Referendum il premier Matteo Renzi e il presidente Sergio Mattarella (Olycom)
Referendum il premier Matteo Renzi e il presidente Sergio Mattarella (Olycom)

Roma, 5 dicembre 2016 - I binari, come li chiamano dalle parti del Colle, sono tracciati dalla Costituzione e dall’interesse nazionale e il Presidente li seguirà con la determinata consapevolezza del suo ruolo di arbitro e non di giocatore. E, dunque, saranno due le chiavi di lettura e di azione del gioco che si è aperto subito dopo la vittoria del No: la prima riguarda la messa in sicurezza della legge di Bilancio, l’altra, connessa, l’affidamento di un compito preciso allo stesso Matteo Renzi. Toccherà a lui, infatti, una volta annunciate, come ha fatto, le dimissioni irrevocabili, accompagnare comunque il varo della manovra in tempi rapidissimi al Senato: e per questo basta la fiducia. Prima della conseguente apertura della crisi. Un percorso già visto alla fine del governo Monti.

E per allora l’agenda del Capo dello Stato contempla già - una volta accertata l’indisponibilità del Presidente del Consiglio a essere rinviato alle Camere - l’avvio rapido delle consultazioni per arrivare a un altrettanto veloce nuovo incarico a chi potrà meglio condurre in porto innanzitutto l’approvazione della legge elettorale. In pole position, per un ruolo da traghettatore istituzionale c’è Pietro Grasso, il Presidente del Senato. Ma non sono da escludere altre soluzioni: come lo stesso Padoan. Nessun «gabinetto di crisi» al Quirinale, insomma, ha scandito la serata di Sergio Mattarella. Il Presidente, dopo il voto a Palermo nella scuola media dove vota da una vita, è tornato nella Capitale. Dal salottino con tivù, sopra il suo studio, ha seguito lo scrutinio, ha sentito Renzi, ha consultato i suoi collaboratori. Ha confermato, salvo cambiamenti dell’ultimo momento, l’agenda della settimana, compreso un passaggio alla presentazione del libro su Pierre Carniti e, il giorno dopo, la presenza alla prima della Scala. Ma il primo obiettivo del Presidente, nel day after dell’ordalia referendaria, è nel senso del rasserenamento degli animi, della normalizzazione del clima anche e soprattutto con un occhio ai mercati. Da qui il filo diretto con il Ministro dell’Economia, e, soprattutto, con il numero uno della Bce, Mario Draghi. Spetta a loro due, infatti, rassicurare gli investitori stranieri e fronteggiare la speculazione nelle prime ore del post voto, in primo luogo per quel che riguarda l’attacco ai titoli bancari.

DIMISSIONI RENZI, COSA SUCCEDE ORA: TRE IPOTESI

Ma, disarmati - si spera - gli speculatori, la mossa successiva è quella di garantire la rapida approvazione della manovra: da qui la richiesta a Renzi di congelare di fatto le dimissioni fino al via libera finale alla legge di Bilancio, che potrebbe arrivare nel giro di poche giornate con il voto di fiducia e con il favore delle stesse opposizioni. A quel punto, a meno di colpi di scena, l’arbitro aprirà le danze della crisi formale, secondo il più rigoroso rispetto delle procedure. Con una missione prioritaria: fare la nuova legge elettorale. E, se possibile – ma solo se possibile – cercare di condurre in avanti la legislatura. Non a caso qualche giorno fa lo stesso Mattarella ricordava che quando «il gioco si svolge regolarmente, senza falli e irregolarità, l’arbitro neppure si nota, quasi non ci si accorge». Opera attraverso suggerimenti e persuasione. Senza imporre governi e soluzioni precostituite a prescindere dal Parlamento. Come è accaduto, di fatto, negli anni di Giorgio Napolitano.