Matteo Renzi e, sullo sfondo, Giuseppe Conte (ImagoE)
Matteo Renzi e, sullo sfondo, Giuseppe Conte (ImagoE)

Roma, 12 febbraio 2020 - La guerra lampo sulla prescrizione si è trasformata in una guerra di posizione. Di quelle che potrebbero trascinarsi per mesi. Abbandonata l’ipotesi di chiudere la partita venerdì inserendo il lodo Conte bis nel Milleproroghe, sembra consolidarsi la strada del disegno di legge (governativo o parlamentare). Benché molto irritati dalle minacce di sfiducia (e di crisi) di Renzi, il premier e il Guardasigilli decidono di non forzare la mano. Di fatto, questa scelta, consegna al Parlamento la soluzione allungando molto i tempi.

E con essi, l’agonia e la guerriglia tra i giallorossi che già sta paralizzando tutto. Persino la riunione sulle riforme ieri è slittata. Ragion per cui molti nel Pd – capitanati da Orlando – premono perché l’intesa raggiunta con M5s e LeU si trasformi in un emendamento al ddl Costa (FI), che abolisce la riforma Bonafede e verrà discusso il 24. Una strada tecnicamente percorribile, politicamente molto meno. Pur convinto che Renz voglia porre fine alla sua premiership, Conte allarga le braccia: "Senza mediazione galleggiamo". Anche di questo, ieri ha discusso con il presidente della Camera Fico. E domani si parlerà di prescrizione in consiglio dei ministri, insieme alla riforma del processo penale, su cui la maggioranza è compatta.

Che poi: il bivio tra le due strade per Conte & co. assomiglia alla scelta dell’albero a cui impiccarsi. In entrambi i casi i renziani confermano l’intenzione di votare contro, e l’esito appare scontato. Per dire: ieri in commissione a Montecitorio, un emendamento di Magi (+ Europa) al mille proroghe che sospendeva la riforma della prescrizione fino al 2023, sostenuto dall’opposizione e Iv, è passato solo per due voti. Per evitare guai peggiori, l’emendamento della renziana Annibali (firmato pure dalla Lega) sul rinvio della riforma di un anno slitta ad oggi. "Hanno rischiato di andar sotto alla Camera: qualunque sia il veicolo, il lodo Conte sarà bocciato al Senato", dice il leader di Iv.

Il paradosso è che lo stop alla 'mediazione' equivale a una vittoria del ministro Bonafede e del Movimento che, infatti, rilancia sulla manifestazione di sabato a piazza Santi Apostoli. Sì, perché in vigore resta lo stop alla prescrizione che Pd, LeU e Italia Viva dichiarano di voler evitare a ogni costo. Per il momento, il Matteo fiorentino e il leader Pd si rinfacciano le responsabilità: "Zingaretti è imbarazzato, segue i giustizialisti", dice Renzi. "Per colpa sua,non interveniamo sulla Bonafede", replicano al Nazareno. Impossibile darla vinta al guardasigilli: una soluzione la dovranno trovare. Anche perché non è ipotizzabile una crisi di governo sul tema e quindi le urne. Certamente non prima del 29 marzo, ovvero del referendum costituzionale: ipotesi che il Colle considererebbe apocalittica perché verrebbe eletto un Parlamento delegittimato.Ma neppure subito dopo: le regionali alle porte spingeranno tutti a restare assieme.