Annamaria Furlan
Annamaria Furlan

Roma, 1 maggio 2020 - "Un grande patto sociale per la ripartenza del Paese. Un patto che significhi innanzitutto sbloccare i 130 miliardi fermi per i cantieri, per far partire una grande modernizzazione dell’Italia nelle infrastrutture materiali e immateriali, nella ricerca, nella formazione, nel digitale, nella tutela dell’ambiente". È la proposta che la Cisl di Annamaria Furlan mette sul tavolo proprio nel giorno del Primo Maggio con la prospettiva rivolta a quella che potremmo definire la fase tre. Una fase da avviare, però, fin da ora con la ripartenza in sicurezza in fabbriche e uffici.

Un Primo maggio nel pieno dell’emergenza Coronavirus: come lo vivete? 

"’Il lavoro in sicurezza per costruire il futuro’ è lo slogan che Cgil, Cisl, Uil hanno scelto: un messaggio d’impegno sociale, solidarietà e, soprattutto, speranza. Oggi non ci saranno cortei, manifestazioni né comizi, come è già accaduto il 25 Aprile. Anche la grande Piazza di San Giovanni sarà silenziosa e senza giovani. Ma non mancheranno le testimonianze, gli esempi di tenacia, lo sforzo di unità che sta facendo il nostro Paese, costellate purtroppo da lutti e dolore per migliaia di famiglie". 

A chi sta pensando? 

"Al lavoro di tanti medici, infermieri, del personale della protezione civile, dei corpi della sicurezza, insieme a tutti gli altri settori che hanno assicurato servizi e prodotti essenziali in queste settimane: mai ci stancheremo di ringraziare queste persone". 

Il 30 aprile di 70 anni fa nasceva anche la Cisl: eravamo un Paese in piena ricostruzione. 

"Settanta anni fa, fin dalla sua nascita, il 30 aprile del 1950, proprio alla vigilia del Primo Maggio, la Cisl seppe indicare a un Paese uscito dal conflitto mondiale la strada delle riforme economiche e sociali, ponendo al primo posto la dignità del lavoro, i diritti della persona, l’unità solidale tra Nord e Sud. Oggi come allora, dobbiamo ripartire dagli stessi valori, per tornare a guardare al futuro con fiducia e coraggio". 

Il presente, però, è fatto da milioni di attività ferme e lavoratori in cassa integrazione. 

"La battaglia contro il Coronavirus non è finita. Per questo non dobbiamo abbassare la guardia, applicando tutte le regole del Protocollo nazionale sulla sicurezza. Ma questa fase deve diventare anche un’opportunità per cambiare in meglio".

Qual è la strada maestra?

"Per affrontare la recessione, abbiamo bisogno di un grande ’patto sociale’, collaborazione virtuosa tra governo e parti sociali per concordare gli investimenti pubblici, favorire la creazione di nuovi posti di lavoro, garantire ammortizzatori a tutti i lavoratori, offrire liquidità immediata alle imprese. Significa, a esempio, sbloccare subito i 130 miliardi fermi per i cantieri". 

Cambierà l’organizzazione del lavoro e della vita? 

"Come sindacato stiamo siglando accordi innovativi con le aziende per produrre in ambienti più salubri, cambiare il modello organizzativo, ridurre gli orari, utilizzare le nuove tecnologie per salvaguardare la salute delle persone, senza danneggiare la qualità e la produttività. Occorre ripensare il nostro modello capitalistico, perché avremo bisogno di più partecipazione dei lavoratori nelle scelte produttive delle aziende. Oggi è il momento della della solidarietà, non degli egoismi nazionali, come ha sollecitato il nostro presidente della Repubblica".