Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti (Ansa)
Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti (Ansa)

Roma, 4 settembre 2019 - Sono 26 i punti del programma di governo giallo-rosso di Giuseppe Conte. Si va dalla sterilizzazione degli aumenti dell'Iva alla svolta verde, da quota 100 che cambia al via libera al salario minimo. La bozza del programma che il governo Conte bis si impegna a realizzare fino a fine legislatura è stata pubblicata ieri sul "Blog delle Stelle" in occasione della votazione online sulla piattaforma Rousseau, anche se il Pd ha fatto sapere che il testo è solo una bozza sintetica del programma finale. Vediamo alcuni punti nel dettaglio.

Quota 100 in bilico, salgono i contributi

La sorte di Quota 100, la possibilità di lasciare il lavoro con 62 anni di età e 38 anni di contributi, dipenderà sia da variabili politiche sia da variabili economiche. Ma di sicuro il meccanismo, voluto lo scorso anno dalla Lega, non rimarrà intatto. La prima ipotesi prevede la drastica eliminazione dal prossimo anno del canale di uscita, ma, a fronte di un risparmio consistente (di oltre 6 miliardi di euro), i costi politici sarebbero elevati tra i lavoratori che hanno fatto affidamento sull’opportunità. Da qui la ricerca di soluzioni meno hard, ma ugualmente rilevanti. Da un lato l’idea di limitare l’operatività del congegno solo al 2020, cancellando il 2021. In secondo luogo, si ipotizza la riduzione delle cosiddette finestre di uscita, il che avrebbe l’effetto di allungare i requisiti richiesti. E, proprio rispetto a questi ultimi, l’altra ipotesi in gioco prevede il passaggio da Quota 100 a quota 101 0 102, con l’incremento dei contributi da 38 a 39 anni. Ma l’ex ministro Pd Cesare Damiano prospetta, invece, un aumento dell’età di accesso da 62 a 63 anni. In tutti i casi, nelle ipotesi sul tavolo si contempla la possibilità di rafforzare e prorogare la cosiddetta Ape social (uscita anticipata con tre anni di anticipo per determinate categorie di lavoratori che svolgono attività faticose) introdotta dai governi Renzi e Gentiloni e confermata solo fino alla fine di quest’anno.

Compromesso sul salario minimo

Il programma comune indica l’obiettivo nell’"individuare una retribuzione giusta ("salario minimo"), garantendo le tutele massime a beneficio dei lavoratori"; ma anche nell’"individuare il giusto compenso anche per i lavoratori non dipendenti, al fine di evitare forme di abuso e di sfruttamento in particolare a danno dei giovani professionisti". Il salario minimo, dunque, trova esplicito riferimento nel programma del governo giallo-rosso. Al Senato, del resto, è già in discussione un pacchetto grillino che contempla l’introduzione del salario minimo di 9 euro lordi l’ora. I grillini, però, per compensare l’aggravio di costo per le piccole imprese e non solo (si stima una botta da un minimo di 6 miliardi a un massimo di 15) ha ipotizzato anche il contestuale varo di parziali sgravi contributivi. Certo è, invece, che per tutte le parti sociali la misura non deve scardinare la contrattazione collettiva. E, dunque, non a caso il Pd di Nicola Zingaretti, pur condividendo la filosofia del salario minimo orario, punta a renderlo praticabile proprio attraverso la contrattazione collettiva e la sua estensione obbligatoria ai settori nei quali non è praticata. Anche con la sterilizzazione dei cosiddetti contratti collettivi-pirata.

Taglio del cuneo solo per i lavoratori

Il programma comune Pd-5 Stelle prevede esplicitamente che "occorre ridurre le tasse sul lavoro, a vantaggio dei lavoratori". Il taglio del cuneo fiscale e contributivo, dunque, è un’opzione definita. Ma non sono specificate le soluzioni per attuarla. Tre le ricette sul tavolo: rimodulazione e estensione degli 80 euro, con effetti anche sugli incapienti, un intervento su misura per i giovani e una sforbiciata ai contributi anche per agevolare il decollo del salario minimo. Nello specifico, la soluzione più gettonata ipotizza un intervento da 15 miliardi in 3 anni. I grillini avrebbero voluto che del taglio beneficiassero in parte anche le imprese, bilanciando così i costi dell'eventuale introduzione del salario minimo. Ma dal fronte Pd si è chiesto e ottenuto che il beneficio vada solo a favore dei lavoratori: il che trova d’accordo anche i vertici di Confindustria. Da qui il piano che, facendo leva sulle detrazioni fiscali e assorbendo anche il bonus di 80 euro, mira a introdurre un vantaggio fiscale da circa 1.500 euro netti l’anno per una famiglia con redditi medi. Con benefici sia per gli incapienti sotto gli 8000 euro (per quali verrebbe previsto un credito d'imposta), sia per i lavoratori tra i 26.600 e i 35mila euro.