Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede (Ansa)
Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede (Ansa)

Roma, 11 febbraio 2020 - La prescrizione agita il governo e sono molteplici le proposte per modificare, se non proprio abrogare, le nuove norme entrate in vigore lo scorso 1 gennaio. Al momento dalla riforma Bonafede, il punto di caduta su cui hanno raggiunto l'intesa M5S, Pd e Leu senza Italia Viva è il 'lodo Conte bis'. Cerchiamo di fare chiarezza.

Riforma Bonafede

La riforma della prescrizione è entrata in vigore lo scorso 1 gennaio. E' quindi in vigore. Le nuove norme erano contenute nel ddl anticorruzione, ribattezzato dai 5 stelle 'Spazzacorrotti'. Il provvedimento prevedeva appunto che le nuove norme sulla prescrizione entrassero in vigore non prima dell'anno successivo. Questo perché, durante la trattativa interna all'allora maggioranza gialloverde, la Lega ottenne un anno di tempo per mettere in campo una riforma complessiva del diritto processuale penale e civile, cosè da stabilire una durata massima per i processi, soprattutto penali. Riforma che, però, non ha visto la luce e, nel frattempo, l'allora governo è caduto ed è cambiata la maggioranza, ma non le critiche e contrarietà alle nuove norme che, sin dall'inizio, sono state al centro di un duro scontro con magistrati e penalisti. La riforma-bandiera dei 5 stelle prevede che la prescrizione venga sospesa dalla sentenza di primo grado o dal decreto di condanna. In sostanza, la prescrizione termina di decorrere a partire dal primo grado di giudizio, senza fare alcuna distinzione, però, tra sentenza di condanna e sentenza di assoluzione.

I critici della riforma Bonafede

La riforma Bonafede scontenta sia magistrati che avvocati, ma anche la quasi totalità delle forze politiche. Nella stessa maggioranza il fronte critico è ampio: fatta eccezione per i 5 stelle, dal Pd ai renziani di Italia viva tutti chiedono una modifica delle norme entrate in vigore. Ma se Italia viva punta alla sospensione della riforma, rinviandola di almeno un anno in attesa che si completi la riforma del processo penale per agire sulla ragionevole durata dei processi, i dem e Leu hanno aperto a modifiche meno tranchant delle attuali norme, raggiungendo l'accordo sul cosiddetto 'lodo Conte bis' e rinunciando a un periodo di congelamento della riforma stessa. Nettamente contrari a un rinvio dell'efficacia delle nuove norme sulla prescrizione i 5 stelle. Unica 'concessione' fatta agli alleati di governo è, appunto, la mediazione raggiunta sulla distinzione tra sentenza di condanna e sentenza di assoluzione. Contro la riforma Bonafede si e' scagliato anche il centrodestra, compresa la Lega, che quando era al governo con i pentastellati ha votato e approvato la riforma. Forza Italia ha presentato alla Camera una proposta di legge per abrogare le norme M5s.

Le richieste di Renzi e Italia Viva

L'ex premier sin da subito ha giudicato negativamente la riforma Bonafede. Dopo la nascita del governo Conte II i renziani di Italia viva hanno avviato la battaglia per modificare le nuove norme sulla prescrizione, giudicandole incostituzionali. Per Italia viva la riforma si traduce, nei fatti, in un "fine processo mai". Dopo aver tentato di smontare, durante le trattative interne alla maggioranza e al governo, la riforma Bonafede, e ritenendo insufficienti le proposte di mediazione avanzate dai vari partiti, i renziani hanno presentato due emendamenti al decreto Milleproroghe (il cosiddetto 'lodo Annibali') per tentare di stoppare almeno per un anno le nuove norme, in attesa di una revisione del processo penale che garantisca la ragionevole durata dei processi. Italia viva, tuttavia, è finita in minoranza e sta conducendo la sua battaglia in 'solitaria', fino a minacciare la mozione di sfiducia al Guardasigilli. Non solo. I renziani hanno unito i loro voti, alla Camera, a quelli del centrodestra - pur uscendone sconfitti - per tentare il blitz e abrogare la riforma Bonafede.

La posizione di M5S, Pd e Leu

I 5 stelle hanno difeso a spada tratta la riforma Bonafede per evitare che venisse modificata. Ma dopo un duro braccio di ferro interno a governo e maggioranza, i pentastellati hanno aperto a una modifica delle norme. Il punto di caduta è 'il lodo Conte bis'. Pd e Leu, molto critici nei confronti delle norme Bonafede, hanno tuttavia ben presto abbandonato i toni barricaderi, accettando un compromesso con i 5 stelle: modifiche si', ma senza stravolgere la riforma e, soprattutto, senza alcun rinvio della sua efficacia. 

Lodo Conte bis

E' la proposta, formulata e messa a punto dal deputato di Leu Federico Conte, che ha soppiantato il precedente 'lodo' e sul quale si è raggiunta l'intesa a palazzo Chigi tra M5s, Pd e Leu, ma senza il via libera di Italia viva. Il lodo bis fa una distinzione tra sentenza di condanna e sentenza di assoluzione. Ma aggiunge un ulteriore requisito, rispetto al lodo precedente, affinché non operi il blocco della prescrizione. In sostanza, lo stop della prescrizione vale solo per i condannati (per chi viene assolto in primo grado scatta un mini sospensione della prescrizione). Nel caso in cui chi e' stato condannato in primo grado venga poi assolto in appello, potra' recuperare i termini di prescrizione rimasti nel frattempo bloccati. Resta invece l'interruzione della prescrizione se la condanna viene confermata anche in appello.