Erano i due pilastri che avevano contribuito a far nascere il governo gialloverde. Nel 2018 l’accordo tra il Movimento 5 Stelle e la Lega si concretizzò prevalentemente sull’ipotesi di realizzare sia il Reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei grillini, sia Quota 100, il nuovo sistema per l’anticipo pensionistico voluto dal leader del Carroccio e allora vicepremier, Matteo Salvini. Nel frattempo, con il governo che ha cambiato colore, passando dal gialloverde al giallorosso, le due leggi simbolo dell’esecutivo Conte I sono diventate materia su cui intervenire. E lo stesso presidente del Consiglio ha messo in discussione non solo la possibilità di andare in pensione con un minor numero di anni...

Erano i due pilastri che avevano contribuito a far nascere il governo gialloverde. Nel 2018 l’accordo tra il Movimento 5 Stelle e la Lega si concretizzò prevalentemente sull’ipotesi di realizzare sia il Reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei grillini, sia Quota 100, il nuovo sistema per l’anticipo pensionistico voluto dal leader del Carroccio e allora vicepremier, Matteo Salvini. Nel frattempo, con il governo che ha cambiato colore, passando dal gialloverde al giallorosso, le due leggi simbolo dell’esecutivo Conte I sono diventate materia su cui intervenire. E lo stesso presidente del Consiglio ha messo in discussione non solo la possibilità di andare in pensione con un minor numero di anni di contributi, ma anche l’eventualità che il reddito di cittadinanza possa essere prorogato con le stesse regole finora in vigore.

Se, per il primo caso, si tratta di una normale virata politica, in quanto la Lega da un anno è all’opposizione e non può condizionare l’operato del governo su Quota 100, per il Reddito di cittadinanza la cosa assume contorni diversi: si tratta di un provvedimento fortemente voluto da Grillo & company che oggi viene messo in discussione proprio dal premier che è espressione diretta del M5s. L’esecutivo si appresta probabilmente a varare una riforma, più che una abrogazione, di entrambe le leggi ma, a leggere i risultati dell’analisi demoscopica condotta da Noto Sondaggi, le opinioni degli italiani sono contrastanti: negative sul Reddito di cittadinanza e positive su Quota 100.

A onor del vero bisogna anche dire che già al momento dell’approvazione del Reddito di cittadinanza la maggioranza della popolazione era contraria al provvedimento, così come era favorevole a Quota 100, pertanto il risultato dei pareri registrati in questa settimana non devono stupire più di tanto: di fatto, è una conferma di quella che già era stata la percezione della popolazione due anni fa.

Per quanto riguarda il Reddito di cittadinanza, ben il 40% dei cittadini vorrebbe l’abrogazione, a cui si aggiunge un ulteriore 44% che concorda nell’idea di riformularlo, introducendo maggiori limiti di accesso. Appena il 7%, invece, vorrebbe non toccare questa legge. È interessante n otare come gli stessi elettori del M5s nel 64% dei casi propendano per fare un ’tagliando’ alla misura, con l’introduzione di norme più severe; mentre, per 1 interpellato su 4, le norme che regolano il reddito di cittadinanza non devono essere messe in discussione. Forse proprio per il fatto che anche nell’universo grillino è passato il concetto di una ’rivisitazione’ del provvedimento, il premier Conte è uscito allo scoperto, annunciando che qualcosa in merito cambierà.

I cittadini invece esprimono giudizi diversi riguardo alle attese su quota 100. Per questa misura, le opinioni sono meno negative. Quasi la metà, il 45%, afferma che questo anticipo pensionistico non si dovrebbe toccare; per un ulteriore 20% invece si dovrebbero prevedere limiti di accesso più severi, mentre un altro 20% del campione ne chiede l’abrogazione. È da notare che gli elettori del centrodestra sono in maggioranza d’accordo nel non fare correzioni al provvedimento, quindi implicitamente si richiede la proroga, visto che la legge è a termine e scadrebbe comunque a fine 2021. Anche tra i votanti del M5S prevale il 38% di chi è per la continuazione contro il 25% che vorrebbe abrogarla. Gli elettori del Pd, invece, si dividono tra i pro (37%) e i contro (41%). Adesso tocca al governo ma, dalle prime avvisaglie, le due leggi avranno due diversi destini.

*Direttore Noto Sondaggi