Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, con la ministra Teresa Bellanova (Ansa)
Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, con la ministra Teresa Bellanova (Ansa)
Renzi vuole una crisi formale. Se poi si concluderà con la nascita di un Conte ter diverso dal governo in carica o, come preferirebbe, con la defenestrazione dell’avvocato per ora non lo sa neppure lui. Ma di certo non intende accontentarsi di un rimpastino, di una soluzione indolore che è invece proprio quel che vuole il premier sostenuto da Pd, Leu, M5s: "Bisogna dare una scossa", scandisce il leader di Iv. Per ora a dimettersi Conte non ci pensa per niente. Della promessa di Matteo di sostenere un suo reincarico non si fida, dunque punta i piedi e, anzi, fa ancora circolare la voce di una conta in aula, che mirerebbe a superare con l’aiuto di un gruppo di responsabili, ben sapendo che – se pure riuscisse a trovarli –...

Renzi vuole una crisi formale. Se poi si concluderà con la nascita di un Conte ter diverso dal governo in carica o, come preferirebbe, con la defenestrazione dell’avvocato per ora non lo sa neppure lui. Ma di certo non intende accontentarsi di un rimpastino, di una soluzione indolore che è invece proprio quel che vuole il premier sostenuto da Pd, Leu, M5s: "Bisogna dare una scossa", scandisce il leader di Iv. Per ora a dimettersi Conte non ci pensa per niente. Della promessa di Matteo di sostenere un suo reincarico non si fida, dunque punta i piedi e, anzi, fa ancora circolare la voce di una conta in aula, che mirerebbe a superare con l’aiuto di un gruppo di responsabili, ben sapendo che – se pure riuscisse a trovarli – l’idea di una maggioranza raccogliticcia non va a genio al Quirinale. "Se vuole governare senza noi, evviva", lo sfida Renzi.

Dopo Di Maio, comunque, anche Zingaretti spezza una lancia a favore della soluzione indolore: "Rilanciamo l’azione del governo, evitiamo crisi dagli esiti imprevedibili". Gli dà manforte il suo consigliere più fidato, Goffredo Bettini, al lavoro per ricomporre il quadro: "Ora un nuovo patto per andare avanti". Sulla scia pure i grillini Crimi e Bonafede: serve stabilità. Tutti convinti, almeno ufficialmente, che un passaggio di crisi sarebbe troppo pericoloso. In quest’ottica, Renzi deve accontentarsi delle modifiche già ottenute nella bozza, di un rimpastino con l’ingresso di Ettore Rosato alla Difesa ("io non lo farò", ripete l’ex premier) al quale forse seguirebbe l’avvicendamento sulla poltrona degli Interni di Guerini al posto della ministra Lamorgese e di qualche altro ritocco: sulla graticola da tempo ci sono la ministra De Micheli (Pd) come la collega Azzolina (M5s),e d’altra parte in rampa di lancio c’è Maria Elena Boschi. Tutto ciò, però, senza aprire formalmente la crisi. Ma il leader di Iv non si accontenta: "Il Conte bis è morto" ripeteva ieri a porte chiuse. Per poi aggiungere in pubblico: "Non abbiamo ricevuto le risposte chieste: io non sarò mai complice di chi butta via i soldi del Recovery". Il punto è che nelle levate di scudo pro-premier nessuno cita la possibilità di elezioni anticipate che, anzi, al Nazareno considerano fuorigioco e persino sul Colle vengono viste solo come ultima soluzione. Senza lo spauracchio delle urne, il leader di Iv non ha alcun motivo per non aprire una crisi dalla quale si potrebbe uscire con il Conte ter ma anche con ipotesi diverse, non escluso – almeno nei suoi sogni – un cambio di maggioranza e un governo di semi-unità nazionale. "Draghi è una persona straordinaria per questo Paese", insiste.

Il tempo stringe. La deadline fissata da Iv è quella del 7 gennaio. E’ possibile che slitti qualche giorno ma non si potrà andare oltre l’inizio della prossima settimana. Il problema è che il braccio di ferro per decidere se sarà rimpasto o Conte ter paralizza il lavoro che sarebbe invece necessario – come segnalano persino al Quirinale – per preparare una crisi pilotata, ovvero con un traguardo fissato: i partiti chiudono un accordo politico, il premier sale al Colle, si dimette ma ha già in tasca la lista dei ministri. E dunque riceve il reincarico, giura e si riparte. Premessa necessaria, però, è quell’incontro del premier con i leader fissato per ieri ma che continua a slittare. Tanto che ancora all’ora di cena Teresa Bellanova continuava a ipotizzare le dimissioni. In queste condizioni, però, il rischio che il ritiro delle ministre renziane faccia partire una giostra selvaggia e aperta ad ogni esito, inclusi quelli più sgraditi, è del tutto realistica.

Dal Recovery 28 miliardi alle grandi opere. Ma quasi tutti per infrastrutture già previste