Roma, 26 aprile 2017 - Matteo Renzi rischia di essere vittima del suo stesso successo. Perché è ormai scontato che vincerà le primarie, si discute solo di quale percentuale sarà il suo trionfo. Ma proprio la mancanza di suspense – unita al ponte del primo maggio – rischia di rovinare tutto: una platea troppo ridotta di votanti trasformerebbe anche una vittoria rotonda in un boomerang sul piano politico.

La notizia non sarebbe più l’incoronazione dell’ex premier, ma il fatto che un Pd ridotto all’osso gli ha ridato lo scettro. Ragion per cui è già esplosa la polemica su chi ha avuto l’infelice idea di votare il 30 aprile, quando molti italiani, approfittando del lungo weekend, saranno lontani da casa, magari al mare o comunque impegnati in una gita fuori porta. E a largo del Nazareno – lontano da orecchie indiscrete – si discute del livello minimo di partecipanti che Renzi dovrà raggiungere per potersi legittimamente proclamare vincitore.

GUARDA caso, è proprio lui che se ne esce dicendo che «si è scelto il giorno peggiore per fare le primarie, in mezzo ai ponti, e poi la polemica è sull’affluenza». Gli sfidanti replicano che non c’entrano niente, anzi la data è stata imposta da Renzi, loro avrebbero volentieri rinviato. «Pensi ti faccia onore prendere in giro la comunità dei democratici?», attacca il lettiano Marco Meloni che sostiene Orlando. «Veramente noi renziani – puntualizza Carbone – avevamo proposto il 9 aprile». La necessità di trovare un compromesso ha fatto fermare la pallina della commissione per il congresso (cui hanno partecipato le varie correnti) sul 30 aprile, «ultima data utile», ricorda Guerini.

Scottato dal precedente referendario, il leader Pd ha evitato di drammatizzare l’evento, puntando su primarie sotto tono. In linea con questa scelta che – dicono i suoi – avrebbe dato dei frutti visto che nei sondaggi il partito è risalito, si piazza il confronto ‘dimesso’ in tivù tra gli aspiranti segretari che stasera andrà in onda su Sky, con Emiliano che critica le regole. «I renziani non vogliono il televoto perché si vedrebbe che Renzi ha contro l’intero popolo italiano tranne una piccola parte di democratici che lo sostiene. E poi non vogliono che io sia sulla sedia a rotelle perché impietosirei l’elettorato».
Malgrado l’insistenza del governatore della Puglia (che rilancia pure l’alleanza con i 5 Stelle), Michele Anzaldi, responsabile della comunicazione della mozione Renzi, è netto: «Nella riunione preparatoria abbiamo bocciato tutti il televoto perché ci sono problemi di funzionamento. Emiliano ha vinto il sorteggio e sarà seduto al centro: i suoi hanno detto che gli andava bene uno sgabello per tenere il piede alzato, ma se facciamo questa gara, porto Renzi bendato. Io ho solo chiesto parità di condizioni per tutti».
 
Roba di piccolo cabotaggio, rispetto al fantasma che agita i sonni dell’ex premier: non superare la soglia del milione di votanti. Sarebbe un disastro considerando che nel 2007 – quando vinse Veltroni – parteciparono alle primarie 3 milioni e mezzo di italiani, calati a 2,8 sei anni dopo, quando lui si aggiudicò la gara. È chiaro che perdere due milioni di simpatizzanti Pd in 4 anni avrebbe il sapore amaro della sconfitta. Ufficialmente, nessuno si sbilancia e lo stesso Renzi respinge fin d’ora qualsiasi critica. «Che votino 100mila persone o un milione sono più di quante decidono sul blog di Grillo o nella villa di Arcore». E però i fedelissimi fanno qualche conto sui numeri: considerando che gli iscritti al Pd sono circa 400mila, pensano che andranno a votare 250/300mila persone. «E vuoi che ognuno di loro non si porti uno o due familiari?», ripetono. Ragion per cui un milione di partecipanti è considerato il limite sotto il quale non si dovrebbe scendere. «Ma non c’è dubbio che saranno di più». Anche perché – chiosano gli ottimisti – si può votare anche fuori sede.
Una cosa è certa, taglia corto Orlando: «Chi vince dirige il partito, gli altri fanno squadra». Sarebbe bello, aggiunge Emiliano, «se fosse costretto a farlo Renzi, come accadrebbe se restasse sotto il 50%».