Occupazione trovata dopo un anno
Occupazione trovata dopo un anno

Roma, 25 ottobre 2018 - Sms, app, colloqui, formazione. Sono questi i passaggi chiave di quella che, secondo il Movimento 5 Stelle, sarà la rivoluzione del reddito di cittadinanza. Ma andiamo con ordine. Il professore pugliese Mimmo Parisi, da 26 anni negli Usa dove insegna Sociologia all’università del Mississippi, ha accettato l’incarico di Luigi Di Maio, e sta già lavorando al nuovo sistema. Sono tre i documenti che sono stati consegnati al ministro dello Sviluppo economico: i primi due analizzano e spiegano come implementare i centri per l’impiego italiani che – ricordiamo – sono 471, hanno quasi 8mila addetti e incidono sulle nuove assunzioni solo per il 2,4 per cento. Il terzo fa una vera e propria simulazione, passo passo, di come un certo Mario Rossi, di Roma, otterrà il reddito di cittadinanza e, contemporaneamente, s’impegnerà nella ricerca di un lavoro. L’arco temporale in cui si muove Mario sono due anni, la durata appunto del reddito voluto dai grillini. 

In questo periodo periodo il nostro uomo visiterà i centri per l’impiego, compulserà il telefonino per controllare eventuali offerte di lavoro, si farà seguire da uno psicologo, compilerà curricula, frequenterà corsi di formazione, troverà un lavoro e, alla fine del percorso, riuscirà pure a cambiare occupazione salendo di livello, grazie a un percorso di sviluppo di carriera indicato dal sistema ‘navigator’. 

Il professor Parisi a questo progetto crede molto. Racconta la sua esperienza in Mississippi dove ha riformato i job center e prevede che "in cinque anni i centri dell’impiego italiani troveranno il 50-60% degli impieghi". 

Sembra facile, ma leggendo il documento qualche dubbio rimane. Si parte dal 1° gennaio, con un sito web dedicato al reddito di cittadinanza. Mario raccoglie i documenti per presentare la domanda che compilerà via web. Un sms lo avviserà che la sua richiesta verrà analizzata. Da qui, la prima incongruenza con quanto detto dagli stellati: "Non servirà fare domanda".

Siamo ad aprile 2019: un altro sms avvertirà Mario che è stato convocato per un colloquio al centro per l’impiego per verificare se idoneo a ricevere il sussidio. A quel punto gli verrà spiegato il funzionamento di un’app dedicata che gli dirà se la domanda è stata accolta. Il cervellone del Reddito di cittadinanza trasmetterà il tutto al sistema che gestisce il pagamento del sussidio e a maggio Mario riceverà via posta la card elettronica con i 780 euro (dove visualizzerà il credito sull’app). 

A questo punto il sistema di labor exchange (cioè un incrocio in tempo reale di domanda e offerta), avviserà Mario sulle posizioni lavorative aperte. Il nostro uomo accetterà il primo impiego proposto e a dicembre 2019 si verificherà se avrà ancora i requisiti per il sussidio. Ma non è finita. Mario conoscerà lo psicologo del lavoro che lo seguirà per portare avanti il suo percorso professionale e, tramite il sistema navigator, entrerà in collegamento con un programma di formazione. A quel punto, e siamo già ad aprile 2020, a Mario verrà offerto un nuovo lavoro (cameriere) e ad aprile 2021, dopo un anno di lavoro, Mario non riceverà più il sussidio. 

Così com'è concepito, viene da pensare che il ‘combinato disposto’ tra riforma dei centri per l’impiego e reddito di cittadinanza sia una sorta di Eldorado per Mario e tutti quelli come lui. 
Peccato, però, che non siano contemplati eventuali ‘incidenti’ di percorso. La simulazione, infatti, dà per scontato che il Mario di turno sia pronto a rimettersi in gioco, a lavorare, anche ad accontentarsi di un impiego sottopagato in un ristorante, pur di raggiungere il suo sogno (che, nella simulazione, realizzerà) di fare il direttore di sala. Ma se, invece, di Mario si presenterà nei nuovi centri per l’impiego chiunque altro non abbia voglia di rendersi indipendente? "Una domanda giusta, a cui dovrà rispondere la politica", taglia corto il professor Parisi. Gli amici di Mario sono in attesa.