Luigi Di Maio, selfie al Quirinale (Dire)
Luigi Di Maio, selfie al Quirinale (Dire)

Roma, 8 marzo 2018 - La vera proposta vincente del Movimento 5 Stelle è il  Reddito di cittadinanza. Così si legge nel programma del M5S: 

REDDITO DI CITTADINANZA: RIMETTIAMO L’ITALIA AL LAVORO 
• Oltre 2 miliardi di euro per la riforma dei centri per l’Impiego: facciamo incontrare davvero domanda e offerta di lavoro e garantiamo formazione continua a chi perde l’occupazione. Con la flex security le imprese sono più competitive e le persone escono dalla condizione di povertà.
PENSIONE DI CITTADINANZA: MAI PIU’ SOTTO I 780 EURO 
• Pensione minima di 780 euro netti al mese a tutti i pensionati
• 1.170 euro netti al mese per una coppia di pensionati

Ma, al di là della semplice enunciazione, che cos'è e come funziona il reddito di cittadinanza?

Si tratta dell'aiuto economico che il M5S vorrebbe destinare a 9 milioni di italiani senza reddito o con redditi al di sotto della soglia di povertà. Secondo l'Istat, chi si percepisce meno di 780 euro al mese. Ovviamente bisogna calcolare questo reddito in base a come è composto il nucleo famigliare. Nella proposta dei 5 Stelle si prevederebbe un'erogazione economica pari a 780 euro al mese per chi è senza reddito o un'integrazione per arrivare a quella cifra per chi ha redditi troppo bassi. Integrazione che vale anche per i lavoratori full-time sottopagati o per quelli che fanno un part-time e non raggiungono tale cifra. 
Ma attenzione: il reddito di cittadinaza non funziona come in Alaska per cui, basta essere cittadini di quello Stato, per ottenere un reddito a prescindere da condizioni di reddito, età, occupazione. Tradotto: non è una misura universale, ma condizionata (al di là del nome). Nell'idea dei pentastellati, servono alcuni requisiti per riuscire ad ottenere tale reddito: essere maggiorenni;  essere disoccupati o inoccupati; avere un reddito da lavoro, come detto,  inferiore a 780 euro (la famosa soglia di povertà) o percepire un assegno pensionistico più basso di tale soglia. 

Secondo i detrattori, si tratterebbe di una misura di assistenzialismo, ma i 5 Stelle ci hanno tenuto a precisare che "Il reddito di cittadinanza non darà un assegno a chi vuol stare seduto sul divano". Nella pratica, ha spiegato Luigi Di Maio in più occasioni durante la campagna elettorale, chi otterrà i 780 euro sarà obbligato a seguire un periodo di formazione e dare otto ore di lavoro gratuito allo Stato. Finito un anno in cui si riceve il contributo, l'importo del reddito di cittadinanza calerà perché, ha spiegato Di Maio, "la persona verrà reinserita nel mondo del lavoro".
In sintesi: non si tratta - nelle idee dei 5 Stelle - di un reddito da prendere, portare a casa, e fine. Chi lo percepisce ha delle regole. E, quindi, iscriversi al centro per l'impiego ed essere disponibile a lavorare; cercare lavoro per almeno un paio d'ore al giorno; frequentare corsi di formazione. 

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I PUNTI CRITICI. I partiti - dal Pd a Forza Italia - hanno criticato molto questa proposta, adducendo soprattutto il problema delle coperture. Secondo diverse stime, il reddito di cittadinanza costerebbe tra i 14,8 e i 28,7 miliardi, mentre in toto il programma dei 5 Stelle peserebbe per oltre 60 miliardi (stima dell'ex commissario della Spending review, Carlo Cottarelli, oggi direttore dell'Osservatorio sui conti pubblici italiani dell'Università Cattolica di Milano). Secondo Pasquale Tridico, ministro del Lavoro in pectore del M5S, la misura sarebbe, invece, sostenibile. I 14,8 miliardi di costo del reddito di cittadinanza, secondo Tridico, in un intervento sul Fatto quotidiano prima del trionfo elettorale, sarebbero coperti da un maggiore tasso di partecipazione al mercato del lavoro delle persone che, per mantenere il contributo, devono mettersi a cercare un lavoro. Morale, secondo Tridico, incentivando il tasso di partecipazione, aumenterebbe il Pil potenziale e i margini di deficit strutturale consentito. Al di là delle personali valutazione, lo scetticismo sulla fattibilità della proposta arriva da più parti. Il direttore del Fatto, Marco Travaglio, qualche giorno fa a Otto e Mezzo (La7) ha detto che "il reddito di cittadinanza e l'abolizione della Legge Fornero voluta dalla Lega sono impraticabili perché costerebbero troppo".