Matteo Renzi (ImagoEconomica)
Matteo Renzi (ImagoEconomica)

Roma, 24 maggio 2020 - Capita che politica e giornali (o le tv) incrocino le lame, e che a volte siano anche i proprietari di giornali a farlo. La storia della prima e della seconda Repubblica è piena di esempi del genere. La seconda addirittura è nata sotto un incrocio di questo tipo, basta pensare a Berlusconi, che quando nel ’94 annunciò la sua candidatura era già un editore affermato. Possedeva il primo gruppo televisivo privato del Paese e suo fratello un quotidiano a tiratura nazionale. Altri sono stati gli esempi negli ultimi tempi, anche se di minor portata. Tipo quello dell’editore romano Angelucci, la cui famiglia è proprietaria del Tempo, del Corriere dell’Umbria e (attraverso una fondazione) di Libero mentre lui è parlamentare di Forza Italia.

E a proposito di intrecci diretti tra editori e politici hanno attirato le attenzioni degli addetti ai lavori le parole rivolte due giorni fa contro Matteo Renzi da Urbano Cairo, proprietario del Corriere della Sera. Ospite di Un giorno da Pecora (Rai Radio 1), Cairo ha spiegato che "Renzi, ormai, ha più parlamentari che voti, basta vedere i sondaggi". E ancora: "Quando la gente vede un tiramolla di questo genere (sulla mozione di sfiducia a Bonafede, ndr ), gli italiani non sono stupidi, perdono fiducia".

L’ex Rottamatore non ha replicato direttamente, ma l’ha lasciato fare a Michele Anzaldi: "Che Cairo non avesse simpatia per Renzi si era capito quando era premier, con La 7 che strizzava l’occhio al M5S, all’epoca duro e puro, contro il Pd. I grillini sono cambiati, ma non è cambiata La 7 verso Renzi, con processi più o meno agguerriti in ogni suo talk show". Un tema caldo, quello del rapporto tra politica e informazione, su cui il dibattito pubblico si è spesso interrogato.