Marcello Foa e Fabrizio Salini (Ansa)
Marcello Foa e Fabrizio Salini (Ansa)

Roma, 27 luggio 2018 - Sono Marcello Foa e Fabrizio Salini i nuovi presidente e amministratore delegato della Rai indicati dal governo. Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio al termine della riunione del Consiglio dei ministri: "Con queste nomine inizia la rivoluzione culturale, ci libereremo dei raccomandati e dei parassiti". Dopo giorni di tensioni, dunque, è stata trovata l'intesa nel governo. I nomi di Foa e Salini sono stati proposti dal ministro dell'Economia Giovanni Tria.

IL GIORNALISTA - Il nuovo presidente di Viale Mazzini, Marcello Foa è nato a Milano nel 1963. Entrato a il Giornale di Montanelli nel 1989, è stato a lungo firma del quotidiano milanese. Dirige il gruppo editoriale svizzero Corriere del Ticino ed è docente di Comunicazione e giornalismo. "Sono orgoglioso ed emozionato per la nomina a presidente Rai, che è giunta inaspettata nell'arco di pochissime ore - il commento a caldo di Foa -. Ringrazio di cuore il primo ministro Giuseppe Conte, i vice premier Matteo Salvini e Luigi di Maio, il sottosegretario alla presidenza Giancarlo Giorgetti, il ministro dell'Economia Giovanni Tria per la fiducia accordatami. Mi impegno sin d'ora per riformare la Rai nel segno della meritocrazia e di un servizio pubblico davvero vicino agli interessi e ai bisogni dei cittadini italiani".

IL MANAGER - Fabrizio Salini, romano classe 1967, era uno dei nomi più papabili per il ruolo di amministratore delegato Rai. La sua nomina ha confermato le indiscrezioni: si tratta di una manager dalla lunga carriera nell'ambito televisivo. Dal 2003 al 2011 ha gestito l'area dei canali di intrattenimento di Fox Italy, per poi passare a Sky Italia. Oltre ad aver curato il lancio dei canali Giallo e Focus per Switchover Media, è stato anche direttore de La7 dal 2015 al 2017. Da inizio anno è direttore generale di Stand By me, la società di produzione televisiva fondata e guidata da Simona Ercolani.

LA MAGGIORANZA - Il governo e la maggioranza esprimono soddisfazione per le scelte di Tria. "Con Salini e Foa garantiamo il rilancio della principale industria culturale del Paese", è il commento del premier Giuseppe Conte.

Per la formalizzazione del nome di Foa occorre il via libera della Vigilanza Rai, con il sì di almeno di due terzi dei 40 componenti. Il che presuppone un accordo ampio con l'ok almeno di Forza Italia e Fratelli d'Italia all'indicazione della maggioranza giallo-verde. Oltre a quelli di Salini e Foa, l'assemblea degli azionisti Rai ufficializzerà i nomi degli altri cinque componenti del nuovo cda nominati nei giorni scorsi: si tratta dei 4 scelti dal Parlamento e di quello eletto dai dipendenti Rai. Nel primo caso Rita Borioni e Beatrice Coletti in Senato, indicati rispettivamente da Pd e M5s; Gianpaolo Rossi e Igor De Biasio alla Camera, il primo vicino a Fratelli d'Italia e il secondo in quota Lega. I dipendenti Rai hanno invece scelto, con voto elettronico il 19 luglio, Riccardo Laganà, tecnico del montaggio e fondatore della piattaforma web 'IndigneRai' e a capo dell'associazione Rai bene Comune-IndigneRai.

L'OPPOSIZIONE - Immediate le reazioni dell'opposizione alle nomine di Foa e Salini, soprattutto del Pd che chiedeva, insieme a Forza Italia, la nomina di un presidente di garanzia (il nome auspicato era Giovanni Minoli). Ironico il commento dell'ex premier Paolo Gentiloni su Foa, considerato vicino a Salvini (è amico del senatore economista anti euro Alberto Bagnai): "Un sovranista indicato per la presidenza Rai. Usciremo dall'Eurovisione?". Di tenore più piccata invece la reazione del renziano Michele Anzaldi: "Nessuna nomina di garanzia: Salvini e Di Maio vanno contro la legge e militarizzano la Rai con una spartizione senza precedenti. Il Pd voterà contro e farà battaglia dura con tutti i mezzi disponibili per difendere l'indipendenza dell'informazione. Foa è un fedelissimo di Salvini mentre Salini è stato il direttore de La7 nel momento in cui la tv di Cairo si è trasformata in un lungo talk show filo M5s contro Renzi e il Pd. Vogliono asservire il servizio pubblico alla loro lottizzazione selvaggia". Apparentemente più cauta Forza Italia, che con Giorgio Mulè si limita a constatare "la fine della telenovela": "Giudicheremo dai fatti, come siamo abituati in Forza Italia senza pregiudizi. Con l'unico faro che sarà quello di salvaguardare la Rai e le sue straordinarie professionalità e potenzialità".

LE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA - Tra le reazioni negative spiccano anche quelle degli organi di categoria, dai sindacati all'Ordine dei giornalisti. "Dalla 'rivoluzione' al 'tutto come previsto'. Dopo la sceneggiata dei casting, tutto si conclude con l'ad previsto da settimane. La rivoluzione può attendere: per ora in scena solo il vecchio rito di spartizione partitocratica della Rai da parte del governo". Lo dicono in una nota congiunta la Fnsi, l'Ordine dei giornalisti e l'Usigrai a proposito delle indicazioni di nomina di Salini e Foa. Dura anche la nota dell'Adrai, l'associazione dei dirigenti di Viale Mazzini, che comunque augura buon lavoro ai nuovi presidente e ad: "Prendiamo atto delle dichiarazioni di Di Maio sui 'raccomandati' e 'parassiti', ma respingiamo tali affermazioni riferite a tutto il personale dipendente della società che con professionalità e dedizione cura ogni giorno gli interessi del servizio pubblico".