diventa un discorso politico a tutto tondo: ce n'è per il governo ma non solo:  "A tutti voi che aspettavate parole di rabbia, in tanti speravano in un fallo di reazione, dico non perdete tempo con il rancore. Gli ex amici che sono scesi dal carro non meritano neanche la vostra stima, riservate loro una genuina indifferenza. Gli avversari politici fanno da soli, non hanno noi come rivali, hanno la realtà".

E la realtà, secondo Renzi è che "il M5s sta implodendo e la prossima implosione toccherà alla Lega: non pensate che questo gigante dai piedi di argilla possa tornare al nord se dice no alla tav, fanno da soli, non hanno bisogno di noi. Poi toccherà a noi e non penseremo a vendicarci anche perché ci lasceranno un Paese nelle macerie e toccherà ancora noi portarlo fuori dal fango". 

Quindi il gesto plateale: Renzi fa salire il suo avvocato sul palco del Lingotto e firma in diretta la prima delle querele annunciate nei giorrni scorsi. "E' per Marco Travaglio", ha annunciato. "Vorrei dirgli che ieri i giudici hanno respinto la sua sospensiva. Aspettiamo da lui per la settima prossima il primo versamento. Non vorrei che mio padre dovesse pignorare i beni de 'Il fatto quotidiano'", ha aggiunto riferendosi ad un'altra querela intentata tempo fa da Tiziano Renzi nei confronti del direttore del 'Fatto'.