Luigi Di Maio (sullo sfondo Roberto Fico) - Foto Imagoeconomica
Luigi Di Maio (sullo sfondo Roberto Fico) - Foto Imagoeconomica

Roma, 22 settembre 2017 - Solo domani, ossia durante il clou di «Italia a 5 stelle» di Rimini, si saprà quanti voti ha preso Luigi Di Maio per diventare candidato premier del Movimento 5 stelle, ma soprattutto ‘capo politico’ di un partito che i sondaggi danno ancora saldamente in testa in vista delle elezioni politiche.

E' solo che l’elezione di Di Maio nasce davvero sotto una cattiva stella. Non soltanto per le divisioni interne al Movimento che dopo la kermesse romagnola potrebbero avere conseguenze inattese, se non addirittura traumatiche. Ieri, appena gli iscritti hanno cominciato a votare, la piattaforma Rousseau si è immediatamente bloccata tra le forti proteste della base. "Troppi accessi", hanno giustificato, via blog, dalla Casaleggio Associati, tanto da decidere di prorogare la chiusura delle votazioni prima alle 23 di ieri, poi alle 12 di oggiPoi, però, sulla rete si sono affacciati gli hacker, gli stessi che in agosto denunciarono la pesante permeabilità della piattaforma ‘gioiello’ web di Davide Casaleggio. «Non so se i problemi di Rousseau che ho evidenziato ad agosto siano stati risolti – ha twittato Evariste Galois, l’hacker ‘buono’ che per primo ha ‘bucato’ Rousseau autodenunciandosi – quel che so è che ho provato a inserire un parametro che il sito non si aspettava e ho ricevuto un messaggio d’errore che non fa presagire nulla di buono». Questo segnale d’errore potrebbe essere la ‘spia’ che qualcosa sui server della Casaleggio ancora non va. E a chi su Twitter gli ha chiesto di «entrare e cambiare i voti» risponde: «Totalmente disinteressato. Che si tengano un sito ‘bucabile’ con un Game Boy».

image

Ma fossero solo le lentezze della piattaforma web il centro dei guai dei 5 stelle. Dentro il Movimento sono presenti tre diverse correnti che stanno erodendo, come un fiume carsico, la stabilità del gruppo parlamentare. Da una parte gli ortodossi, certo, dall’altra i ‘dimaiani’, capitanati dall’astro nascente Alfonso Bonafede. Nel mezzo, però, ci sono quelli come Luigi Gallo, un gruppo di eletti (al momento difficile da quantificare) che si sono sentiti traditi dalla scelta dei vertici stellati di conferire a Di Maio non solo la candidatura per la premiership, ma anche il delicato ruolo di ‘capo politico’. Quello che, insomma, potrà scegliere non solo su quali argomenti poggiare l’azione politica ma, soprattutto, che potrà decidere chi candidare al prossimo giro e chi no. È questo che i parlamentari di quella fazione contestano: Di Maio è entrato in Parlamento con loro e con loro è cresciuto, aiutato da molti anche nella sua scalata. E adesso lui, sempre lui, il ‘ragazzo di Pomigliano D’Arco’ potrebbe decidere del loro destino politico con un colpo di penna. Impossibile da digerire.

M5S, ecco i nomi: con Di Maio altri 7 candidati premier

Per molti , non solo per Roberto Fico, l’ortodosso che starebbe pensando di costruirsi una carriera politica personale staccata dal Movimento. Sommovimenti che, tuttavia, vengono negati. Ieri lo ha fatto Danilo Toninelli. «Fico arrabbiato per la candidatura di Di Maio? Falsissimo, lui parlerà, con me, sul palco della nostra festa a Rimini». E ancora: «Chi vince le primarie sarà il garante dell’attuazione del programma cioè il caposquadra di tutta la squadra di ministri che ha l’obbligo di attuare il programma di governo». Sulle correnti: «Dire una cosa simile è falso e offensivo», ha concluso Toninelli.

Ma la divisione interna è tangibile. Tanto che per evitare scissioni e scossoni in piena campagna elettorale, i vertici dei 5 stelle stanno cercando di ‘mediare’ sui poteri reali che avrà Di Maio, casomai mettendogli addosso solo la casacca di ‘capo dei parlamentari’. Ma potrebbe non essere sufficiente.