Per le elezioni regionali in Campania nessuno immagina che il governatore uscente, Vincenzo De Luca, possa perdere la sfida per la riconquista di palazzo Santa Lucia. In tutti i sondaggi, il suo principale avversario, l’esponente azzurro del centrodestra, Stefano Caldoro, è indietro, e di parecchio. L’ultimo sondaggio Cise-Winpoll è clamoroso: De Luca avrebbe 30 punti di vantaggio su Caldoro (58% contro 29%). La vittoria, però, sarà tutta e solo di De Luca, non di un Pd campano in disarmo. Eppure, fino all’epoca pre-Covid19, le cose non stavano così. Caldoro era in testa, De Luca arrancava, larga parte del Pd nazionale ne voleva la testa. Inoltre, proprio dalla Campania Pd e M5s erano partiti per cercare di tessere la tela...

Per le elezioni regionali in Campania nessuno immagina che il governatore uscente, Vincenzo De Luca, possa perdere la sfida per la riconquista di palazzo Santa Lucia. In tutti i sondaggi, il suo principale avversario, l’esponente azzurro del centrodestra, Stefano Caldoro, è indietro, e di parecchio. L’ultimo sondaggio Cise-Winpoll è clamoroso: De Luca avrebbe 30 punti di vantaggio su Caldoro (58% contro 29%). La vittoria, però, sarà tutta e solo di De Luca, non di un Pd campano in disarmo. Eppure, fino all’epoca pre-Covid19, le cose non stavano così. Caldoro era in testa, De Luca arrancava, larga parte del Pd nazionale ne voleva la testa. Inoltre, proprio dalla Campania Pd e M5s erano partiti per cercare di tessere la tela di un’alleanza organica (il candidato doveva essere il ministro dell’Ambiente, Costa). Alla fine, Pd e M5s correranno appaiati solo per il comune di Pomigliano d’Arco, terra natia di Di Maio.

È stato grazie al Covid-19, dunque, che De Luca si è imposto, a livello nazionale e internazionale, con uscite pubbliche e televisive roboanti ("Vengo a prendervi a casa vostra col lanciafiamme") ed è diventato il beniamino dei campani. Inoltre, polemiche e rivalità interne al centrodestra hanno finito per logorare e indebolire la candidatura di Caldoro. Certo è che la competizione tra i due è una vera ‘singolar tenzone’: è la terza sfida De Luca-Caldoro (risultato, finora, uno pari), che hanno ricoperto ognuno la carica di governatore: nel 2010 vinse Caldoro, nel 2015 De Luca. La 5Stelle, Valeria Ciarambino, dovrebbe fare il miglior risultato (intorno al 15%), tra i designati M5s alla carica, ma non impensierisce De Luca, men che meno gli altri candidati (ben cinque), di puro contorno.

L’altro particolare, piaga sempiterna della politica campana è il numero dei candidati e delle liste a sostegno: 27 liste in totale e quasi 1000 candidati per conquistare uno dei 50 scranni a disposizione. Ma il record, ovviamente, è delle liste di De Luca: sono ben 15 contro le sei di Caldoro. Il ‘rosario’ delle liste deluchiane è infinito: tranne pochi nomi riconoscibili (Pd, Iv, Psi), si tratta di liste e listarelle che nascondono personaggi della Prima Repubblica tornati sotto l’ombrello del centrosinistra (Ciriaco De Mita, Clemente Mastella, Paolo Cirino Pomicino), partiti inesistenti o finti (Centro democratico, Fare democratico), liste espressamente riconducibili al governatore (De Luca presidente, Per le Persone).

Il problema sta nei nomi: in molti casi si tratta di pure operazioni di trasformismo di notabilato locale che passa da uno schieramento all’altro (mediamente, stavolta, dal centrodestra al centrosinistra), in altri casi di nomi chiacchierati, dubbi o ‘opachi’. Per dire, Ernesto Sica, oggi renziano, transumante già quattro volte (Margherita-FI-Lega-Iv), è stato condannato in primo grado nello scandalo P3 e ha architettato un falso e pruriginoso dossier contro Caldoro nel 2010. Tra i ‘semplici’ casi di transumanza politica spicca quella di Flora Beneduce, ex consigliera regionale di FI, passata all’ultim’ora con De Luca. Anche con Caldoro, (tre liste di partito, Lega, FdI, FI e tre liste minori) c’è di tutto: dai personaggi singolari (Gennaro Montuori, ex capo ultrà del Napoli più conosciuto come ‘Palummella’, con FI) ai trasformisti (Rosa Capuozzo, ex sindaco grillina di Quarto, con la Lega).

Non mancano, in ogni lista, molti ‘figli di’ e neppure nomi decisamente chiacchierati e ambigui: Giusy Ferreri (lista De Luca) è imparentata col clan dei Puca, Giovanna Rei (FI) attrice di fiction è figlia di un condannato per camorra, e via così. D’altronde, come diceva De Luca, "le lista da noi si fanno come Cristo comanda".