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12 giu 2022
12 giu 2022

Referendum giustizia 2022: quorum non raggiunto. Chi ha perso e le ombre sul governo

Affluenza e risultati. Proiezioni: in testa i sì ai 5 quesiti. Cosa succede ora

12 giu 2022

Roma, 12 giugno 2022 – Per i referendum sulla giustizia e sull'abolizione della legge Severino è nulla di fatto. Alle 23 hanno chiuso i seggi per i 5 quesiti referendari e per il rinnovo degli organi elettivi in 971 comuni. Il quorum - come previsto - non è stato raggiunto, con un'affluenza ben al di sotto del 50% + 1. Secondo la stima del consorzio Opinio Italia per la Rai, l'affluenza si è fermata tra il 19 e il 23%. Dati reali: i votanti sono al 18,90% in circa 7.180 comuni su 7.903. Si tratta di una sconfitta per Lega e FI che li hanno promossi e che, insieme a FdI, si sono scagliati contro il "caos" registrato ai seggi e la decisione di far tenere il voto in una sola giornata. Il duro ko incassato dalla Lega potrebbe complicare ulteriormente i già difficili equilibri di maggioranza. Riprende invece il proprio cammino la riforma Cartabia che contiene, tra le altre cose, l'argomento di tre quesiti. Dovrebbe arrivare in Aula mercoledì 15, dopo un rapido ritorno in commissione. 

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In base alle proiezioni del consorzio Opinio Italia per la Rai, ecco le indicazioni per i 5 referendum sulla giustizia, che in ogni caso per essere validi devono superare il quorum del 50%:

- n.1 ABOLIZIONE LEGGE SEVERINO SI 52-56 NO 44-48

- n.2 LIMITAZIONE CUSTODIA CAUTELARE SI 54-58 NO 42-46

- n.3 SEPARAZIONE CARRIERE MAGISTRATI SI 72-76 NO 24-28

- n.4 VALUTAZIONE SU OPERATO MAGISTRATI SI  70-74 NO 26-30

- N.5 ABOLIZIONE RACCOLTA FIRME ELEZIONI CSM SI 70-74 NO 26-30

Secondo le stime di Opinio il 52,3% dei votanti al referendum è di centrodestra e il 26,4% di centrosinistra. Ecco la ripartizione dei votanti per appartenenza politica: Partito democratico 21,5%, altri di centrosinistra 4,9%, Fratelli d'Italia 23,9%, Lega 17,5%, Forza Italia 8,8%, altri di Centrodestra 2,1%, Movimento 5 Stelle 10,5%, Azione/ + Europa 3,2%, Italia Viva 2,1%, altri 5,5% e altri partiti 21,3%.

Sui cinque quesiti Radicali e Lega si sono battuti in una dura campagna referendaria, denunciando a più riprese il silenzio dei media. Quanto abbia contribuito la scarsa affluenza è difficile da stabilire, ma basta fare il confronto con il referendum del 7 aprile 2016 sulle trivelle, che ebbe una affluenza del 23,54% alle 19, per poi non arrivare neanche al 33% a chiusura urne, per avere un quadro di quanto accadrà con i quesiti sulla giustizia.

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Ci si rende subito conto che l'obiettivo di chi intendeva introdurre una serie di cambiamenti in materia di magistratura e di amministrazione della Giustizia non è stato centrato. Un dato che, oltretutto, accomuna questo referendum alle consultazioni referendarie che si sono svolte in Italia nell'ultima decina d'anni. Ma in fondo, il flop sembrava annunciato da giorni. E temuto da tutti coloro che hanno spinto fino alla fine i 5 quesiti.

Referendum 12 giugno alla sfida del quorum. Quesiti difficili, in pochi capiscono

I 5 quesiti - Il primo

Il primo quesito (scheda rossa) chiede se si vuole abrogare il Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi. L'attuale Legge Severino esclude automaticamente da elezioni e incarichi politici chi ha ricevuto una condanna. Nel nostro Paese infatti, in caso di condanna definitiva per alcuni reati, è prevista l'incandidabilità, l'ineleggibilità e la decadenza automatica per parlamentari, rappresentanti di governo, consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali.

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Il secondo quesito

Il secondo quesito (scheda arancione) chiede se si vuole abrogare la norma che prevede, in caso di reati gravi, di poter richiedere l' applicazione di misure cautelari quando vi è il pericolo di reiterazione del reato. Attualmente le misure cautelari possono essere applicate anche nei casi in cui ci sia il pericolo di inquinamento delle prove e il pericolo di fuga.

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Il terzo quesito

Il terzo quesito (scheda gialla) chiede se si vogliono abrogare le norme in materia di ordinamento giudiziario che consentono il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa nella carriera dei magistrati. Attualmente infatti, per i magistrati è possibile passare, per un massimo di quattro volte, dal ruolo di pubblico ministero a quello di giudice.

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Il quarto quesito

Il quarto quesito (scheda grigia) chiede se si è d'accordo ad abrogare le norme in materia di composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari e delle competenze dei membri laici che ne fanno parte. Attualmente, i magistrati ricevono una valutazione ogni quattro anni dal Consiglio superiore della magistratura ma solo i membri togati, ovvero i magistrati, possono effettuare la valutazione dei loro colleghi, cosa che è preclusa invece, ai membri laici.

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Il quinto quesito

Il quinto quesito (scheda verde) chiede se si vogliono abrogare le norme in materia di elezioni dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura, in particolare quella che prevede l'obbligo di raccogliere da 25 a 50 firme per potersi candidare come membri dell'Organo di autogoverno della magistratura. Per ogni quesito, il voto si esprime con il "sì" se si è d'accordo a cambiare la legge, con il "no" se la si vuole mantenere immutata. Per farlo è necessario presentarsi al seggio muniti del documento d'identità e della tessera elettorale.

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La polemica sulla mancata comunicazione

I promotori del referendum, tra cui Matteo Salvini, hanno sempre battuto sul tasto della scarsa comunicazione, a tutti i livelli, sui quesiti. Si sono appellati anche a Sergio Mattarella e a Mario Draghi, chiedendo loro di fare un appello al voto. La Lega aveva accusato senza tanti giri di parole i media di non aver dato abbastanza spazio al dibattito ed all'approfondimento delle ragioni del sì e del no ai cinque quesiti sulla riforma della giustizia. Un'accusa condivisa da Silvio Berlusconi, secondo cui i referendum sulla giustizia "sono stati boicottati con il voto in un giorno solo. Sono stati boicottati con il silenzio assoluto su molti giornali e sulla televisione di Stato". Il tutto, sostiene il leader di Fi a urne aperte, sarebbe in linea con "una volontà precisa di mantenere le cose come stanno e gli italiani che non vanno a votare e se ne stanno a casa. Siamo dei masochisti". In questo contesto, la Lega non manca di rilevare le difficoltà di una campagna elettorale in cui si è sentita in fondo lasciata sola dal resto del centrodestra. A partire da Fratelli d'Italia. 

Subito dopo gli exit poll, a parlare per la Lega è il senatore Roberto Calderoli: "Secondo me le battaglie più difficili sono quelle più nobili da combattere - dice scuro in volto dalla sede di via Bellerio -. In questo la Lega ci ha messo la faccia e rivendichiamo quello che abbiamo fatto". Poi la stoccata: "Non ho il minimo problema a dire che c'è stato un complotto in cui singoli soggetti, magari non in forma associativa, ma ciascuno ci ha messo del suo, perché questo quorum non fosse raggiunto". Quindi Salvini che twitta: "Grazie ai 10 milioni di italiani che hanno scelto di votare per cambiare la Giustizia. È nostro dovere continuare a far sentire la loro voce!". Dai dirigenti leghisti anche una frecciatina agli alleati. "Ringrazio Silvio Berlusconi per le sue parole di oggi al seggio", risponde il vice di Salvini Andrea Crippa a chi gli chiede come valuta il contributo degli alleati alla campagna referendaria. "Da parte di altri mi sembra non ci sia stato un grande impegno per il referendum: è un dato di fatto", lamenta poi.

Stoccate al Carroccio dai dem. "Se dovessimo seguire gli exit poll sarebbe il risultato peggiore dell'affluenza nella storia d'Italia", dice il coordinatore della segreteria dle Pd, Marco Meloni, al Nazareno. "In questi mesi e in queste settimane la consultazione referendaria ha interrotto il percorso" della riforma della giustizia "in Parlamento. Auspichiamo che questo percorso riprenda e che da domani si possa voltare pagina. Chi ha commesso questo errore ci auguriamo possa riflettere". 

Cosa succede ora

Per il Carroccio, dunque, il risultato referendario ha il sapore di una battuta d'arresto, che potrebbe pesare ulteriormente anche nei già complicati rapporti interni alla coalizione, In ogni caso, c'è comunque chi spera che il mancato raggiungimento del quorum non fermi l'iniziativa legislativa in corso in Parlamento. Anche nel centrosinistra, i cui leader oggi hanno tenuto cucite le bocche rinviando, come anche Matteo Renzi, qualsiasi commento al giorno successivo. "Dobbiamo lavorare con ancora più determinazione per dare le giuste risposte su temi importanti e delicati", riflette Andrea De Maria del Pd. 

Lo spoglio delle schede dopo una tornata elettorale (foto d'archivio)
Lo spoglio delle schede dopo una tornata elettorale (foto d'archivio)

 

 

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