Roma, 7 dicembre 2020 - Ammontano a 196 miliardi le risorse che, secondo la bozza del Recovery plan visionata dall'Ansa - testo sul quale non c'è ancora il via libera del Cdm - il governo metterà per le sei macro-aree del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. Alla digitalizzazione e innovazione saranno destinati 48,7 miliardi, all'area "rivoluzione verde e transizione ecologica" andranno 74,3 miliardi, al settore Infrastrutture per una mobilità sostenibile 27,7 miliardi. Il capitolo "istruzione e ricerca" può contare su 19,2 miliardi, quello sulla Parità di genere su 17,1 miliardi, secondo la bozza. L'area sanità, infine, conterà su 9 miliardi.  Nella premessa alla bozza, il premier Conte definisce il piano "chiaro e coraggioso per uscire dalla crisi".

È di 125 pagine ed è divisa in quattro parti la bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza su cui è al lavoro il governo. Il testo traccia gli obiettivi, le riforme e gli investimenti, l'attuazione e il monitoraggio del piano e la valutazione dell'impatto economico.

La bozza del Pnrr

Bozza / Il fisco

In particolare uno degli obiettivi indicati nella bozza è una "revisione generale della tassazione" con priorità alla riduzione della tassazione fiscale dei ceti medi. Dunque "ridurre prioritariamente la pressione fiscale sui redditi medi" dopo essere intervenuti sui lavoratori con reddito fino a 40mila euro: "Ora dobbiamo intervenire a favore dei lavoratori (sia dipendenti sia autonomi) con un reddito medio, ovvero orientativamente tra 40 e 60 mila euro, perché si tratta della fascia che oggi sconta livelli di prelievo eccessivi rispetto ai redditi ottenuti".

Bollettino Covid del 7 dicembre

La polemica politica

Acque agitatissime intanto nella maggioranza in vista del consiglio dei ministri di oggi (iniziato con due ore di ritardo rispetto all'orario fissato delle 11).  Ad accendere la miccia di una polemica pericolosissima per l'esecutivo Conte bis (andche in vista del passaggio parlamentare sulla riforma del Mes previsto per il 9 dicembre) è Italia Viva

Il rischio è che dalla riunione di oggi non esca il via libera alla struttura - annunciata dal premier Giuseppe Conte - che dovrà gestire i 209 miliardi del Recovery. Dunque è successo che ieri sera in una riunione con il presidente del Consiglio, i ministri Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli con le forze di maggioranza, Italia Viva ha posto ufficialmente il veto. E Maria Elena Boschi e Ettore Rosato hanno abbandonato il tavolo chiudendo il videocollegamento.  Il senso della protesta Iv è nel merito e nel metodo. Contrari a una task force esterna per la gestione del Recovery e contrariati dal metodo del premier Conte. Non è pensabile - accusano i renziani - che il presidente del Consiglio comunichi in un'intervista alla stampa che è tutto pronto e organizzato. "Noi dovremmo solo votare? E noi votiamo contro".

I rumors raccontano che nella riunione della strappo di ieri sera, Conte abbia replicato ad Iv di non aver mai detto che nel Cdm di oggi si sarebbe votata la governance del Recovery. Quindi, a quanto viene riferito, non dovrebbe esserci una votazione. Se ci sarà, le ministre Iv voteranno contro.

Stamattina rincara la dose il capoguppo di Iv al Senato, Davide Faraone che dice: "Questa notte le ministre di Italia Viva hanno ricevuto la bozza quando era quasi l'una per un provvedimento che avrebbero dovuto votare questa mattina alle 9 in Cdm: ma vi pare possibile che la struttura della task force che dovrebbe gestire il più imponente capitolo di investimenti dal dopoguerra sia tenuta all'oscuro a noi che siamo forza di maggioranza?".