La Consulta ha rigettato la richiesta di referendum della Lega (Ansa)
La Consulta ha rigettato la richiesta di referendum della Lega (Ansa)

Roma, 18 gennaio 2020 - Professor Parisi, le nostre condoglianze.
"Il termine è giusto. Non è un bel momento".

Per chi ha costruito la propria esperienza politica sul maggioritario, il ritorno del proporzionale è un mezzo funerale. Si va indietro di vent’anni...
"Diciamo pure 30. Era esattamente di questi giorni che nel 1990 fu depositato in Cassazione il primo quesito per il passaggio al maggioritario. Se non fosse per la tenuta, tenuta per ora, del principio maggioritario a livello locale e regionale, trent’anni sprecati. Torniamo alla casella iniziale".

Ora come trent’anni fa.
"Forse peggio. Perché come ha scritto D’Alimonte, “senza i partiti di allora, gli elettori di allora e la classe politica di allora”. E per di più con i parlamentari nominati dai sedicenti partiti".

La Corte avrebbe potuto decidere diversamente?
"Non lo so. E comunque sono abituato a rispettare la sua pronuncia. La rispettai anche otto anni fa, mordendomi la lingua a sangue, quando dichiarò inammissibile il quesito finalizzato alla reintroduzione del Mattarellum, dopo che disperati avevamo raccolto in agosto 1 milione e mezzo di firme nonostante la decisa avversione di Bersani. A leggere anche soltanto quell’ “eccessivamente manipolativo”, la sintetica motivazione del rigetto, mi interrogo tuttavia sulla soglia sotto la quale la “manipolazione” non è eccessiva".

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Si sente più tradito o deluso dall’attuale classe politica?
"Solo un illuso può essere deluso. La verità è che tra i politici sono troppi quelli che pensano solo al proprio risultato nelle prossime elezioni. Spesso soltanto alla propria personale rielezione. E alle riforme fino a quando convengono. Maggioritaristi quando intravedono la vittoria, proporzionalisti quando sono sconfitti. Il problema è l’indifferenza verso l’interesse generale".

Di chi è più la colpa? Sinistra, destra, grillini?
"Tutti e tutti assieme. Basta considerare la convergenza corale attorno al ritorno al proporzionale. Con dissensi solo sulla soglia d’accesso. Vedrà che quando avranno trovato il modo di accontentare ognuno dei partecipanti al tavolo attuale, da corale il consenso diventerà unanime".

Ma la soglia del cinque non è una garanzia che eviterà la frammentazione?
"Nonostante la cosiddetta durissima soglia del 5% vedrà che con eccezioni e ritocchi anche il proporzionale “alla tedesca” si tradurrà in uno “all’italiana”.

Vent’anni fa con il referendum i cittadini dettero una spallata al sistema. Adesso lo strumento referendario pare depotenziato. Che possibilità hanno i cittadini di riappropriarsi del loro destino?
"O una frammentazione crescente alimentata dal proporzionale che metta le premesse per l’apertura di un nuovo processo costituente. O il compimento del disegno grillino già aperto dal taglio dei parlamentari con l’approvazione dei referendum propositivi".

La gente appare rassegnata.
"Da strumento per “sortire dai problemi insieme”, come avrebbe detto Don Milani, la politica sta diventando sempre più strumento di protesta collettiva o di affermazione individuale. Come evitare che finisca per prevalere la rassegnazione?".