Roma, 13 gennaio 2021 - Con le dimissioni delle ministre di Italia Viva, in diretta social per bocca di Matteo Renzi, sale la tensione sulla crisi di Governo. Dopo la visita del premier Giuseppe Conte al Quirinale per un incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la conferenza stampa di Renzi fuga ogni dubbio, nonostante l'apertura di presidente del Consiglio al confronto ("Crisi? Spero di no") dopo l'incontro col capo dello Stato.

I perché dello strappo di Renzi con Conte

In serata, in Consiglio dei ministri, il duro attacco del premier: "Grave responsabilità di Italia Viva, ho fatto di tutto per evitare questo scenario".

 

Parla Renzi

"La conferenza stampa è per annunciare le dimissioni delle ministre di Italia viva Bellanova e Bonetti", esordisce Renzi.  E continua: "Il senso di responsabilità consiste nell'affrontare i problemi, non nel nasconderli. Siamo consapevoli che la nostra responsabilità è quella di dare risposte al Paese. La crisi politica è aperta da mesi, non è aperta da Italia Viva", ha aggiunto. E ancora: "C'è una drammatica emergenza da affrontare ma non può essere l'unico elemento che tiene in vita il governo. Rispondere alla pandemia significa avere desiderio e bisogno di sbloccare i cantieri e agire sulle politiche industriali". E sottolinea: "Ci sarà un motivo se l'Italia è il Paese ha il maggior numero di morti e il Pil che crolla". Poi tranquillizza: "Non si vota ora, si vota nel 2023". Ma Renzi dice anche: "Siamo pronti ad andare all'opposizione".

In sostanza,  "Ora tocca a Conte - dice Renzi - noi non abbiamo alcuna pregiudiziali nè su formule nè su nomi". Il leader di Iv contesta il mancato uso del Mes, rivendica i cambiamenti sul Recovery fund e dice: "Siamo pronti a discutere su tutto" ma, precisa, nelle forme della politica e previste dalla Costituzione perché, sottolinea, con Conte "si è creato un vulnus alle regole del gioco". 

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Poi Renzi conferma: in Parlamento "voteremo lo scostamento di bilancio, le misure anti-Covid e qualunque sarà il governo, saremo dalla sua parte sul decreto ristori". Ribaltoni in vista? "Non c'è ipotesi di un nostro governo che ribalti e si butti con un accordo sulla destra. Non abbiamo mai fatto un governo con Salvini e non è questo il momento per iniziare", garantisce il leader di Iv.

Quanto al Capo dello Stato, "l'appello di Mattarella è stato uno dei più belli mai fatti - dice Renzi - ma costruire, lo sanno bene chi crede nella logica di grandi costruttori di cattedrali, non si fa sulla sabbia. Biosgna chiarire cosa si fa, non è che ogni volta ci si rimette in gioco. Se invece non è chiaro dove vogliamo arrivare non c'è alcuna costruzione possibile. Prima di costruire vogliamo vedere il progetto".

La lettera di Bonetti, Bellanova e Scalfarotto

Teresa Bellanova, Elena Bonetti e Ivan Scalfarotto hanno rimesso i loro incarichi di governo "per poter concretamente dimostrare che le richieste avanzate da noi e dal nostro partito per un cambio di metodo e le molte proposte di merito suggerite non avevano e non hanno alcun secondo fine", scrivono i tre esponenti di Italia viva nella lettera di dimissioni inviata al premier Conte. 
"Il nostro obiettivo non è ottenere un incarico di Governo in più, ma avere un'azione di governo più efficace per gli italiani. Se per uscire da questo immobilismo - continuano - serve un atto di responsabilità, siamo i primi a compiere questo passo, augurandoci che possano così realizzarsi le condizioni per una nuova e diversa fase per il nostro Paese guidata da un Governo capace di rispondere prontamente ai bisogni dei nostri cittadini, famiglie e imprese", sottolineano.

Conte e la crisi di governo

Parlando con i cronisti prima della conferenza stampa, il premier Conte sembra voler riaprire il confronto. "Una crisi? Spero di no", ha detto Conte dopo essere salito al Quirinale, dove il presidente Mattarella, in un'ora di colloquio, ha insistito sulla necessità di superare velocemente l'attuale fase di incertezza. "Confido che ci si possa trovare intorno a un tavolo" ha detto il premier, che ha comunque ribadito che il governo "può andare avanti solo con il sostegno di tutte le forze di maggioranza" e che per questo lui lavora "a un patto di legislatura".

Il premier insomma si è mostrato consapevole che una crisi di governo in questo momento sarebbe "incomprensibile". Poco prima dell'intervento di Renzi, alla domanda se, qualora venisse a mancare l'appoggio di Italia Viva, si dimetterà, Conte parlando con i cronisti ha replicato: "Spero non si arrivi a questo. Italia Viva sa che tutte le volte che pone dei problemi in modo costruttivo e c'è una discussione vera, troveranno in me sempre il massimo interlocutore".

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Conte ter o elezioni? Tutte le strade aperte

Il ritiro delle ministre di Iv dal governo apre una crisi politica nel governo Conte. Ecco quali sono tutti i passaggi che ora attendono l'esecutivo, i partiti, il Parlamento e il Quirinale. Il ritiro di due ministri non comporta necessariamente la fine dell'esecutivo, ma in questo caso, dopo le parole di Giuseppe Conte e di Matteo Renzi, sembra chiaro che il premier debba decidere come procedere.
Conte può ora salire nuovamente al Quirinale e rassegnare le sue dimissioni, oppure può chiedere di andare alle Camere per cercare una verifica dopo aver 'congelato' le dimissioni (prendendo l'interim o respingendole). In caso di verifica andata a buon fine, se cioè Iv trovasse una mediazione con la maggioranza e con il premier, l'esecutivo Conte II andrebbe avanti.

Se invece la verifica non andasse a buon fine e venisse 'bocciato' dall'aula di Camera o Senato, Conte si dovrebbe dimettere e molto probabilmente uscire di scena.
Il Capo dello Stato dovrebbe a quel punto aprire le consultazioni per verificare se è possibile dar vita a un nuovo esecutivo. 
Se Conte andasse al Quirinale dimissionario, il Presidente della Repubblica potrebbe chiedergli di restare in carica per gli affari correnti e a quel punto aprire le consultazioni. Durante le consultazioni Mattarella dovrebbe chiedere alle forze politiche se hanno intenzione di dar vita a una maggioranza e con quale premier. 
Se l'attuale maggioranza indicasse nuovamente Giuseppe Conte come premier, ovviamente con un nuovo patto programmatico, potrebbe nascere il Conte ter.


Se invece non si trovasse questa quadra sul nome di Conte, si dovrebbe cercare un nuovo premier, espresso da Pd, M5s, Leu e Iv. Durante le consultazioni potrebbe emergere anche una nuova maggioranza, anche se nei mesi passati dal Colle era stato fatto trapelare che conclusa l'esperienza dell'attuale maggioranza non si sarebbe potuto dar vita a una nuova alchimia. 
Ma data la situazione di emergenza, potrebbe nascere una maggioranza allargata con un premier istituzionale. Se le consultazioni si trascinassero senza riuscire a individuare un nuovo governo, prenderebbe inevitabilmente forza la lettura di chi considera l'attuale Parlamento delegittimato dal voto alle regionali e dalla riforma sul taglio dei Parlamentari e sarebbe inevitabile sciogliere le Camere e andare a elezioni anticipate.