Roma, 23 luglio 2019 - Raffaele Cantone lascia l'Autorità Anticorruzione con meno di un anno di anticipo rispetto alla scadenza. Dopo oltre cinque anni alla presidenza dell'Anac, lo annuncia lui stesso in una lettera sul sito dell'Autorità. "Sento che un ciclo si è definitivamente concluso - si legge nel testo -  anche per il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell'Anac e del suo ruolo". Cantone ha fatto richiesta per rientrare in magistratura, "che ho sempre considerato la mia casa". 

"L'Anac, patrimonio del Paese"
"L'Autorità nazionale anticorruzione, istituita sull'onda di scandali ed emergenze, rappresenta oggi un patrimonio del Paese. Sono circostanze che dovrebbero rappresentare motivo di orgoglio per l'Italia, invece sono spesso poco riconosciute come meriterebbero", sottolinea Cantone nella lettera di addio. "Lascio la presidenza dell'Anac - scrive anciora - con la consapevolezza che dal 2014 il nostro Paese ha compiuto grandi passi avanti nel campo della prevenzione della corruzione, tanto da essere divenuta un modello di riferimento all'estero". "Naturalmente la corruzione è tutt'altro che debellata ma sarebbe ingeneroso - rimarca Cantone - non prendere atto dei progressi, evidenziati anche dagli innumerevoli e nient'affatto scontati riconoscimenti ricevuti in questi anni dalle organizzazioni internazionali (Commissione europea, Consiglio d'Europa, Ocse, Osce, Fondo monetario) e dal significativo miglioramento nelle classifiche di settore". 

"Per le toghe è una fase critica, non sarò spettatore"
Il futuro di Cantone è tornare alla toga. La magistratura vive una fase "difficile", che "mi impedisce di restare spettatore passivo", scrive. "È una decisione meditata e sofferta" ma "credo sia giusto rientrare in ruolo in un momento così difficile per la vita della magistratura". "Assistere a quanto sta accadendo, senza poter partecipare concretamente al dibattito interno - aggiunge Cantone - mi appare una insopportabile limitazione, simile a quella di un giocatore costretto ad assistere dagli spalti a un incontro decisivo: la mia indole mi impedisce di restare uno spettatore passivo, ancorché partecipe".

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LA MINISTRA BONGIORNO - "L'Anac ha evidenziato che il tema della prevenzione è importante quanto quello della repressione. Ma, detto questo, alcune linee guida e regolamenti dell'Anac non riuscivano a coniugare l'esigenza della trasparenza con quelle dell'efficienza e della rapidità: io l'avevo segnalato a Cantone che si doveva lavorare per snellire. Se per prevenire tutto blocchiamo tutto, non si fa niente", ha detto la ministra della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, commentando la decisione di Raffaele Cantone di lasciare l'Autorità. "Ho un ottimo rapporto - ha assicurato Bongiorno - con Raffaele Cantone, che mi aveva anticipato la decisione di lasciare, non è una sorpresa. L'Anac ha fatto cose molto importanti anche dal punto di vista culturale, ma occorre tenere conto anche dei tempi e della necessità di accelerare".

Renzi: "Italiani onesti in lutto"

"Raffaele Cantone è stato un po' il fiore all'occhiello della scelta di investire sull'Anac. Mi dispiace che oggi sia un po' cambiato il clima perché le dimissioni di Cantone sono le dimissioni di un magistrato che purtroppo dice: 'peccato perché non è più come prima'. A me questo dispiace e penso che dispiaccia anche agli italiani onesti. Forse oggi qualche disonesto è contento, ma oggi gli onesti sono profondamente in lutto per le dimissioni di Cantone. Secondo me è una sconfitta anche per il governo. Sono contento che Giulia Bongiorno abbia un buon rapporto con Cantone, ma Cantone che se ne va è una pessima notizia per quelli che gridavano: onestà, onestà". Così Matteo Renzi, senatore del Pd ai microfoni di Rai Radio1 all'interno di In viva voce

CHI E' RAFFAELE CANTONE - Nato a Napoli il 24 novembre 1963, Raffaele Cantone ha assunto la guida dell'Anac poco più di cinque anni fa: il 27 marzo 2014 l'allora premier Matteo Renzi lo propose come presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, nomina confermata dal Parlamento. Il suo mandato sarebbe scaduto a marzo 2020.

Entrato in magistratura nel 1991, è stato sostituto procuratore presso il tribunale di Napoli, dove si è occupato principalmente di criminalità economica, fino al 1999. E' poi entrato nella Direzione distrettuale antimafia di Napoli, di cui ha fatto parte fino al 2007. Si è occupato delle indagini sul clan camorristico dei Casalesi che hanno portato alla condanna all'ergastolo di boss quali Francesco Schiavone, detto Sandokan, Francesco Bidognetti, detto Cicciotto 'e Mezzanott, Walter Schiavone, detto Walterino.

Alla presidenza dell'Anac ha dato forte impulso all'attività per prevenire l'infiltrazione della corruzione negli appalti pubblici e agli interventi sulle operazioni sospette o a rischio. Il Mose, l'Expo, la ricostruzione post terremoto nel centro Italia, la riforma del Codice degli appalti sono solo alcuni degli ambiti su cui l'Anac è intervenuta in questi anni.