Profughi afghani si ammassano ai confini (Ansa)
Profughi afghani si ammassano ai confini (Ansa)

Era inevitabile, e infatti è accaduto. La crisi afghana con rischio di ondata migratoria atterra nella sonnacchiosa politica agostana e i partiti non si lasciano sfuggire l’occasione per alzare i vessilli su un tema che, specie per alcuni, è estremamente identitario. Salvini sulla narrazione dei porti chiusi costruì nel 2019 l’ascesa al 34 per cento delle europee, il Pd di Letta con lo  ius soli ha riscoperto una nuova giovinezza. Per tutti insomma un boccone ghiotto da spendere in campagna elettorale e riaffermare quelle specificità culturali e ideologiche che la comune coabitazione draghiana ha appannato. Non appena si è sparsa la notizia delle lunghe code di afghani in coda alle frontiere per scappare all’estero, è stato un profluvio di dichiarazioni.

Molti comuni si sono fatti avanti singolarmente (Bologna, Roma, altri in Toscana e nell’Emilia rossa), ha preso posizione pro-rifugiati l’Anci (presidente Antonio Decaro, Pd, e delegato all’immigrazione Matteo Biffoni, Pd), il Partito democratico ha convocato la segreteria per varare una "mobilitazione nazionale per il popolo afghano", analoga apertura è arrivata dagli eurodeputati Pd e dai sindacati. Contrario a un’accoglienza indiscriminata si è detto ovviamente Matteo Salvini. "Finché si parla di qualche decina va bene, ma non migliaia".

E’ probabile che lo scontro sia destinato ad alzarsi di tono, e molto dipenderà dalla consistenza che assumerà un eventuale arrivo di profughi. Se però si dovesse verificare in effetti quello che molti temono, ossia un esodo importante tipo il post-Siria del 2015 o il post-primavere arabe di dieci anni fa, per tutti si tratterà di una sfida ad alto rischio, su una materia elettoralmente delicata. L’immigrazione è argomento ad alto tasso di emotività, in un senso o nell’altro, proprio quello che prima di un voto è in grado di influenzare in breve tempo il vero flottante elettorale, gli indecisi.

I precedenti, in Italia e all’estero, dovrebbero preoccupare forse più la sinistra: sarà brutto dirlo, ma negli ultimi dieci anni in Europa il tema accoglienza si è sempre rivelato scomodo e chi si è mostrato più aperturista ha più spesso pagato alle urne. Specie nel breve periodo, in concomitanza con crisi umanitarie. E’ accaduto in Germania nel 2015, in Svezia, in Danimarca, in Austria e in Francia, dove la stessa Le Pen non ha vinto ma è salita molto, per non parlare del successo dei movimenti sovranisti nei paesi dell’est. Senza contare che la crisi afghana finisce nel bilancio politico (negativo) del democratico Biden. Ma la sinistra pare non darsene ragione. Se si rivelerà un encomiabile moto dell'animo in linea con la propria vocazione solidaristica o la classica vocazione al tafazzismo lo scopriremo presto.