Primarie Pd, il confronto a Sky TG24
Primarie Pd, il confronto a Sky TG24

Roma, 28 febbraio 2019 - Primarie Pd, inizia alle 13 in punto il confronto tv  - l'unico - su SkyTg24 fra i tre candidati alla segreteria dem Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Roberto Giachetti, a pochi giorni dalla consultazione popolare aperta di domenica, dove incombe l'incubo di un flop ai gazebo anche se tutti e tre gli aspiranti segretari dem ostentano grande ottimismo e dichiarano di puntare a un milione di votanti

Di certo è una sfida a tre pochissimo scoppiettante, con i candidati che stanno ben attenti a non pestarsi i piedi a vicenda. Insomma, manca la verve dei confronti-scontri tra avversari politici. S'allunga però, in molte risposte, l'"ombra" forse un po' ingombrante dell'ex segretario Matteo Renzi, scelto da Giachetti come compagno di Erasmus per tre mesi (gli altri due preferiscono Calenda). Martina implora gli elettori: "Dateci una mano, basta a discutere di renziani e antirenziani...".

Dietro l'angolo - oltre alla scelta del segretario dopo un anno di 'apnea' del partito - c'è ovviamente il voto delle elezioni europee del 26 maggio. Appuntamento che dà il destro a Zingaretti per proclamare: il Pd deve pensare a "vincere alle europee. Se vanno bene le primarie si apre una nuova battaglia politica".

E' comunque difficile marcare le vere differenze fra i tre, che si mostrano d'accordo su vari punti toccati: ad esempio rispondono in coro, con un secco "No" all'ipotesi di introdurre una imposta patrimoniale nel caso andassero al Governo. Fanno eccezione varie punzecchiature di Giachetti a Zingaretti, con Martina che a tratti sembra voler fare da paciere. Un esempio? Sull'articolo 18 Giachetti chiede al governatore del Lazio: reinserirebbe l'articolo 18? la replica: "Non sono per cancelarlo, ma sono per una nuova riforma del lavoro".

ZINGARETTI - La linea del governatore del Lazio si riassume in una frase, detta a inizio trasmissione: "No a un'alleanza con M5s, e no alla destra e alla Lega. Sì a un centrosinistra nuovo e unito". Quanto al resto, Zingaretti assicura che, se non arrivasse al 51%, "non temo imboscate nel partito:  ci sarà un dibattito, un confronto sui contenuti". E insiste: "Non si costruisce il nuovo mettendo insieme i cocci o scambiando i leader come fossero figurine".

Sul ruolo dell'ex premier Matteo Renzi, dice: "Se io sarò segretario e Renzi vorrà impegnarsi io sarò l'uomo più felice del mondo. Di fronte a noi abbiamo Salvini, dobbiamo combattere insieme". Sul reddito di cittadinanza, Zingaretti spiega: "Era meglio il reddito d'inclusione del Pd, bisognava metterci più soldi per aumentare la platea. Io non sono per abolire ogni volta che si fa una legge, si deve investire per creare lavoro vero, quello che bisognerà fare è investire sul lavoro".

Zingaretti poi non rifugge dall'autocritica: "Noi abbiamo tirato fuori il paese dalla crisi peggiore dal Dopoguerra ma non abbiamo visto la crescita delle disuguaglianze e quanto crescono le disuguaglianze, crescono le paure e la percezione dell'insicurezza. Non siamo stati capaci di leggere questo grande tema e ora c'è un governo, la Lega in testa, che dà le risposte peggiori a queste paure. Cavalcano un tema giusto dando risposte sbagliate. Anche per questo serve un'alternativa"

L'appello finale: "Solo un anno fa gran parte dell'Italia pensava che la partita per i democratici fosse chiusa. La situazione sta cambiando, ma dobbiamo voltare pagina, che non vuol dire abiurare ma che va aperta una nuova storia - dice Zingaretti - Gli ultimi risultati ci dimostrano che quando vengono avanti candidature unitarie questo popolo di centrosinistra comincia a riunirsi e diventa una alternativa", aggiunge

GIACHETTI - Alla domanda: vi manca Renzi? Giachetti risponde: "Renzi c'è ancora grazie a Dio ed è un'arma di punta della nostra opposizione. Sono leale a quel progetto che abbiamo messo in piedi e ha fatto molto bene all'Italia. Nel nostro partito succedono cose strane: quando si perde perde uno solo e quando si vince vincono tutti".  Sugli immigrati Giachetti rivendica il lavoro dell'ex ministro dell'Interno Marco Minniti, ma sottolinea l'importanza di lavorare sull'integrazione. Per Giachetti, inoltre, "il reddito di cittadinanza è una polpetta avvelenata, va cambiato e usare i soldi per chi crea lavoro". 

Su un punto non transige: "E' bello se ci sono diversità - dice - Ma se il Pd venisse portato a un accordo con il M5S o fossero fatti rientrare i fuoriusciti degli ultimi cinque anni, allora non sentirei più il Partito Democratico come casa mia. Anzi, dico che si chiude proprio...". E sottolinea: "Ricordate l'Unione da Mastella a Bertinotti? Si vincevano le elezioni e poi c'era un governo che la mattina prendeva decisioni e il pomeriggio vedeva ministri in piazza a protestare. Io non voglio tornare a quello".

L'appello finale: "Mi rivolgo a quanti si sono allontanati dal Pd per quanto è stato fatto in questi anni alla leadership di Renzi: al di la delle chiacchiere è ora di decidere o si torna indietro o si va avanti, come stiamo facendo io e Anna Ascani, candidandoci al congresso". E aggiunge: "Noi siamo convinti di vincere per ridare fiato al progetto originario del Pd, che deve aver un'ambizione grande per sè e deve costruire una ambizione grande per il nostro Paese". 

MARTINA -  "Alle europee andremo sopra il 20%", vaticina Martina, che sul nodo immigrazione sottolinea: "Qui si gioca una partita decisiva contro questa destra. Dobbiamo dimostrare che c'è un'altra via. C'è bisogno di più Europa, non di più pistole e di diventare il Texas. Abbiamo bisogno di regolarizzare i flussi, non di criminalizzare i migranti". E il reddito di cittadinanza? Da cambiare: "rafforzerei il Rei e lavorerei per abbattere il cuneo fiscale. Poi bisogna fare il salario minimo legale, abbiamo una gigantesca questione salariale".

"Ho letto con una certa preoccupazione alcune affermazioni di Giachetti sulla possibilità che dopo il congresso esca dal Pd", dice Martina, e l'interessato replica: "Caro Maurizio, sono stato in minoranza per tanti anni e mi sono adeguato alle scelte della maggioranza. Dipende da quale sarà la linea del Pd. Sto in una comunità, non in una caserma. Se il Pd viene portato con i Cinque Stelle o si fanno rientrare quelli che sono usciti, quella non è più casa mia". 

L'appello finale: "Dobbiamo portare la sfida nel Paese contrastare la deriva di M5s e Lega che illudono senza ideali, mentre noi dobbiamo offrire ideali senza illusioni. Chiedo a tutti quelli che ci vogliono dare una mano - ha aggiunto - di votare per noi: basta dividerci, uniamoci parlando del futuro del Paese". 

COMPAGNI DI ERASMUS - Ma i tre candidati chi sceglierebbero come compagno se dovessero partire per 3 mesi per l'Erasmus? "Tutta la vita Matteo Renzi - dice Giachetti - Con Matteo abbiamo condiviso le riforme fatte nel Paese, un progetto per l'Europa. E poi Matteo è anche una persona simpatica... E ha portato la sinistra al suo più grande risultato".
Diverse le risposte dei competitor, che entrambi sceglierebbero Carlo Calenda. Zingaretti: "E' una persona con un carattere particolare ma molto curiosa. Matteo (Renzi ndr) lo conosco di più. Per curiosità mi butterei in questa avventura con Carlo". Martina: "Non potrei mai chiederlo a Matteo dopo il 3 a 3 di ieri sera - scherza alludendo alla partita Fiorentina-Atalanta in Coppa Italia - Lo chiederei a Carlo, abbiamo molto da lavorare insieme" per lanciare la lista unitaria per le europee proposta da Calenda.

BATTIBECCO SUL VENEZUELA - Giachetti attacca Zingaretti anche qui, ricordando che "solo 8 deputati si sono astenuti nel Parlamento europeo e tra loro c'è un grande sostenitore di Zingaretti, Goffredo Bettini, che non ha dato lustro alla proposta del partito democratico". "Non si possono mettere in discussione i diritti politici dei parlamentari - replica Zingaretti - Bettini voleva sostenere l'azione del commissario Ue Mogherini, no a ricostruzioni caricaturali". In nome dell'unità, invece, Zingaretti ha scelto di non rivolgere nessuna domanda a Martina, così come da regolamento, concedendo invece al suo competitor un minuto per fare un appello alla partecipazione alle primarie