Lucia Borgonzoni e Matteo Salvini (Ansa)
Lucia Borgonzoni e Matteo Salvini (Ansa)

Bologna, 24 gennaio 2020 - Il primo ciak è andato in scena nel 2012: Federico Pizzarotti al timone della città emiliana famosa per il cibo, il Battistero e, qualche chilometro più in là, per il crac del Cavalier Tanzi. Fu la prima volta, quella, di un sindaco a motrice 5 stelle seduto al comando di un capoluogo di provincia. Federico Pizzarotti oggi è ancora lì, alla guida di quella che quest’anno sarà la capitale italiana della cultura: Parma, che lo ha rieletto anche dopo il suo addio al feudo dei grillini. "Me ne vado da uomo libero", si premurò a ribadire nel 2016. E da uomo libero, o meglio, a capo del suo movimento, Italia in Comune, Pizzarotti appoggerà domenica il governatore uscente dell’Emilia Romagna: Stefano Bonaccini. Farcela sarà complicato. Un’autentica impresa. Perché un nuovo D-day è alle porte: da queste parti il vento del Carroccio soffia sempre più forte, il Pd è in difficoltà e gli umori della piazza muovono il verdetto verso una vittoria a mani basse dei salviniani. Con Lucia Borgonzoni al centro del progetto. ‘Yes, we can’. E questo grazie anche e soprattutto alla spinta di una provincia (447mila abitanti) a fortissima trazione leghista.

"Le nostre aziende stanno incontrando difficoltà - dice Luca Vedrini, direttore di Confesercenti Parma - A chiunque vincerà le elezioni chiediamo defiscalizzazione per le imprese, un freno alla grande distribuzione e tasse vere per i colossi del web. Ma se devo trovare una spiegazione all’ascesa della Lega nella nostra provincia, non mi vengono in mente questioni legate a lavoro e imposte, ma piuttosto a sicurezza e immigrazione». Questo in effetti pensa molta gente sentita per strada: "I clandestini portano droga e criminalità, non li vogliamo". Leonardo Cassinelli, presidente di Confartigianato Parma, non vuole toccare il discorso politico ma qualcosa si lascia scappare: "Al prossimo governatore cosa chiediamo? Meno burocrazia, accesso più rapido alle attività e sgravi nelle zone disagiate della nostra montagna. I dati della Regione? Sono positivi rispetto ad altre realtà, ma ciò non toglie che si possa fare meglio. E se qui il Carroccio spopola è perché magari non si è contenti del centrosinistra. Qualcuno è influenzato anche dai grandi temi nazionali, come clandestini e criminalità".

La Lega. Alle ultime Europee il Carroccio ha dominato praticamente ovunque: soprattutto nei paesi del Parmense dove i numeri del consenso per Capitan Salvini hanno raggiunto livelli vicini al plebiscito. Come, ad esempio, a Traversetolo e Fontanellato (44% delle preferenze), Tornolo (58%), Bedonia (58%), Bardi (58%), Albareto (58%), Compiano (61%). Cifre che spostano l’ago della bilancia verso la Borgonzoni, in una battaglia che i due contendenti al trono di governatore stanno giocando sul territorio anche a colpi di tweet e social. Bordate da una parte e dall’altra. Con in mezzo sempre lui: Salvini. "A Parma faremo la storia", ha rincarato in uno dei suoi ultimi comizi. Le battute al veleno non mancano neppure dall’altra parte. Con Bonaccini che chiude la campagna elettorale proprio a Parma attaccando il Carroccio, e Pizzarotti che un po’ di tempo prima lo aveva preceduto: "Sono stato eletto il giorno in cui la Lega, qui, non è neanche arrivata al ballottaggio". Eppure i cinque parlamentari che oggi rappresentano il territorio sono tutti ‘salviniani’.

Il Carroccio, nel Ducato, resta il partito ‘pigliatutto’. Già. Ma cos’è successo da queste parti? È, il Parmense, una delle province più ricche d’Italia: la Parmalat a Collecchio, la Barilla in città, il salame a Felino, il prosciutto più famoso del Paese a Langhirano. Una terra di imprenditori, da sempre abituati a rapportarsi con le amministrazioni di sinistra, all’interno di una sinergia che sembrava inattaccabile. Non è più così. La Lega avanza, è forte in città (31,6% alle Europee 2019 contro il 29,5% del Pd) e fortissima in provincia (38,79% contro 24,92%). Uno dei primi comuni a diventare feudo dei salviniani è stato Fontevivo nel 2015, finito sotto la guida di un ventenne, Tommaso Fiazza, il più giovane sindaco d’Italia. E come a Parma, anche a Piacenza la Lega veleggia verso la vittoria. "È la nostra roccaforte", sostiene Salvini. Ha ragione: alle Europee ha sbancato col 45,3% (dato provinciale) e Patrizia Barbieri, sindaco di centrodestra eletta nel 2017 dopo 15 anni di Pd, vanta 8 leghisti in consiglio comunale e 3 in Giunta. Anche nei paesi del Piacentino le cose non cambiano: più della metà dei comuni sono di centrodestra, con un piccolo paese di montagna, Morfasso, addirittura diventato alle ultime Europee uno dei più leghisti d’Italia grazie a un plebiscito che ha superato il 60% dei voti. Insomma, qui Lucia Borgonzoni gongola, nonostante il cambio di casacca di Roberto Pasquali, sindaco di Bobbio, che ha deciso di andare controcorrente: dopo aver portato la Lega dal 10 al 44% ed essere stato rieletto l’anno scorso con l’83% delle preferenze, ha lasciato il Carroccio (nel 2017) e ora si candida nella lista civica che appoggia il governatore uscente. "Bonaccini per la montagna ha fatto molto, la Lega no". Un sindaco leghista col Pd. A pochi giorni dal voto, è già una notizia.