Matteo Renzi e Sergio Mattarella (Afp)

Roma, 5 dicembre 2016 - Addio rinviato, ma solo di qualche giorno. Dopo il trionfo del No al referendum costituzionale (GUARDA I RISULTATI) il Presidente del Consiglio Matteo Renzi si è presentato al Quirinale con "l'intento di rassegnare le dimissioni" e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli ha chiesto di "soprassedere alle dimissioni per presentarle" dopo l'approvazione della legge di bilancio e per evitare il ricorso all'esercizio provvisorio. Così una nota del Quirinale ricostruisce la giornata. Il premier aveva annunciato le dimissioni già in nottata. Al Quirinale Renzi era salito già questa mattina, dove si era intrattenuto per un'ora per un "colloquio informale" con il Capo dello Stato, quindi era tornato a Palazzo Chigi per il consiglio dei ministri. Un Cdm "flash", durato solo pochi minuti, poi il premier è tornato da Mattarella. Dimissioni "politiche", per quelle formali si aspetterà l'ok, rapido e senza cambiamenti, alla legge di Bilancio da parte del Senato. Questo il senso del discorso fatto da Renzi ai ministri, secondo quanto riferito da più di una fonte. "Le istituzioni rispettino le scadenze", il messaggio di Mattarella espresso nella nota diffusa dopo il primo incontro con Renzi. Il Colle auspica "un clima politico sereno e rispettoso". 

ALFANO: "VOTO A FEBBRAIO 2017"

image

PADOAN -  Lsconfitta mostra i suoi primi effetti: Pier Carlo Padoan ha annullato il viaggio a Bruxelles dove avrebbe dovuto partecipare all'Eurogruppo. Il ministro dell'Economia doveva portare sul tavolo la manovra. E proprio dall'Eurogruppo oggi si esprime "preoccupazione" per "l'alto livello del debito" del nostro Paese. I ministri dell'Economia dell'Eurozona invitano l'Italia a prendere misure aggiuntive "per rispettare il Patto di Stabilità nel 2017".

MERCATI - Nel frattempo, i mercati non sembrano più di tanto turbati dall'esito referendario. (Borse, Milano tiene). "Nessun impatto per ora sul rating sovrano", comunica Standard & Poor's. Anche Fitch segnala che il 'no' al referendum italiano "non innescherà, di per sé, un'immediata azione sul rating sovrano dell'Italia" ma "aumenta l'incertezza politica".

LE OPPOSIZIONI - Già nella notte, dopo l'annuncio, gli esponenti di centrodestra e del Movimento 5stelle, da Salvini a Grillo, hanno auspicato elezioni veloci, senza necessariamente attendere una nuova legge elettorale, supportati anche dall'alta affluenza ai seggi, che ha superato il 68%. Ma siccome la Consulta si pronuncerà sull'Italicum all'inizio del prossimo anno, difficilmente si riuscirà a tornare alle urne prima di gennaio o febbraio. E il capo dello Stato ha da tempo chiarito come sia contrario a sciogliere le Camere, senza una legge elettorale omogenea. Il blog di Grillo avanza nuovamente la sua proposta: "Ora ci troviamo con due leggi elettorali tra Camera e Senato molto diverse. Alla Camera è l'Italicum. La nostra soluzione è applicare la stessa legge al Senato su base regionale". E spiega: "È sufficiente aggiungere alcune righe di testo alla legge attuale per farlo e portarla in Parlamento per l'approvazione. Stiamo lavorando alla bozza che presenteremo in questi giorni".

Silvio Berlusconi: "Il Pd formi un governo e subito una legge elettorale"

AGNESE_19025368_020033

IL PD - Le parole di Renzi erano comunque attese, visto quanto dichiarato negli appuntamenti televisivi e di piazza in cui si era speso a favore del Sì. "Se non posso cambiare le cose, non resterò a galleggiare", aveva detto più volte. E ancora: "Io resto a palazzo Chigi solo per cambiare le cose, non sono aggrappato alla poltrona". La direzione del Pd è slittata a mercoledì alle 15. La riunione del parlamentino dem era stata annunciata inizialmente per domani. I fedelissimi Pd, sui social, si dicono "orgogliosi di Matteo". Franceso Boccia, nel frattempo, chiede a Renzi di anticipare il congresso Pd a gennaio. "Non ha più senso mantenere in vita un gruppo dirigente del genere".  Il governatore campano De Luca parla di "tempo dell'umiltà" e dà atto a Renzi "di aver compiuto un gesto di grande dignità e coerenza". Roberto Speranza, della minoranza dem, rivendica come "un bene per il Pd" il fatto che parte del partito abbia "fatto la campagna elettorale per il No". E aggiunge: "La parola passa ora al presidente della Repubblica".

Referendum, Bersani: "Non abbiamo lasciato disaffezione alla destra"

SPECIALE / Referendum, i dati in tempo reale città per città

Financial Times